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Editoriale di Mauro Suma, in Cina adesso sanno chi è Li Yonghong. Gabigol costa come Dybala. E la Juve pescò il castigamatti

Editoriale di Mauro Suma, in Cina adesso sanno chi è Li Yonghong. Gabigol costa come Dybala. E la Juve pescò il castigamatti

Le cinque squadre più conosciute in Cina, le cinque squadre percepite dalle masse cinesi sono Real Madrid, Barcellona, Manchester United, Bayern Monaco e Milan. E' questa la forza che sarà respiro alla nuova proprietà del Milan. E, conoscendo i nostri chicken, respiro non significa ossigeno. Ma propulsione, spinta in avanti, una azione ad ampio raggio nel corso degli anni. Al Milan, al nuovo Milan, sono abbastanza scafati per sapere tutto quello che si va dicendo nei vicoli. Spiacenti, ma non c'è nessun progetto di tirare avanti qualche tempo e poi vendere. La strategia della nuova proprietà è e sarà quella di un rilancio di altissimo e lunghissimo periodo per il Milan ricevuto dalle mani gloriose di Silvio Berlusconi. Una parte del Milan è stata acquistata facendo leva su una somma in prestito, di gran lunga inferiore rispetto al Manchester United che, a suo tempo, quando i tifosi Mancunians vedevano Glazer come il fumo negli occhi, venne acquistato totalmente in prestito con una operazione che fra esperti si definisce LBO: leverage buy-out. Al Milan non è così e non sarà così. Le strategie sui ricavi che dovranno, secondo le ambizioni del nuovo board rossonero, raddoppiare il fatturato rossonero, non saranno affatto tradizionali e saranno innovative in tutto e per tutto sul piano squisitamente promo-pubblicitario. La proprietà del Milan apre molte, moltissime porte, soprattutto in Cina. Ed è questo enorme, quasi infinito, bacino che unito al rilancio e alla ritrovata competitività della squadra, il primissimo tassello sarà il prossimo mercato, darà nuova linfa al Club rossonero prossimo venturo. A Casa Milan si alzano le spallucce al confronto in servizio permanente effettivo fra buoni e cattivi, fra figli e figliastri, alla corsa a dirla più grossa sul nuovo presidente e proprietario del Milan. Nessun problema, le truffe non sono truffe e sono derubricabili a peccati veniali sanati da semplici multe, mentre Panama Papers è molto generosa come istituzione e non fa torto a nessuno. Non viviamo nella torre d'avorio e sappiamo che, su temi forti, come il cambio di proprietà del Milan, si formano legittimamente schieramenti giornalistici di orientamento opposto. Chi derideva il closing è passato dai cinesi che non esistono a quelli che non esisteranno: è la competizione mediatica baby e nessuno si scandalizza. Ma un risultato c'è già ed è molto importante. Che le contrapposizioni siano all'esterno di un grande Club, in questo caso il Milan, è nella normalità delle cose e fa parte del gioco. Non ci sono e non ci saranno più invece all'interno, ed è questo il vero, grande, balzo in avanti che il Milan prima o poi doveva compiere.

Piccola appendice per tutti i tifosi che ci chiedono e si chiedono, che ci rivolgono e si pongono domande sulla nomina di Fabio Guadagnini a Chief Communications Officer del Milan. Oltre ad essere una conferma del Milan che guarda avanti e che si struttura veloce e compatto, Fabio è stato preceduto da un comunicato chiarissimo che non ammette fraintendimenti. E che ad uso e consumo di tutti i tifosi in buona fede, riproponiamo, con un gentile invito a tutti a leggerlo con la massima attenzione: "A lui faranno capo la Comunicazione Istituzionale e Relazioni Esterne, la Comunicazione Sportiva, la "Milan Media House", Milan TV".

