Log in

 

Lettera di Silvano Verdolini, da interista sportivo "Champions League alla Juventus"

Come da progetto partorito nella sorsa estate la Juventus, nonchè prima società con lo stadio di proprieta', ha portato a termine l'obbiettivo prefissatosi all'inizio di stagione. Gli acquisti mirati hanno dato i suoi frutti  in questo ultimo scorcio di stagione facendo la differenza anche in europa. Un'altra annata ricca di vittorie in campionato e adesso occorre fare l'ultimo sforzo per portarve a casa il trofeo piu ambito e regalare a tutti i tifosi sportivi quella Coppa. Sembra strano detto da un interista deluso come me ma se uno ha un pizzico di intelligenza intellettuale non può essere indifferente e  non appprezzare cosa sta facendo la Juvenus che rimane un esempio di programmazione, stile, forza e capacita' aziendale. Complimenti a voi e un grande in bocca al lupo per la finale di Champions.

Silvano Verdolini

È subito "Pipita". Juventus-Fiorentina vista da Vincenzo Chianese

È subito «Pipita». Gonzalo Higuain e la Juventus iniziano da dove avevano terminato. L’argentino segnando, i bianconeri vincendo. I campioni d’Italia battono 2-1 la Fiorentina nell’anticipo serale della prima giornata di campionato e, dopo le reti di Khedira e Kalinic, è l’ex Napoli a decidere il match otto minuti e mezzo dopo il suo ingresso in campo. Debutto migliore non poteva esserci e lo «Stadium» ha già un debole per il nuovo gioiello che la società ha pagato a peso d’oro. Si comincia senza Pjanic, né Higuain nella prima Juventus della stagione. L’unico nuovo acquisto subito in campo nell’11 titolare schierato da Allegri è Dani Alves. Il brasiliano si piazza a destra nel 3-5-2 dei campioni d’Italia che ripartono dalle certezze: da Buffon in porta, dalla «BBC» in difesa e dalla coppia Dybala-Mandzukic in attacco.
A centrocampo, non al top Pjanic e out Marchisio, in regia c’è Lemina, gli interni sono Khedira e Asamoah l’esterno sinistro Alex Sandro. Paulo Sousa si affida al 3-4-2-1 con Tatarusanu tra i pali, Tomovic, Rodriguez e Astori in difesa, in mezzo la coppia Vecino-Badekj, esterni Bernardeschi e Alonso, sulla trequarti Ilicic con al suo fianco la novità Chiesa junior (il figlio dell’ex bomber Enrico), in attacco Kalinic, solo panchina per Rossi, mentre Borja Valero è costretto ad andare in tribuna per il problema alla caviglia.
Dopo il disastroso avvio della scorsa stagione, la Juve parte forte e mette subito sotto i viola. Funzionano gli inserimenti degli interni con Asamoah e Khedira che sfruttano gli spazi aperti dei laterali e la sicurezza di Lemina davanti alla difesa. La Fiorentina sbanda un po’, Tatarusanu regala a Khedira la palla dell’1-0 ma il tedesco per questa volta lo grazia, mentre pochi minuti dopo è l’arbitro a non considerare da rigore un mani in area di Astori. Spinge la Juve, Dani Alves è già padrone della fascia, con Dybala l’intesa è immediata e anche nelle coperture è più che affidabile. La partita la fanno i bianconeri, i viola soffrono ma tengono bene in difesa, anche perché dopo i 20 minuti di fuoco iniziali, la pressione dei padroni di casa diminuisce, i ritmi scendono, ma è sempre la Juve a comandare il gioco e, al 37°, Khedira trova il varco giusto inserendosi alla perfezione su un cross di Chiellini. Il colpo di testa del tedesco è imprendibile per Tatarusanu, i campioni d’Italia passano in vantaggio, ma non si accontentano.
Mentre la Fiorentina non riesce a farsi vedere dalle parti di Buffon, Dybala, già in grande forma, sfiora con un gran sinistro al volo il gol-gioiello. Anche Alex Sandro, innescato da Mandzukic, va vicino al raddoppio ma si va negli spogliatoi sull’1-0.
Anche nella ripresa partenza-sprint dei bianconeri che dopo pochi secondi si rendono pericolosi sull’asse Alex Sandro-Dybala. Un po’ più coraggiosa la Viola, con Paulo Sousa che si gioca la carta Tello al posto di Chiesa. Gara decisamente più equilibrata rispetto al primo tempo, altro cambio per gli ospiti con Sanchez che rileva Badelj, mentre al 21°, tra gli applausi dello Juventus Stadium, fa il suo ingresso in campo Higuain al posto di Manduzkic. Qualche sbavatura a sinistra dove Alex Sandro cura bene la fase offensiva ma non altrettanto bene quella difensiva e, al 25°, a sorpresa la Fiorentina pareggia: angolo di Ilicic (non in gran serata), in area Kalinic svetta su Alex Sandro e mette dentro la palla dell’1-1.
La Juve non trema, non si smonta, riprende a giocare a al 30° trova il 2-1. Con chi? Con Gonzalo Higuain che si conferma bomber spietato, ribadendo in rete con il sinistro la deviazione di Rodriguez sul tiro di Khedira. All’ex Napoli, che qualche etto lo ha già perso, bastano 8 minuti e mezzo per segnare il primo gol ufficiale in bianconero. Ed è una rete pesante, perché è quella che permette ai campioni d’Italia di iniziare con una vittoria e di rispondere alla Roma. La Fiorentina? Sempre in partita, ma quasi mai pericolosa. Da rivedere.

