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Editoriale di Lapo De Carlo, l'Inter si elimina dalla corsa Champions

Editoriale di Lapo De Carlo, l'Inter si elimina dalla corsa Champions

Un’altra partita da non fallire è stata sbagliata. Due punti irrimediabili sulla strada per un Europa che sarà figlia di un dio minore. L’Europa League è l’approdo più probabile per una formazione che denuncia un cronico problema di intensità e carisma nell’arco dei novanta minuti. Bene l’inizio e la fine ma è la parte centrale della gara a lasciare molte perplessità sulla condotta dell’Inter. Ad ogni modo, nonostante le notevoli imprecisioni in ogni zona del campo, le distanze tra reparti perse senza motivo e gli squilibri di un collettivo che ha giocato tre partite in una, il colpevole principale, quasi plateale di quella che poteva essere comunque una vittoria è Ivan Perisic. Due errori clamorosi nel finale, con l’attenuante della stanchezza e la mancanza di lucidità. Resta il fatto che quelle giocate mal eseguite condannano l’Inter ad aspettare una sorte migliore la prossima stagione, cercando di salvaguardare questa dalla corsa folle che stanno facendo tutte le prime sette in classifica.

Salutate Roma e Napoli col fazzolettino bianco resta da rincorrere la Lazio e tutelarsi da Atalanta e Milan. Sì perché i 12 gol realizzati nelle ultime partite hanno prodotto il giusto entusiasmo ma evidentemente l’Inter non ha risolto tutti i suoi problemi, nonostante l’ottimo lavoro di Pioli. Il primo tempo mostra le tante facce della stessa Inter. Contraddittoria nella dinamica della partita. A tratti quasi imperiale, sicura, una squadra da Champions League che gioca in scioltezza e consapevole dei propri mezzi. Poi improvvisamente raccolta, velleitaria e fragile. Il primo tempo dell'Inter è dunque autorevole per almeno mezz'ora, nonostante qualche sbavatura in fase di appoggio da parte di Kondogbia, che allo stesso tempo è il migliore dei suoi in fase di interdizione. Il francese riesce anche a fare una giocata più che pregevole in area granata e con la grinta produce un tiro non irresistibile che però Hart non trattiene e la palla finisce in rete. Fino a quel momento Banega era spesso salito in cattedra con verticalizzazioni illuminate a favore di Icardi. Gagliardini e D'Ambrosio avevano mantenuto una certa intraprendenza, onorando la convocazione in Nazionale.

Dopo il gol la squadra torna a palesare il consueto problema di personalità, delegando dunque al Toro il compito di reagire facendo la partita. Pochi minuti dopo arriva il gol del pareggio granata grazie ad una preoccupante disattenzione difensiva su un calcio d'angolo che permette a Baselli di colpire indisturbato, grazie ad una spizzata nella sua direzione. La partita si incattivisce ma il ritmo è molto sostenuto e il primo tempo termina lì. Il secondo tempo inizia ancora peggio perché la squadra non riesce a ritrovare gli automatismi della prima parte e subisce due iniziative pericolosissime dei giocatori di Mihajlovic. L'Inter sbanda parecchio, non funziona niente e infatti il Torino va in vantaggio e sfiora anche il gol del 3 a 1. Davvero incomprensibile l’atteggiamento della squadra che non ha scorie fisiche e/o mentali da recuperare per impegni in settimana. E’ libera mentalmente, viene da un gran momento, si porta in vantaggio e poi sparisce dal campo.

L’inerzia della gara sembra promettere il peggio, invece l'Inter fa un break e trova il gol del pareggio con Candreva. Nel frattempo si infortuna Medel, sostituito da Murillo e Pioli procede anche alla sostituzione di Banega per far posto ad Eder. Per un quarto d'ora la partita prosegue nervosamente in equilibrio, poi il finale è tutto di marca nerazzurra ,nonostante qualche timore in difesa. L'arbitro non vede un paio di falli per parte ma finalmente l'Inter si ripresenta davanti alla porta difesa da Hart. Prima Eder con un bel tiro al 36esimo che impegna il portiere, poi i due errori sanguinosi di Perisic.

In definitiva l’Inter registra un preoccupante calo nel registro dei novanta minuti, sbiadisce in un momento favorevole e proclama l’assenza di un regista, nonostante la buona prova di Gagliardini. Il Torino si è difeso con ordine e ha confermato che Belotti è un grande attaccante ma questa era una partita alla portata di una formazione che ambiva ad andare a raggiungere la terza in classifica. Ora che l’obbiettivo è sempre più lontano, quasi irraggiungibile, il compito di Pioli sarà quello di tenere l’Inter sul pezzo. Se una squadra priva di leader scopre che la zona Champions è stata tutta un'illusione si rischia un finale di stagione irritante. Fa piacere che tornino in nazionale quattro interisti, in particolare D’Ambrosio ma il lavoro della società da questa sera sarà un po’ più semplice. Dopo tutti questi risultati positivi c’era il rischio che qualcuno si illudesse che per essere competitivi ad alti livelli ci fosse bisogno di pochi ritocchi