Sarà anche tutta colpa di Pioli, accusa frettolosa, che lascia il tempo che trova e che non ci trova d'accordo, ma su un punto è arrivato il momento di intendersi: Gabigol è costato come Dybala. Nessuna ironia sulla sua presentazione in pompa magna di stampo ronaldiano. Ma bisogna che su questo tema si arrivi prima o poi alla sostanza, alla polpa. Gabigol è costato 30 milioni di euro e percepisce un ingaggio netto di 3.5 milioni netti a stagione. Siccome all'Inter non sono impazziti, il giocatore era stato a lungo accostato anche alla Juventus. Per lui, è insorto, fino alle carte bollate, addirittura il Barcellona. Gabigol non deve vergognarsi di nulla, tanto è vero che è arrivato a Milano dopo aver vinto le Olimpiadi nella stessa squadra in cui erano titolari, oltre a lui, Gabriel Jesus e Neymar. Il divario fra le premesse e il risultato finale è oceanico. Si può giocare poco, si può giocare malino. Ma non giocare mai no. Non ci sta. E' strano. E non viene mai spiegato, se non con qualche perifrasi e con alcune frasi fra il detto e il non detto che non soddisfano soprattutto loro, soprattutto i tifosi dell'Inter ai quali è rimasta una gran voglia, peraltro insoddisfatta, di Gabigol.

Il sorteggio di ieri ha fornito una nuova, grande motivazione, allo spogliatoio bianconero. Nella sua storia, tutte le volte che la Juventus ha affrontato il Monaco nei turni decisivi di Champions League, ha sempre passato il turno ma ha anche poi sempre perso la finale. Al di là delle manie sui corsi e sui ricorsi, ci sono già autorevoli opinionisti che sostengono come la Juventus, largamente favorita, abbia tutto da perdere contro i monegaschi. Non siamo mica tanto d'accordo. Le Semifinali del Louis II e dello Stadium sono sfide vere, roba seria. Ci aiutano i dati ma non solo: con 146 gol segnati in partite ufficiali, il Monaco è la squadra più prolifica della stagione in termini di gol segnati e va ad affrontare una Juventus che ha subìto solo 2 gol (con 8 clean sheet) fino ad oggi nella più importante competizione europea. Ma non solo: una squadra come il Monaco che è prima in Campionato davanti al PSG, che ha eliminato il Tottenham che sta facendo tremare Conte e il Manchester City che ha speso decine e decine di milioni di euro in estate, non può nascondersi. E' un piccolo, imprevedibile castigamatti il Monaco di Jardim e tutti, anche la Juventus, devono starci attenti.

Editoriale di Mauro Suma, Milan, Berlusconi takes it all. Il 4-3-3 di Montella. Mercato, il grande centravanti. Napoli, Mertens a Manchester

Editoriale di Mauro Suma, Milan, Berlusconi takes it all. Il 4-3-3 di Montella. Mercato, il grande centravanti. Napoli, Mertens a Manchester

Il bene di famiglia non è più della famiglia, ma non tutto è perduto. Silvio Berlusconi è entrato, salutatissimo presidente della Storia rossonera, nel mito uscendo dalla quotidianità, il suo caro amico fidato Paolo Scaroni siede nel Cda di Casa Milan, sua figlia Barbara presiede Fondazione Milan e l'amico di una vita Adriano oltre ad essere stato l'unico ad essere stato ringraziato nella storica lettera del 13 Aprile, è anche e soprattutto presente nel cuore del suo grande gruppo, a via Paleocapa, Milano, sede centrale di Fininvest. E poi, scusate se è poco, ha ceduto il Milan alle cifre che voleva lui e alle persone che danno al Milan le prospettive di rilancio che voleva lui. I tifosi del Milan oggi sono felici, perchè si sono riconosciuti nel "Gigio" e nel "Vincenzo" pronunciati da Marco Fassone che per passo, realismo, ampiezza e dinamismo ha soddisfatto i milanisti ad ogni risposta nessuna esclusa. E tra loro, nel nostro piccolo, siamo contenti di aver sempre detto e scritto in questi mesi che questa era una trattativa vera e non strana o farlocca, detto e scritto senza la benchè minima pretesa di dare suggerimenti a nessuno che Franco Baresi fa parte del Milan, detto e scritto che con determinazione e bravura finanziaria Yonghong Li alla fine ce l'avrebbe fatta, detto e scritto che ai nuovi, grazie alla prima stagione tranquilla dopo alcune stagioni di turbolenze, veniva lasciata una squadra buona, con una bella identità e con una spina dorsale di rilievo, detto e scritto che Haixia e Huarong non erano due costellazioni lontane ma le basi di un nuovo grande progetto sportivo. E oggi aggiungiamo la garanzia che, avuta la riprova delle capacità di finalizzazione di Yonghong Li, l'intero establishment Cinese guarderà con più serenità e più convinzione allo sviluppo del progetto Milan da oggi in avanti. Quindi, il sabato si può essere d'accordo o non d'accordo, si può azzeccare o sbagliare, ma nessuno viene preso in giro.

