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4 goal fanno male… specialmente in finale di Carlo Pogliani

4 goal fanno male… specialmente in finale di Carlo Pogliani

Ok, le colpe o presunte tali di Allegri mi sembra di averle illustrate nel post di due giorni fa. Ribadisco che la scelta di Barzagli per una mascherata difesa a tre in modo tale da affrontare la coppia Benzema-Ronaldo in superiorità numerica all’interno dell’area di rigore secondo il mio modesto parere è stata infelice perchè a differenza della coppia monegasca Benzema svaria e non dà punti di riferimento e in questo modo rinunci comunque a un esterno basso che ha facilità a spingere

 

La catena di destra Alves-Cuadrado con il Barca era stata perfetta e Neymar non aveva fatto danni al contrario di quelli procurati ai blaugrana dai due sudamericani. Cuadrado non era in forma? Dentro lo Svizzero e Dani a fare l’ala che entra nel campo (goal con la Lazio) . . . almeno così la penso io: in Italia tre centrali di ruolo possono pagare, in Europa pagano amaro dazio . . . stop. A parziale discolpa della guida tecnica bisogna altresì dire che il dover giocare l’intera annata con due centrocampisti affidabili visto che i vari Lemina, Asamoah, Rincon (?), Sturaro e il rientrante Marchisio (il crociato è il crociato) in chiave europea non possono circolare, ha sicuramente inibito eventuali altre soluzioni al 4-2-3-1 e all’ormai straabusato 3-5-2.

Se poi in finale a Chiellini-Bonucci-Barzagli viene il braccino del tennista e la loro prestazione legata a quella di Supergigi non raggiunge neppure il cinque in pagella beh . . . la frittata è servita. Quattro goal in finale con la Spagna in Nazionale più sette in due finali di Champions con in porta Buffon, non un Sirigu qualsiasi, mi sembrano un esagerazione per un trio difensivo che comunque fino a Cardiff aveva fatto bene anche giocando a quattro (in questo caso un duo). Tanto per dare un termine di paragone Scirea, Baresi e Samuel undici goal non li avrebbero presi neppure in undici finali.

Pjanic e Khedira sono i meno responsabili di questa debacle (un quattro a uno è pesante da digerire), perchè ormai sono sei mesi che cantano e portano la croce e se all’inizio del secondo tempo si sono trovati ad affrontare in inferiorità numerica Kroos, Modric e Isco va anche giustificata la loro evidentissima difficoltà. Andava inserito Marchisio? Forse . . . ma in Nazionale a ritmo di amichevole si è fatto male quasi subito, quindi . . . Quindi un po’ di colpa anche la società . . . vero? A Gennaio è arrivato “general Rincon” dal Genoa . . . vi sembra un rinforzo da Champions? L’ Inter del triplete che giocava con un modulo simile a quello di Max (non il suo preferito, su questo anche io concordo) annoverava per due posti a metà campo giocatori del livello di Cambiasso, Thiago Motta, Stankovic e all’occorrenza anche Zanetti. Quattro e tutti affidabilissimi e intercambiabili!

Non ho parlato di Casemiro perchè fino al momento del goal (meglio parlare di autogoal), aveva gravitato in zona Dybala impedendo qualsiasi forma di rifornimento al talento argentino. Nel momento in cui però tu ti schiacci troppo all’indietro anche Casemiro viene avanti e dalla media distanza (vedi Napoli), non è proprio un pippone qualsiasi. Se in una finale dove hai tutti i riflettori addosso non entri mai, dico mai, in area di rigore, qualcuno ha sbagliato qualcosa o lui ha sbagliato la partita. Io sono per la prima ipotesi, Dybala ha bisogno di Cuadrado come il pane perchè l’unico come lui in grado di saltare l’uomo e creare superiorità numerica. Senza Juan avversari di questo livello costruiscono una gabbia intorno al giocatore ritenuto fondamentale per fantasia e pericolosità e il giochino finisce. Per questo ritengo Paulo il meno responsabile in assoluto. Nel secondo tempo ha giocato a cinquanta metri dalla porta . . . o sbaglio?