di Vincenzo Chianese

Lettera scritta da un tifoso interista al capitano MAURO ICARDI

Ti scrivo per spiegarti cosa vuol dire essere tifoso dell'Inter e odio leggere ogni giorno notizie su di te che salti allenamenti, partite, tua moglie che spinge per andare a Napoli,te che chiedi rinnovi o spingi per la cessione. 
Sono un ragazzo di 18 anni e sono cresciuto vedendo un signore in quel campo che onorava e sputava sangue per quella maglia e soprattutto per quella fascia da capitano,che ora appartiene a te. 
Quel signore, il nostro CAPITANO, non si sarebbe mai comportato come invece stai facendo tu, perché per lui l'Inter era tutto, più dei soldi e di qualsiasi garanzia che un'altra società avrebbe potuto garantirgli; Javier Zanetti ha sempre difeso l'Inter, ci ha fatto divertire, emozionare, ci ha reso ORGOGLIOSI di essere interisti. 
Tu, caro Mauro, non ti stai comportando da capitano, ma da uomo che pensa solo ai soldi,che non gioca le partite dicendo di avere problemi fisici quando poi sappiamo bene perché non giochi,tu caro Mauro non meriti quella fascia ne tantomeno la maglia e,con questa lettera io ti saluto dicendoti che per me puoi anche andartene; io non ti rimpiangerò perché l'Inter mi hanno insegnato ad amarla e rispettarla,cosa che tu non stai facendo. 
Ciao Mauro

(Lettera di Edoardo Teotonico, inviata per posta alla pagina facebook Milano Interista)