Editoriale di Lapo De Carlo, una grande Inter

Editoriale di Lapo De Carlo, una grande Inter


Una vittoria impagabile quella dell’Inter contro l’Atalanta. Sette gol ad un’ Atalanta considerata un avversario ruvido e spesso in stato di grazia quando gioca contro l’Inter. A maggior ragione una squadra come quella di quest’anno, piena di giocatori di talento e da cui la stessa Inter ha pescato Gagliardini a gennaio. Costruita bene anche grazie alla capacità di Gasperini, l’Atalanta insomma meritava e merita rispetto. L’inizio del match ha confermato la sensazione che si trattasse di una partita spettacolare innervata anche dal desiderio di giocarsela da parte di entrambe le squadre. Il primo brivido già al secondo minuto dopo una percussione di Spinazzola, intercettata da uno splendido Kondogbia ma subito dopo anche un cross ben calibrato che Perisic non sfruttava. Dieci minuti di calcio divertente di “uno contro uno” e tanta corsa da una parte all’altra, all’inglese, quel tipo di calcio che in Italia si vede poco o mai da entrambe le parti. Poi è arrivato il primo gol nato da un calcio di punizione di Banega, dalla cui mischia sulla deviazione è apparso Icardi che ha infiliato il primo gol. Da quel momento la gara ha spostato l’asse dell’equilibrio nettamente verso la squadra di Pioli, con un Icardi che rincorreva anche i raccattapalle e dopo un rigore da lui procurato più il terzo gol, si faceva pure ammonire per eccesso di foga. Ma l’Inter ci ha abituati a follie e neppure sul 3-0 si riesce ad essere tranquilli (vedi Inter-Fiorentina), nemmeno i giocatori che a quanto pare avevano la stessa fretta di chiudere ulteriormente il match e si apprestavano a fare altri due gol con un superlativo Banega. Nel finale di primo tempo Freuler “sporcava” il risultato timbrando la presenza dell’Atalanta Nella ripresa ancora Banega e il secondo gol in campionato di Gagliardini certificavano l’avvenuta goleada. Il 7-1 definitivo permette di fare alcune considerazioni. La prima è su una valutazione individuale di alcuni giocatori: Banega ha trovato la collocazione tecnica giusta, Pioli gli ha incartato il regalo con il fiocchetto Gagliardini a coprirgli le spalle e la carta da pacco, quale troppi pensavano che fosse, Kondogbia. L’argentino è tornato a fare la differenza come ai tempi del Siviglia, perché il calcio non è solo quello che vediamo in campo, dipende da valori tattici, ambientali e temporali. L’Inter ha perso per strada tanti giocatori di classe per lo stesso motivo e oggi probabilmente ne ha capito uno e lo sta riprendendo per i capelli, ad un terzo della stagione. Il sacrificato è Joao Mario che ha la sola colpa di essere costato tanto e non avere gli stessi colpi di classe di Banega o Perisic. Naturalmente Joao Mario è molto più forte di quanto visto fino ad oggi ma con un altro tipo di stesura tattica. Kondogbia ha dovuto attendere un anno e mezzo per avere un'Inter più ordinata e sensata e dare il contributo che ci si aspettava da lui. La sua ennesima partita convincente è una grande notizia anche per la prossima stagione. Icardi ha fatto una gara fantastica, non solo per la tripletta. Dispiace che molti tifosi lo considerino solo un buon attaccante ma paga senza dubbio la pantomima di questa estate per il rinnovo di contratto, oltre alla nota vicenda del libro e il rapporto perso, pare per sempre, con la curva. Sorprendentemente ha giocato una splendida partita anche Ansaldi, il quale ha trovato sicurezza e numeri in ogni zona del campo. Una prestazione convincente anche prima che il punteggio si facesse importante. E’ solo una constatazione che, se preludesse ad una crescita come quella di D’Ambrosio, creerebbe un problema felice. Gasperini esce dunque sconfitto tanto a poco da un San Siro che non gli ha risparmiato cori che lui stesso ha provocato. Alla fine ha detto signorilmente di non aver alcun risentimento verso l’Inter. Fa piacere ed è bello che lo dica dopo una sconfitta del genere ma allora perché fare 18 interviste in sei anni in cui parla dell’Inter con un rancore tanto evidente? L’ultima in ordine di tempo è quella con la Gazzetta della scorsa settimana, in cui ha messo dentro anche Fiorello, colpevole di imitarlo come uno “che non capiva niente”. Speriamo sia l’atto conclusivo di una serie di astiose dichiarazioni. Questa vittoria dimostra che l’Inter è ad un livello più alto e che Pioli ha davvero fatto un grande lavoro, prova che la sconfitta con la Roma non è la verità nel rapporto di forza. Nello stesso modo in cui non lo è stata la partita in cui la Roma ha perso in casa col Napoli e quella del Napoli in cui ha perso con l'Atalanta ecc… Perdere con la Roma è stato dunque grave, forse irrimediabile ma non l’evidenza di una differenza di livello tra le due squadre. Nel frattempo nella polemica con la Juventus si è inserito anche il Milan dopo venerdì. Sono in attesa che Buffon faccia un'altra intervista in cui afferma di nuovo che ”non riesce a provare rispetto verso una squadra che si attacca al niente”. Ausilio ha ricordato che l’Inter non ha mai parlato della Juventus ma sembra che la cosa non interessi nessuno. Il rispetto l’Inter lo otterrà solo sul campo. Amala