Capitolo Higuain. L’argentino che io ritengo un interprete straordinario nel ruolo di centravanti (sessanta goal in due stagioni nel Campionato Italiano sono un’enormità), puntualmente quando si ritrova a dare prova della sua validità in campo internazionale… buca. Ricordo una semifinale di Europa League con il Napoli contro il Dnipro molto, molto deludente e le finali di Coppa America con il Cile dove, se non sbaglio, fallì addirittura dei rigori decisivi (l’anno in cui sbagliò anche quello con la Lazio per l’accesso ai preliminari di Champions). Con la Juve è stato decisivo solo con il Monaco e in finale non l’ha proprio mai vista tranne che nell’occasione dell’assist volante a Mandzukic (un altro arrivato esausto all’appuntamento più importante). Un conto è confrontarsi con Paletta e Murillo, con tutto il rispetto, un conto è ritrovarsi faccia a faccia con Sergio Ramos (ma che fenomeno assoluto lo spagnolo). Anche sua maestà Zlatan in Champions ha trovato grandi difficoltà perchè l’asticella si alza e gli avversari mordono . . . ma è un limite purtroppo! Se poi il mister ti chiede anche un po’ di fase di non possesso (un po’ troppa in verità), le tue lacune internazionali si allargano a dismisura. Ora sento parlare di partenza simultanea di Bonucci e Alex Sandro! Non saranno due fuoriclasse difensivamente parlando, ma sanno giocare a calcio bene, bene, bene e fanno goal, cosa non da poco per un difensore, al giorno d’oggi! Ripartire senza questi due è sinonimo di scarsa qualità là dietro, sicurissimamente. Un quattro a uno è un quattro a uno, quindi di scuse ce ne sono poche . . . per TUTTI, mister, giocatori e Società. Gli stessi che però sono reduci da tre double consecutivi. Quindi, testa bassa e pedalare, per una nuova stagione di grandi aspettative! Un consiglio Max: la prossima volta metti in campo tutti i più forti, perchè nessuno mi toglierà mai dalla testa che Dani Alves e Lichstainer esterni bassi sono più bravi di Barzagli e che Cuadrado può sparigliare le carte in qualsiasi momento e non solo a partita in corso. La miglior difesa è l’attacco . . . almeno per me!

A molto presto

ciao amigos

Dedicato a Kelvin con la speranza che tu possa al più presto sgambettare con un pallone come amico al tuo fianco . . . un abbraccio

Cari, carissimi, grandissimi ragazzi della Chape . . . non vi dimenticheremo mai di Carlo Pogliani

Cari, carissimi, grandissimi ragazzi della Chape . . . non vi dimenticheremo mai di Carlo Pogliani

Cari,carissimi, grandissimi ragazzi della Chapecoense, ora che tutto e' finito e che voi lassu' passeggiate nei grandi viali del Centro Sportivo "Paradiso", dove tutti gli atleti scomparsi prematuramente praticano ancora il loro amatissimo lavoro e dove ogni tanto si riuniscono per raccontare a vicenda le loro imprese Pantani, Senna, Simoncelli, Villenueve, Fausto Coppi, Gigi Meroni e tanti, tantissimi altri . . . una cosa volevo dirvi.
Non siate tristi e arrabbiati per non aver potuto disputare la finale a cui tenevate tanto, quella finale che tanto avevate sognato e che tanto avevate meritato. La vostra giovanissima societa' era partita dalla quarta serie per arrivare a disputare un doppio incontro tanto prestigioso. Non siate tristi perche' il momento piu' bello di quella finale che mai si giochera' voi l'avete vissuto: e' il prima, non e' il durante o il dopo, vittoria o sconfitta che sia. Perche' i filmati amatoriali ci hanno fatto vedere la vostra gioia e la soddisfazione sia nello spogliatoio dopo la semifinale con i canti e gli abbracci inneggianti all'impresa appena compiuta, sia alla partenza di quell'ultimo maledetto volo: sorrisi, volti illuminati dall'entusiasmo e dalla grande soddisfazione, occhi che facevano trasparire il bello, il sano, il cielo terso dello sport e del calcio in questo caso.