Editoriale di Emanuele Saccardo: in Milan sta(va)t virtus, adesso è un casino

IN MILAN STA(VA)T VIRTUS, ADESSO E’ UN CASINO

Eusebio Di Francesco, allenatore del Sassuolo, non aveva tutti i torti.
Paolo Maldini, leggenda rossonera, nemmeno.
Cristian Brocchi, guida tecnica del Diavolo – forse ancora per poco -, è d’accordo ma non si può sbilanciare e fa buon viso a cattivo gioco.
Al Milan c’è confusione. Tanta. Troppa. Da troppo tempo.
Nel consueto balletto di fine stagione, in quella specie di rave di idee su chi arriva e chi va, chi compra e vende cosa, viene da chiedersi cosa ne possa pensare Unai Emery, il mago di Siviglia, più volte accostato alla società di Via Aldo Rossi. Già, perché in queste ore il suo nome è tornato prepotentemente alla ribalta dalle parti di Milanello: una discreta fetta della stampa italiana si dice certa che Emery abbia già dato la propria disponibilità a trasferirsi al Milan.
Oddio, ci sarebbe un piccolo dettaglio da sistemare: la clausola rescissoria che il Milan dovrebbe versare nelle casse del Siviglia (1,5 milioni di euro entro il 30 giugno). Oddio, ci sarebbe anche un’altra postilla da considerare: pare che Emery si sia convinto grazie al sontuoso e cospicuo progetto cinese per il Diavoloche verrà. Qualcuno parla addirittura di 200-300 milioni già in partenza da Pechino per essere immessi sul mercato estivo del Milan.
Siamo sicuri di tutto questo?
Di una cosa sì: Silvio Berlusconi e il suo trentennale giocattolino hanno in mano un’esclusiva firmata che scadrà il 15 giugno. Firmata con chi? Presto detto: con l’advisor italo-americano Sal(vatore) Galatioto, Presidente della omonima Galatioto Partners Sport, società leader in finanza sportiva e consulenza aziendale. Costui ha nel curriculum circa 70 operazioni in veste di advisor, tra le quali spicca quella per la vendita di Golden State Warriors, prestigiosa franchigia del basket statunitense. Mica l’ultimo arrivato. Galatioto è o sarebbe il consulente che ha convinto una non meglio precisata cordata cinese a puntare l’obiettivo sul marchio Milan.
Da un lato, dunque, la comprovata serietà professionale dell’italo-americano, ma dall’altra una fitta nebbia in cui è difficile orientarsi. Chi sono veramente gli investitori cinesi? Esiste una cordata? Quali sono i piani reali per il futuro del Milan? Mister X o Mr. Bee non ne vorremmo più, grazie. Vorremmo, al contrario, nomi veri. Nomi concreti. Identità verificabili.
Stando a quanto rivelato da Berlusconi, un paio di uomini in carne e ossa esiste, come esisterebbero anche i capitali personali dei due, vicini ai 10 miliardi di dollari. Però si sa: quando Silvio dice, tutto va preso con le pinze. Basti pensare alle vane promesse di un Milan giovane, di una squadra da ricostruire in prospettiva futura (disco rotto dal 2009, riproposto ora come salvagente casomai i fantomatici investitori si dileguassero nella notte). Berlusconi, tuttavia, ha fatto intendere qual è la vera verità: della decina di investitori consultati, nessuno si è detto disposto a iniettare istantaneamente liquidità per rifondare la squadra. Ed è perfettamente nota l’ossessione presidenziale per un Milan che possa tornare competitivo, specialmente in Europa. Perciò di cosa stiamo parlando? Chiaro che su certe basi, forse il ragionamento di un Milan giovane e fatto in casa ha senso. L’unico senso percorribile. Persino da Berlusconi.
Le sole notizie che i più considerano certe, non riguardano soltanto il profilo del tecnico di cui abbiamo accennato. Pare che la Cina milanista vorrebbe una nuova governance: via il mostro a due teste Galliani-Barbara, che tanto bene ha fatto sotto il profilo del marketing, ma che dal punto di vista tecnico ha seminato terrore. Però, scusateci: non serve che arrivino emissari cinesi per suggerire quello che qualunque potenziale acquirente sano di mente pensa già. Che il Milan del doppio governo interno non abbia funzionato e non funzioni, lo sanno anche quelli che s’intendono solo di uncinetto. Così come sanno che serve un progetto, una linea chiara che vada dall’alto al basso, una comunione di intenti che ricompatti tutto l’ambiente. Si deve sapere chi comanda. Si deve recuperare la virtù.
No, decisamente Maldini non aveva torto.