Editoriale di Lapo De Carlo, Cagliari travolto, ma la verità è con l'Atalanta

Editoriale di Lapo De Carlo, Cagliari travolto, ma la verità è con l'Atalanta

Tante novità piacevoli nella vittoria netta dell’Inter a Cagliari: il primo gol di Gagliardini, un rigore anche per i nerazzurri e susseguente ritorno al gol in trasferta di Icardi, una rete su punizione (che l’Inter non sfrutta mai), autore l’ottimo Banega e una doppietta di Perisic il quale in trasferta trova più spazi. La partita ha detto alcune cose e ne ha puntualizzate altre. La squadra di Pioli è un diesel e non entra quasi mai in partita dal primo minuto, i giocatori vanno ad un ritmo che pare compassato ma hanno nei piedi la capacità di trovare verticalizzazioni che soppiantano le combinazioni difensive degli avversari. È accaduto anche questa volta in occasione del gol di Perisic, ottenuto grazie a Banega, il quale, oltre a trovare il raddoppio su calcio da fermo, ha dimostrato che non sarà mai un recuperatore di palloni ma se la squadra si muove intorno e gli toglie l’imbarazzo del sacrificio tattico, lui diventa un meraviglioso anarchico. Avere Banega è come disporre di un trequartista in ogni zona del campo, capace di inventare un gioco sovversivo in mezzo all’ordine e dunque la banalità del passaggio facile in orizzontale. Il fatto che non abbia trovato, fino a poche settimane fa, un'occupazione stabile tra i titolari e un rendimento che lo rendesse più luminoso degli altri, dipende senz’altro dal difficile ambientamento ma anche ad un ruolo, il suo, che storicamente non riesce ad essere colto da decine di allenatori. All’Inter è successo molte volte e gli interisti ancora oggi guardano con sufficienza a Recoba, Coutinho, Kovacic mentre hanno dovuto arrendersi all’evidenza almeno con Seedorf e Pirlo. Oggi Banega è un giocatore indispensabile come lo era al Siviglia, lo è nella Nazionale argentina e lo deve essere nell’Inter di oggi, ma senza un gioco cucito su misura, anche per lui sarà difficile mantenere una continuità di rendimento. Troppo “facile” far complimenti alla squadra in una giornata in cui è girato tutto bene, al contrario di situazioni in cui è andata al contrario, come la scorsa settimana. Giusto ricordare la prova a due facce di Kondogbia partito davvero male per poi rifarsi nel corso della partita ma soprattutto la continua crescita di D’Ambrosio che ha però commesso un errore grave nella marcatura su Borriello, non creando alcun problema all’attaccante del Cagliari, in occasione del gol. Resta il fatto che l’esterno sta dimostrando di avere ancora margini di crescita nonostante i suoi 29 anni. Dimostrazione che l’intelligenza va oltre i mezzi tecnici e ti spinge a crescere. A distanza di sette giorni è possibile rileggere la sconfitta interna con la Roma anche con un'altra interpretazione. Per una settimana si è disinvoltamente detto che Pioli è bravo ma ha dimostrato i suoi limiti facendosi asfaltare tatticamente da Spalletti. Si è anche detto e scritto che l’Inter era inferiore alla Roma. Vero, Pioli ha sbagliato e l’Inter è parsa dare ragione agli scettici che, come me, sostengono che la squadra debba ancora fare un salto di qualità mentale e l’organico sia forte ma non fortissimo. Tuttavia è indispensabile ricordare che la Roma ha perso con il Napoli non riuscendo ad organizzare una partita con un avversario che tatticamente ha stravinto la sfida. Non si è parlato di Spalletti ridimensionato perché il tecnico toscano ha già mostrato il suo valore in panchina. Al contrario tutti i salamelecchi che vengono spesi per Pioli quando vince si trasformano in perplessità senza ritorno se perde. La partita persa una settimana fa è improvvisamente diventata la verità delle cose, a dimostrazione che quell’ipocrita stupore, quell’incapacità di capire come il tecnico non avesse ancora convinto, proveniva dagli stessi che lo hanno ridimensionato. Pioli mi piace umanamente e come professionista, ma qui si tratta solo di capire se e quanto l’allenatore può andare oltre i suoi stessi limiti ed essere all’altezza di una squadra e una società che tra tre mesi inizierà una campagna acquisti poderosa. Non c’è nulla di male nell’aspirare ad avere qui Conte o Simeone e nel contempo avere qualche dubbio su Pioli. Lui e l’Inter si stanno conoscendo ed è inevitabile cercare risposte in ogni partita. È possibile che tra una settimana, se non dovesse esser battuta e superata l’Atalanta, il tecnico venga di nuovo riportato in un contesto di mediocrità. Lo sa lui e lo sapete voi ma io rinuncerei a Pioli solo se dovesse arrivare un fuoriclasse in panchina. Se l’Inter l’anno prossimo vorrà lottare per lo scudetto dovrà essere realista e sapere che Juve, Roma e Napoli hanno progetti che vanno avanti da molto più tempo. Oggi godiamoci il 5-1 in trasferta sapendo che con l’Atalanta la prossima settimana sarà bene avere due o tre piani partita. Gasperini è avvelenato con l’Inter all’inverosimile e se le cose dovessero complicarsi vorrei vedere una squadra tosta che reagisce con risolutezza, senza panico. Amala.