Come nel "Sabato del villaggio" il domani, il di' di festa, e' meno felice e bello del Sabato stesso, anche il giorno che precede un grande evento sportivo, una grande finale, e'quello che tutti noi ricordiamo nella nostra emozione, nel nostro cuore. Voi l'avete vissuto cari, carissimi,grandissimi ragazzi della Chapecoense, sappiate che da oggi in tutto il mondo questa sara' la societa' con piu' tifosi e la vostra maglietta verde verra' appesa in tantissime stanze di case a qualsiasi latitudine. Penso che un dispiacere cosi' forte e straziante noi sportivi non la provavamo da tanto,tanto tempo. Cari,carissimi, grandissimi ragazzi ritagliatevi ora il vostro meritatissimo spazio nel Centro Sportivo "Paradiso" e se, per caso, vi capitasse di incrociare sui grandi viali che costeggiano il campo di calcio un certo Valentino "il Capitano dei Capitani", chiedetegli se e' possibile organizzare contro la sua squadra una amichevole di gran lusso. Occhio pero', quelli, come voi, sono forti forti!. A molto presto amici miei.


Eravate veramente tutti molto, molto belli, questa e' una grandissima verita' ed e' giusto che la sappiate. Giovani, molto, molto giovani, questo e' quello che piu' tocca tutti noi. I giovani devono vivere, poter veder crescere i propri figli e seguire il percorso intrapreso con le proprie compagne. Questo si' e' un grande rimpianto, ma la finale no, cari, carissimi, grandissimi ragazzi, quella l'avete vissuta al cento per cento nello stare insieme, nel pensiero comune, nell'emozione confidata al compagno di mille battaglie.

Quando il Derby era un bianco e nero ma a Milano, di Carlo Pogliani

Milano nel 1969 era una citta' fantastica, non che non lo sia tuttora, ma in quegli anni tutto sembrava in bianco e nero e da sempre le foto in bianco e nero sono piu' artistiche di quelle a colori. All'epoca io avevo tredici anni e mi ero appena trasferito con la mia famiglia, papa', mamma, due sorelle non poco ingombranti (non avevo camera mia) e mio nonno Carletto, dalla Bovisa quartiere storico ultrafornito di negozi di prima necessita', al quartiere Gallaratese, dove il primo minimarket di nome Multi, distava circa ottocento metri da casa mia e per raggiungerlo bisognava attraversare un prato con un viottolo non proprio rassicurante. La macchina? Questa sconosciuta. Il Gallaratese era definito a buona ragione quartiere dormitorio, perche' nei casermoni, cosi' definiti, di nove piani, alloggiavano famiglie con padre operaio di cinque, sei, sette a volte otto persone se non di piu'. Noi ragazzini vivevamo un'infanzia felice, perche' a differenza dei bambini di centro citta', avevamo spazi e prati a disposizione in quantita' esagerata per poter giocare da pomeriggio a sera, dopo i compiti, fino a quando dal balcone di casa le mamme ci intimavano in maniera perentoria il fatidico:"e' pronto in tavola!". Poi laggiu' in lontananza con il tabellone che imperava sontuoso c'era la scala del calcio, il tempio dove Corso e Rivera deliziavano i piu' raffinati palati innamorati persi di quella sfera di cuoio chiamata volgarmente palla o pallone: lo Stadio di S.Siro. Mi ricordo che la domenica partivamo in gruppo, milanisti, interisti e juventini piu' il Nuccio (Giuseppe/Pino/Pinuccio/Nuccio) che non si e' mai capito per quale motivo tifasse viola, non importava chi giocasse, l'importante era essere presenti sempre e comunque, anche se il problema ingresso doveva essere risolto tramite passaggio tra le sbarre o scavalcamento delle medesime, perche' non avevamo mai, dico mai, una lira in tasca.Ma la domenica del mio primo derby no.Milano nel 1969 era una citta' fantastica, non che non lo sia tuttora, ma in quegli anni tutto sembrava in bianco e nero e da sempre le foto in bianco e nero sono piu' artistiche di quelle a colori. All'epoca io avevo tredici anni e mi ero appena trasferito con la mia famiglia, papa', mamma, due sorelle non poco ingombranti (non avevo camera mia) e mio nonno Carletto, dalla Bovisa quartiere storico ultrafornito di negozi di prima necessita', al quartiere Gallaratese, dove il primo minimarket di nome Multi, distava circa ottocento metri da casa mia e per raggiungerlo bisognava attraversare un prato con un viottolo non proprio rassicurante. La macchina? Questa sconosciuta. Il Gallaratese era definito a buona ragione quartiere dormitorio, perche' nei casermoni, cosi' definiti, di nove piani, alloggiavano famiglie con padre operaio di cinque, sei, sette a volte otto persone se non di piu'. Noi ragazzini vivevamo un'infanzia felice, perche' a differenza dei bambini di centro citta', avevamo spazi e prati a disposizione in quantita' esagerata per poter giocare da pomeriggio a sera, dopo i compiti, fino a quando dal balcone di casa le mamme ci intimavano in maniera perentoria il fatidico:"e' pronto in tavola!". Poi laggiu' in lontananza con il tabellone che imperava sontuoso c'era la scala del calcio, il tempio dove Corso e Rivera deliziavano i piu' raffinati palati innamorati persi di quella sfera di cuoio chiamata volgarmente palla o pallone: lo Stadio di S.Siro. Mi ricordo che la domenica partivamo in gruppo, milanisti, interisti e juventini piu' il Nuccio (Giuseppe/Pino/Pinuccio/Nuccio) che non si e' mai capito per quale motivo tifasse viola, non importava chi giocasse, l'importante era essere presenti sempre e comunque, anche se il problema ingresso doveva essere risolto tramite passaggio tra le sbarre o scavalcamento delle medesime, perche' non avevamo mai, dico mai, una lira in tasca.Ma la domenica del mio primo derby no.