Editoriale di Lapo De Carlo, l'Inter sbaglia la partita sbagliata

Editoriale di Lapo De Carlo, l'Inter sbaglia la partita sbagliata


Non è matematico, non è ancora deciso niente e nella vita tutto può accadere ma aver perso in casa una partita tanto importante ha l’aria dell’ennesima stagione buttata al vento. Non era una partita impossibile nonostante la Roma sia decisamente più matura di quanto non le sia mai accaduto in questa e in altre stagioni, ma questa partita ha dimostrato che l’Inter non è ancora tornata ad essere la grande squadra che molti sostenevano fosse.

Il mantra della settimana è stato il ruolino impressionante di nove partite vinte su dieci, una marcia che non intendo svalutare con l’obiezione che si trattasse di avversari battibili. Niente affatto. Il vero problema è che, oltre all’Inter, anche le altre sette prime squadre del campionato andavano e vanno ad una media impressionante, tanto più che, con questa sconfitta oggi quella nerazzurra si trova assurdamente al sesto posto con l’Europa League tutt’altro che scontata.

L’Inter parte con una formazione che prevede D’Ambrosio, Medel e Murillo in una difesa a tre per arginare le incursioni della Roma. A centrocampo la vera sorpresa con Pioli che sposa una mediana di qualità con Gagliardini, Kondogbia, Brozovic e Joao Mario a formare un centrocampo apparentemente robusto, con l’ampiezza destinata ad essere interpretata da Candreva e Perisic in assistenza ad Icardi La scelta della formazione di Pioli viene giudicata con una certa sorpresa da Piero Ausilio che non lo nasconde ma chiude con un diplomatico “siamo con lui”. Tuttavia è proprio tatticamente che l’Inter perde il controllo del primo tempo, con un episodio, come quello di Perisic che interpreta male il regolamento, che si unisce maledettamente allo spaesamento di una squadra mal collegata. Allo stesso tempo Brozovic non viene cercato e non entra mai in partita, Icardi sbaglia un gol semplice in apertura, Gagliardini e Kondogbia lottano e sono tra i più convincenti, Joao Mario sbaglia i movimenti ma poi cresce.

Il problema è che mentre la squadra cerca di entrare in partita, la Roma è più squadra e dal primo minuto e pressa alto su ogni portatore di palla interrompendo le linee di passaggio, poi arriva il gran gol di Nainggolan e l’equilibrio si interrompe. La partita diventa nervosa pur restando interessante ma i giallorossi hanno altre due occasioni e sembrano avere in pugno la gara. Dopo 40 minuti l’Inter si dà finalmente un'intensità e costruisce due occasioni da gol importanti che spreca per imprecisione. Il primo tempo scivola via dopo alcune decisioni di Tagliavento che irritano San Siro.

Il secondo tempo non parte male perché la squadra di Pioli imbastisce subito due occasioni ma proprio durante un'incursione verso l’area dei romanisti Gagliardini viene spinto irregolarmente, Tagliavento non interviene e Nainggolan si fa serenamente 60 metri (dico sessanta) palla al piede senza essere disturbato e arrivando al gol con un'altra prodezza dalla distanza. Dubbi sul fischio non pervenuto ma anche sullo squilibrio tattico. Da quel momento diventa una gara ancora più nervosa, con la sensazione che Tagliavento arbitri con poca serenità. L’ errore più clamoroso è quello che impedisce all’Inter di tornare in partita, dopo un fallo non visto su Eder in piena area. Qualche minuto dopo arriva il gol della speranza di Mauro Icardi ma dura poco perché poco dopo arriva il tredicesimo rigore stagionale della Roma dopo un fallo di Medel su Dzeko.

In definitiva l’Inter gioca una partita completamente sbagliata per modalità e approccio inadeguato, ma è soprattutto la prima partita che perde anche con la complicità dell’allenatore. Può capitare ma non in sfide come queste che decidono una stagione, in un confronto diretto che invece di essere affrontato con maturità e consapevolezza è stato interpretato in modo isterico e perdente. Preparare bene durante la settimana una partita come questa è un obbligo che l’intera società dovrebbe avere ma non è accaduto per meccanismi interni che dovrebbero essere analizzati. Non serve fare autocritica generalista ma entrare nel dettaglio.

La sensazione è che Pioli, nonostante sia il meno colpevole dell’andamento di questa stagione, abbia perso una grossa chance per essere ancora l’allenatore dell’Inter nella prossima stagione. La squadra ha ottimi calciatori, un buonissimo tecnico e una società più strutturata. Il rischio è proprio che vedendo più qualità tecnica e bontà in panchina, ci si illuda che manchi poco a raggiungere lo scudetto o la Champions. Non è così. L’Inter di oggi ha una serie di ottimi professionisti ma non c’è personalità in nessuna componente nerazzurra. Non in campo dove “il leader è il gioco” (cit: Pioli), non in panchina dove Pioli è bravo ma forse non il fuoriclasse per tornare a vincere, non nella società che si è fatta sbertucciare comunicativamente dopo la gara contro la Juventus e manca da sempre di una figura di riferimento.

Dal sesto posto in cui si trova l’Inter oggi forse sarà più facile avere il coraggio di cambiare per acquisire, in termini di uomini e autentica autocritica, quella personalità e mentalità vincente che continua a mancare. Intanto ora in avanti si ragioni con più realismo e meno emotività. Amala.

Editoriale di Lapo De Carlo, Gabigol deve giocare

Editoriale di Lapo De Carlo, Gabigol deve giocare

Nel calcio il risultato è quello che conta. Troppo se poi non aiuta a riconoscere i propri errori o valutazioni eque. L’Inter episodica di Bologna ha giocato con un ritmo basso e lo stesso approccio di occasioni meno fortunate, con giocatori che brillano di un talento indiscutibile ma un carattere incapace di rendere la squadra affamata. Fino a dieci minuti dal termine non era certo stato profuso uno sforzo immane per ottenere una vittoria ampiamente alla portata, contro un avversario in palese difficoltà mentale dopo le ultime sconfitte maturate in modo umiliante, rocambolesco e, come nel caso dell’ultima partita a Genova, ingiusto. Mancava Destro e la coppia titolare dei centrali, ma il Bologna ha giocato una gara onesta contro una squadra nettamente più forte che non ha quasi mai alzato il ritmo.

L’Inter ha vinto con un gol di Gabriel Barbosa che, subentrato a poco più di un quarto d’ora dal termine, ha giocato con la consueta volontà e senza mai perdere un pallone. Non mi azzardo a giudicare in senso assoluto il giovane brasiliano, incasellandolo come si divertono a fare molti colleghi e tifosi. Non so davvero quanto valga e quanto possa essere determinante in un contesto di squadra. Non lo so perché da quando è arrivato a Milano il giocatore è stato gestito come peggio non si poteva, fin dal prezzo con cui è stato pagato, alla presentazione luccicante per poi essere depositato tra i bagagli dispersi della Pinetina. Dopo De Boer e Vecchi, Pioli ha preso in consegna il pacco sospetto e lo ha scartato un pezzo alla volta, con un metodo che sfrutta una pazienza orientale. Ora lo sta proponendo con minutaggi risicati, tesi più a valutarne il peso ma forse sufficienti a tenerlo in tensione.

L’assenza di Icardi ha dato spazio a Palacio che ha dato senz’altro un contributo prezioso in chiave tattica ma inefficace in termini di realizzazione. La società ha deciso di tenere Gabriel Barbosa, rinunciando a darlo in prestito per constatarne direttamente l’eventuale crescita. Giusto ma non è con i quarti d’ora che un giocatore del genere può adattarsi al nostro campionato e crescere. Il fatto che abbia avuto la capacità di fare un gol, seguendo un azione in cui doveva solo depositarla in rete, attesta che Gabigol è un vero attaccante. Credo e spero che Icardi non venga squalificato di nuovo ma sarebbe utile vedere Gabriel Barbosa in campo dal primo minuto anche al fianco del capitano dell’Inter. Intanto il suo primo gol in campionato ha avuto una straordinaria importanza che, anche se non metterà a tacere il vasto pubblico dello sfottò, rilancia ulteriormente le quotazioni di una squadra che ha vinto nove delle ultime dieci partite e che, nonostante questo, non è ancora nelle prime tre posizioni in classifica. L’Inter è una squadra forte tecnicamente ma con meno personalità delle prime tre, vince grazie alle conseguenze del gioco e dall’applicazione fin troppo metodica di un'orchestra che Pioli ha reso meno vulnerabile, più consapevole ma anche pedissequa.

La grammatica del gioco nerazzurro è chiara ed è fatta di automatismi, possesso palla e ampiezza delle giocate, con verticalizzazioni che mettono in difficoltà qualunque squadra. La difesa scala con maggior disinvoltura, l’arretramento di Medel aiuta ad uscire dal pressing avversario con molti meno impacci del passato, inoltre il cileno va in marcatura intuendo meglio dei compagni di reparto, la direzione del gioco avversario. Pioli ha dunque dato un registro tattico alla squadra e tutti fanno il loro dovere. Il limite è dunque quell’assenza di cattiveria, quell’andamento lento da Inter risoluta che sarebbe giustificabile con una posizione di classifica acquisita o consolidata.

La squadra alza il ritmo con avversari di alto livello e lo abbassa eccessivamente con gli altri. Ha fatto bene Pioli a mettere in campo Miranda dal primo minuto, nonostante sia stato ammonito e dunque squalificato, perché la partita col Bologna valeva tre punti, esattamente come quella con la Roma della prossima settimana. Il messaggio che ha dato, anche grazie ad una dichiarazione a fine partita, è stato quello di riporre e dunque trasmettere alla squadra fiducia in ogni singolo giocatore, non a parole ma coi fatti.