Editoriale di Carlo Pogliani, chi lascia la via vecchia per quella nuova…

Editoriale di Carlo Pogliani, chi lascia la via vecchia per quella nuova…

L’Inter di Frank de Boer a Bergamo contro l’Atalanta di Gasperini tocca il fondo del barile. Con quella di ieri sono tre le sconfitte consecutive in campionato, dove la squadra nerazzurra ha raccolto la miseria di undici punti in nove partite. Crisi societaria? mancanza di una figura forte che faccia da tramite? mancanza di personalità da parte di Zanetti nella gestione del caso Icardi? Figure di riferimento (presidente,vice, proprietario) troppo poco presenti?. Non lo so . . . io mi limiterò a cercare di capire le incongruenze tattiche di una rosa molto competitiva ma molto, molto, male assortita.

<> at Appiano Gentile on August 29, 2016 in Como, Italy.

Facciamo un gioco: quali sono i giocatori(forti!) che sarebbero esclusi nei vari sistemi in voga nella maggior parte dei paesi europei innamorati di questo magnifico sport. 4-4-2: Handanovic in porta, Ansaldi e Santon esterni bassi (troppo offensivi!), Murillo (?) e Miranda in mezzo, Candreva e Perisic in fascia con Joao Mario e Kondogbia in mezzo dietro ad Icardi ed Eder. In questo caso gli esclusi eccellenti sarebbero: Banega, Medel, Brozovic, Gabigol e io ci aggiungo anche Jovetic che a livello tecnico è superiore a tutti gli altri attaccanti (Palacio compreso!). 4-3-3: Handa, la difesa a quattro identica a prima, Medel (purtroppo) a fare il play, Joao Mario e Brozovic ai suoi fianchi (Banega è più trequartista che mezzala, Kondogbia gioca meglio a due come nel Monaco), con Icardi, Gabigol (l’unica vera punta esterna) e uno tra Perisic e Candreva a seconda del valore dell’avversario. Anche in questo caso esclusioni eccellenti.