Oggi voglio anche fare i complimenti a D’Ambrosio, non solo per l’assist decisivo in occasione del gol ma per la sua crescita in questi mesi. Tra tutti gli esterni è quello che ha convinto di più quest’anno, dimostrando di poter andare i propri limiti, migliorandosi e riuscendo a diventare prezioso anche in occasione dei diversi cambi di modulo. Ora la Roma che rappresenta il bivio di questa stagione: torneranno Icardi e Kondogbia, mancherà Miranda e resterà in forse Brozovic. Non è ancora una gara da “victoria o muerte” ma è senz’altro una sfida che ci darà un’idea più netta della stagione. Amala.

Editoriale di Lapo De Carlo, la vittoria sull'Empoli e la reputazione manipolata dell'Inter

Editoriale di Lapo De Carlo, la vittoria sull'Empoli e la reputazione manipolata dell'Inter

La vittoria ottenuta contro l’Empoli è arrivata al termine di una settimana pessima in ogni senso. La gara contro i toscani è stata impostata con un ottimo approccio, forse anche figlio della necessità di essere incisivi, nella consapevolezza che gli uomini più decisivi nell’area avversaria fossero tutti assenti. Oltre alle squalifiche di Icardi e Perisic, anche gli infortuni di Brozovic e Banega. Motivo sufficiente per mettere in campo dal primo minuto Palacio ed Eder. Difesa a tre riproposta, con Medel centrale e Kondogbia di nuovo vicino a Gagliardini. La squadra parte con una buonissima pressione e il gol sembra già nell’aria. Detto fatto e arriva il gol di Eder che spinge in rete con la pancia. La squadra amministra, l’Empoli prende campo ma senza dare troppi pensieri. Ci sarebbe un rigore su Eder, abbastanza netto che Celi non fischia, nonostante la buona posizione. Dettagli.

L’Inter nella ripresa non inizia bene, non morde, non ha un progetto di partita convincente e la squadra di Martusciello prende coraggio impegnando Handanovic e la difesa. Due distrazioni di troppo e alla fine si rischia pure il pareggio, salvato letteralmente da Handanovic. Nell’azione successiva Candreva mette a nanna il risultato realizzando la rete del 2-0. Il resto è amministrazione, intervallata da qualche disattenzione di troppo e un paio di buone occasioni, più l’ingresso di Pinamonti, all’esordio in serie A e di Gabigol, acclamato come sempre perché il pubblico di San Siro, esattamente come in occasione della panolada, tende ad andare allo stadio anche per divertirsi. C’è qualcosa di goliardico nell’idea di far sventolare dei fazzoletti ridendo o scherzando come ho personalmente visto, così come c’è un incoraggiamento ingenuo e divertito per un giocatore che non ha fatto nulla di male, se non essere presentato per quello che forse non è e si vorrebbe che fosse. La panolada, su cui i tifosi juventini hanno ironizzato, mi autorizza a dare un'opinione su quanto accaduto.

Niente di quello che è stato detto e scritto riguardo Inter-Juventus è stato ragionevole e nessuno ha avuto alcun interesse a spiegare i fatti nell’esatto ordine in cui si sono svolti. L’Inter ha giocato una partita con la Juventus che ha perso dopo una bella partita, senza aver mai preteso di essere già su un livello superiore. Ciò nonostante la sfida è stata caricata oltre le stesse intenzioni della società. L’ha persa dopo diverse interpretazioni controverse dell’arbitro Rizzoli ma nessuno della società ha rilasciato parole forti all’indirizzo della Juventus e dell’arbitro. Nessuno. Il giorno seguente è emerso un filmato in cui emergeva come Icardi fosse stato fermato inspiegabilmente dopo aver intercettato una punizione della Juventus. Rizzoli ha spiegato alle Iene (?) che la palla era in movimento, pur essendo acclarato che non fosse così, dichiarando inoltre che l’Inter ha fatto polemica per avere una riduzione della pena per le squalifiche di Icardi e Perisic.

Una frase sgradevole e incongrua con la verità. Perché la società anche in questo caso non ha fatto alcuna dichiarazione attraverso alcun dirigente. In precedenza Marotta dava lezioni di stile all’Inter e agli interisti sulla cultura degli alibi e l’accettazione della sconfitta, per poi sentire John Elkann offendere la comunità degli interisti attribuendogli una certa abitudine alla sconfitta. Il giorno dopo un comunicato della società nerazzurra prendeva le distanze da questo atteggiamento da parte della Juventus. Eppure la stampa nazionale ha presentato la questione come una polemica tra le due società. Senza contare che le parole di Elkann sono state salutate con entusiasmo dai tifosi bianconeri e rimbrottate con un mezzo sorriso dagli opinionisti. Siamo stati chiamati tutti, se di fede nerazzurra, come dei vittimisti, dei piangina e altri luoghi comuni perfetti per disinnescare ogni sussulto polemico.

La società Juventus si rivolgeva ai tifosi dell’Inter che scrivono sui social, a quelli che vanno allo stadio. Se la prendeva con voi perché, se nessuno della società ha parlato, chi invece si arrabbiava era il tifoso, a cui è stato dato pretestuosamente il potere di rappresentare l’Inter e la sua cultura. Persino il giornalista Claudio Cerasa, indubitabilmente interista, su Il Foglio praticava una maldestra operazione di autocritica, infliggendo una serie di pugnalate alla storia dell’Inter attraverso ricostruzioni superficiali e provocatorie, mirando a definire l’Inter una società che si “vittimeggia”. Come se l’Inter, qualunque presidenza o dirigenza abbia, tendesse a ripetere lo stesso errore. Articolo sventolato orgogliosamente dal popolo bianconero in questa guerra tragicomica. Un po’ come se gli interisti facessero altrettanto con gli articoli durissimi verso la Juve dello juventino Marco Travaglio.

La morale è che non serve e forse non è mai servito avere stile. In questo che non è più da tempo uno sport, vince l’arroganza e chi urla più forte. L’Inter fa spallucce mentre la sua reputazione viene offesa, passando oltre ma intanto il sottotraccia che è stato presentato mediaticamente è che l’Inter si è lamentata senza averlo fatto, ha dato a voi la mansione di uffici stampa dell’Inter, delegandovi lagnanze che sono nel vostro diritto. Nessun alibi, nessuna petulanza da parte della dirigenza. La consapevolezza dei limiti tecnici è intatta ma la società Inter è ora che diventi più aggressiva o robusta comunicativamente, perché la sua passività è stata manipolata e strumentalizzata. Amala

Editoriale di Lapo De Carlo, Bella Inter, risultato sbagliato

Editoriale di Lapo De Carlo, Bella Inter, risultato sbagliato




Come molti di voi sanno non risparmio critiche se l’Inter gioca male o perde. Non è il caso di Juventus-Inter, persa  immeritatamente e con parecchie ombre sull’arbitraggio che hanno inciso sul risultato e sull’andamento di una gara comunque molto bella e intensa che l’Inter avrebbe pareggiato serenamente. Il fatto che ci fosse almeno un rigore per l’Inter non sembra essere comunque una giustificazione per nessuno ma aver visto la squadra giocare a calcio per 90 minuti, alzando il ritmo e abbassandolo, nonostante i problemi che questa squadra continua ad avere, è un dato confortante.

Pioli sceglie uno schieramento che privilegia i giocatori dal rendimento più affidabile e scegliendo di restare più coperto, senza rinunciare al possesso palla. Ottima la mossa di piazzare Murillo in marcatura su Mandzukic, così come quella di creare superiorità a centrocampo, per evitare di essere schiacciati da avversari che in casa vincono da 27 partite consecutive. La squadra tiene bene il campo ma nei primi dieci minuti subisce due occasioni da gol che nascono da una disattenzione in difesa e una giocata pregevole di Dybala.

Tanti, troppi i palloni persi in ogni zona del campo, più per mancanza di lucidità e tensione nervosa che per reale impossibilità nel controllo. L’Inter sceglie di abbassare i ritmi e alzare il baricentro e così trova prima un occasione importante con Gagliardini che alza di poco sopra la traversa e poi una con Joao Mario che al 21° trova la difesa bianconera spiazzata e tira di pochissimo a lato con Buffon impietrito. Con quella seconda azione la squadra certifica la sua presenza in campo e solidifica le sue certezze, imbastendo delle trame di gioco sempre più interessanti.
Il primo tempo vive di guizzi ma è l’Inter che fa la partita e mostra personalità, fino al punto di impensierire almeno altre tre volte la porta bianconera.

La gara è equilibrata ma con parecchie piccole sviste (calci d’angolo non concessi, falli non visti) fino a quando arriva un'azione rocambolesca che culmina con un fallo in area su Icardi su cui l’arbitro sorvola. Sarebbe un rigore che cambierebbe la partita e invece arriva il gol di Cuadrado con una botta dalla distanza che chiude il primo tempo in modo incongruo rispetto all’andamento del match. Nella seconda parte la Juve cerca subito di chiudere il match ma Handanovic fa buona guardia e, in generale, la difesa è concentrata, tranne nell’occasione in cui Gagliardini arriva in ritardo su Pjanic e il portiere nerazzurro chiude lo specchio della porta.

L’Inter torna a fare gioco ma la Juve ora ha più spazi e, quando può cerca di approfittarne pur soffrendo una superiorità degli avversari a centrocampo. La differenza sta proprio negli interpreti ed è un avviso preciso agli uomini mercato che, da giugno dovranno colmare il gap con la stessa Juventus, trovando almeno due fuoriclasse in grado di essere determinanti anche solo con poche situazioni in attacco o calci da fermo.

Il calcio è materia opinabile ma è comunque triste constatare che l’opinione generale sia che se non tiri esattamente nello specchio della porta non sei pericoloso. La pressione durata per quasi l’intera gara ha mostrato i limiti in fase esecutiva ma ha mostrato anche la capacità di essere grande in casa di una rivale che oggi ha qualcosa in più. Certamente se l’Inter avesse avuto almeno uno dei rigori contestati, il secondo tempo sarebbe stato più produttivo, ma oggi non ci si può più nemmeno lamentare degli arbitri per la paura ipocrita di essere considerati vittimisti o di pensare che due rigori a favore in uno scontro diretto non incidano granché.  Sta bene solo se il concetto entra nella testa dei giocatori che non devono avere alibi.