4-2-3-1: Handa, difesa immutata, Medel e Kondogbia mediani frangiflutti, con Banega trequartista e Perisic e Candreva (o Palacio) a fungere da ali (di sacrificio) e Icardi unico riferimento centrale. Poca qualità in fase di costruzione con immancabile frattura fra mediana ed attacco.4-3-1-2: tutto uguale al 4-3-3 con la differenza che nei tre davanti Banega farebbe il rifinitore alla spalle di due prime punte o presunte tali, Icardi e Jovetic (o Palacio). 4-1-4-1: Medel davanti alla solita difesa, Perisic e Joao Mario sulle fasce (in Portogallo giocava così), Brozovic e Kondogbia in mezzo con Maurit io davanti. Troppo poco offensiva! Chi fa goal oltre ad Icardi? 3-5-2: Medel(come nel Cile) Miranda e Murillo in difesa, Ansaldi Joao Mario, Gnoukuri, Brozovic e Perisic nei cinque più Icardi ed Eder. Ma Candreva e Banega non giocano?. Mah . . . ipotesi molto remota questo modulo. 3-4-3: da non prendere neanche in considerazione. 4-2-4: identico al 4-4-2 con Palacio al posto di Candreva. Sarà, ma con me Candreva e Banega giocherebbero sempre e comunque. Dopo questa, spero, dettagliata analisi, tre considerazioni tre.

La prima: è praticamente impossibile adottare un sistema di gioco senza scontentare qualche big o presunto tale.

La seconda: se tu (società) hai dato fiducia al tecnico orange che, notoriamente, gioca un calcio offensivo e rischia l’uno contro uno in fase difensiva, devi dargli il tempo necessario per poter fare in modo che i giocatori recepiscano (ma lo vogliono?) il suo credo calcistico legato al 4-3-3 o al 4-2-3-1.

La terza: tu società devi prenderti la responsabilità di aver dato al tuo allenatore un buon organico dal punto di vista dei singoli (sono tutti nazionali), ma carente dal punto di vista dell’assortimento. Analizziamo il mercato: i centrali di difesa da affiancare a Miranda (Murillo e Ranocchia) sono affidabili? Nooo!. Bisognava intervenire!. Gli esterni bassi (tranne Ansaldi che pero’ arriva da una difesa a cinque nel Genoa), sono da Inter? Nooo! Quindi . . . dai. In attacco qual’è il giocatore, oltre ad Icardi che ti garantisce un bottino di 15 goal?. Nessunooo! Il problema è molto, molto, evidente! Non è solo il libro di Icardi che può far giocare male una squadra o l’assenza dei proprietari e del direttore sportivo a non far fare goal ad un organico così competitivo o di Thohir a far commettere errori da dilettanti ai difensori.

Basterà il cambio della guida tecnica a risolverlo? Io dico di no; neanche subentrassero Ancelotti, Guardiola, Mourinho, Klopp o Conte!. Mi limito per gioco a suggerire la mia personalizzalissima formazione che non risolverebbe sicuramente tutti i problemi ma, almeno, essendo infarcita di qualità, farebbe forse far divertire di più di quella attuale.
Handanovic in porta, difesa a quattro con Ansaldi e D’Ambrosio (il meno peggio!) sulle fasce con Miranda e Medel al centro; Joao Mario play davanti alla difesa (tentativo da fare! è giovane, intelligente e gioca a due tocchi), Banega e Candreva a metà campo ( Antonio in Nazionale ha fatto anche l’intermedio di centrocampo con ottimi risultati), Icardi prima punta con Perisic e Gabigol ( si spera sia uno da 15 reti) ai suoi fianchi. Un 4-3-3 o 4-2-3-1 che dir si voglia a seconda dei momenti della partita, un po’ spregiudicato ma che, almeno, incuterebbe timore all’avversario di turno. D’altronde, ieri, ad un certo punto, con Medel e Kondogbia davanti ai quattro di difesa la partita l’hai persa ugualmente . . . e male!.

Meditate, gente, meditate: la miglior difesa è l’attacco!

A molto presto

Ciao amigos