Il problema è che dopo questa partita la posizione in classifica è tornata brutta. Superati dalla Lazio, appaiati con l’Atalanta e con un sesto posto mortificante, rispetto al reale valore di questa rosa. Gagliardini ha avuto tre occasioni di cui due di testa ma gli è mancata freddezza mentre Brozovic poteva risparmiarsi una sceneggiata durante la sostituzione con quell’espressione di chi sembrava aver subito un furto in casa. Buoni gli ingressi di Kondogbia ed Eder ma è evidente che l’Inter non abbia una soluzione alternativa a Icardi per dare più profondità alla manovra. Un male che nell’ultima sessione di mercato non si poteva affrontare.

Per giocarsela alla pari con tutti dovremo aspettare qualche mese ed evitare un estate masochista come l’ultima. Per il resto è stata un'Inter di cui andare orgogliosi.
Amala

Editoriale di Lapo De Carlo, Bravi. Ora viene il difficile

Editoriale di Lapo De Carlo, Bravi. Ora viene il difficile

Una partita piacevolmente noiosa quella contro il Pescara. Finalmente meno sofferenze e grande presenza dell’Inter, in ogni zona del campo. Pioli mette in campo una formazione che ripropone Medel nella linea di difesa al fianco di Miranda e la novità Nagatomo in fascia. Il Pescara nei primissimi minuti ci prova e mette in imbarazzo Handanovic che, su un tiro dalla distanza di Kastanos, compie una parata goffa sulla cui ribattuta Verre si fionda trovando un gol immediatamente annullato per evidente fuorigioco. L’Inter si scuote in un minuto e ottiene il gol dell’1-0 grazie ad un cross di Perisic che trova la difesa pescarese spiazzata dall’inserimento dalle retrovie di D’Ambrosio. La squadra prende sempre più sicurezza e spinge con grande autorevolezza, senza però avere la malizia per realizzare il raddoppio. Joao Mario sbaglia due volte un gol già confezionato e per poi farsi perdonare con il gol del 2-0, dopo aver letto bene un cross rasoterra, sempre di Perisic lanciato da Icardi.

Il Pescara sul finire del primo tempo reclama un fallo ai limiti dell’area che l’arbitro per nostra fortuna non vede.
Alla fine dei primi 45 minuti resta la bella impressione fatta da D’Ambrosio, bravo in chiusura, in presenza i ogni zona del campo e persino in impostazione. Il gol che sblocca la partita è una logica conseguenza della sua ottima serata.
La ripresa vede l’Inter giocare con sufficienza e subire l’intraprendenza del Pescara. Gli abruzzesi sono però davvero tecnicamente inferiori e non approfittano del calo di tensione nerazzurro. Al 13° della ripresa arriva l’occasione più pericolosa dei pescaresi, che potrebbero riaprire il match con Bahebeck ma Handanovic esce bene e chiude lo specchio della porta.
Il pubblico sente il pericolo e inizia a rumoreggiare ma la situazione prosegue con questo tenore ancora per qualche minuto. Fino a quando arriva il 3-0 di Eder che, ad onor del vero è in fuorigioco.

Pioli si rilassa e mette anche Gabigol in campo, come sempre salutato da un ovazione di un pubblico che vede nel brasiliano un talento da incoraggiare in ogni modo. Gabriel Barbosa vorrebbe ricambiare e per poco non riesce a segnare il quarto gol interista con un tiro dalla distanza che gli viene parato da Bizzarri. Poco dopo ci sarebbe anche un rigore su Gagliardini ma Calvarese ha un’altra impressione. L’Inter dunque ottiene la settima vittoria consecutiva in campionato e la nona in assoluto, tra Europa League e Coppa Italia. Dalla partita col Genoa, a metà dicembre, l’Inter ha preso solo due gol in sette partite (tralasciando Inter-Bologna di coppa Italia dove ha subito due gol).

Il sorpasso ai danni della Lazio permette il raggiungimento del quarto posto e la squadra sembra davvero lontanissima da quella incerta e balbettante di inizio stagione. Pioli ha fatto quello che ci si aspettava e i tifosi iniziano davvero a credere alla Champions, nonostante il Napoli e la Roma non perdano un colpo. Ora però arriva il difficile, Il calendario dell’Inter ora propone la partita di coppa Italia martedì sera contro la Lazio, lo scontro durissimo allo Juventus Stadium, dove ad oggi hanno perso tutti, la gara interna con l’Empoli, quella esterna col Bologna e la gara determinante con la Roma a San Siro. Se l’Inter dovesse avere pochi punti di distacco dal terzo posto a fine febbraio, significherebbe che la lotta per il terzo posto sarebbe davvero praticabile.

Tutti i complimenti e l’autostima che la squadra sta incamerando serviranno nei momenti difficili che inevitabilmente arriveranno contro avversari di un livello più alto. La solidità e le certezze in questo sport, svaniscono in fetta, come i giudizi compiacenti che imborghesiscono i giocatori e l’ambiente. L’Inter ora è dove dovrebbe essere ma è più interessante verificare come affronterà il doppio impegno contro la Lazio in coppa e la Juve a Torino. Se giocherà alla pari senza farsi schiacciare, se resterà in partita anche dopo aver subito un eventuale gol, se sorprenderà i bianconeri giocando con aggressività, significa che la squadra avrà completato il processo di crescita che Pioli ha intrapreso. Da oggi arriva il difficile ed è ora che la squadra annulli i cali di concentrazione e alzi l’asticella.
Amala.