Mettiamoci allora dunque ancora alla prova. Il principale attestato per Vincenzo Montella, da parte della nuova dirigenza e del nuovo management sportivo del Milan, non sono le parole o le dichiarazioni. Sono i fatti. E nel terreno concimato del calciomercato, tutti gli operatori, tutti gli addetti ai lavori sanno che le decine e decine di contatti preliminari del nuovo Milan hanno riguardato da settimane solo e un solo sistema di gioco per "fare" la nuova squadra rossonera: il 4-3-3, esattamente quello in cui crede Vincenzo Montella. Il tecnico campano si è sentito dire dai nuovi dirigenti per filo e per segno tutto quello che ci vuole per continuare ad essere, con entusiasmo, l'allenatore del Milan.

Ma di quale squadra? Una squadra forte, ha sospirato e sottolineato Fassone. Una squadra che a metà del mese di Settembre del 2018 dovrà giocare il Match Day 1 della Group Stage della Champions League, la competizione che il Milan ha vinto 7 volte. La struttura del prossimo mercato del Milan appare abbastanza chiara: un budget da 120 milioni di euro e un programma di 5 nuovi arrivi, dopo i quali il mercato dovrà essere autofinanziato. Le priorità di consolidamento sono tre: Donnarumma, Montella e Suso. La priorità invece per le trattative in entrata è un grande centravanti. Non Aubameyang, che è stato sondato (quindi il calibro del nuovo arrivo sarà quello) ma che non ama i ritorni, per cui ha progetti diversi rispetto al ritorno al Milan. Morata? Attenzione. Sanchez? Attenzione. Altri? Attenzione. Negli altri reparti, Musacchio e Kolasinac continuano ad essere segnalati in fortissimo avvicinamento, anche se il difensore argentino ha dichiarato di voler restare al Villarreal e sul laterale a parametro zero c'è un po' di concorrenza e finchè non c'è la firma bisogna stare con gli occhi aperti. La concorrenza è la stessa che il Milan, supportato dall'agente, starebbe portando su Kessiè ai "danni" della Roma. Il nome di Luiz Gustavo non viene accostato al Milan per caso. Deulofeu? La grande esplosione che ha avuto in rossonero lo potrebbe in effetti riportare a Barcellona, ma il Milan non demorde e nel frattempo pensa anche a Keita e ad un nome nuovo della Ligue 1. In uscita restano da verificare le decisioni del Watford sul riscatto o meno di Niang (18 milioni), gli orizzonti di Bacca e le decisioni finali di Mattia De Sciglio. Due giocatori attualmente in rosa che piacciono molto alla nuova dirigenza sono Calabria e Kucka. Il reparto che comporterà le maggiori riflessioni è quello del centrocampo, perchè Pasalic è un giocatore di proprietà del Chelsea e perchè Bertolacci ha un recente passato di campo e gli orizzonti di mercato davanti a sè entrambi difficili. Ecco perchè le ipotesi riguardanti Pellegrini, insidiato però dalla Juventus, non sono da ritenere campate per aria. Grandi le aspettative infine sui recuperi dagli infortuni di Abate e Bonaventura.

Napoli, c'è una buona notizia: Lorenzo Insigne sarà la bandiera della squadra azzurra. Non sarà un accordo economicamente indolore per Aurelio De Laurentiis, ma "Lorenzo" sa che il Napoli è la "sua" squadra e che quella azzurra è la "sua maglia". Sarà un contratto compreso fra i tre milioni e mezzo e i quattro milioni di euro, ma arriverà. C'è una notizia meno buona invece che riguarda Dries Mertens: nella prossima stagione sarà un giocatore del Manchester United. Il cassiere del Napoli esulta perchè i Red Devils accontenteranno in tutto e per tutto il Club italiano in tutte le sue pretese economiche, ma il belga è comunque un giocatore importante che dovrà in qualche modo essere sostituito. Che la partenza di Mertens possa intaccare e contaminare gli stimoli di Sarri? Sono due caratterini quelli dell'allenatore e del presidente, come sappiamo, per cui mai dire mai. Ma se Sarri dovesse entrare nell'ordine di idee di lasciare e De Laurentiis entrasse nell'ordine di idee di affidare la panchina non più al Maestro con cui sta collaborando oggi ma ad un allenatore normale in grado di schierare in alternanza almeno sia Milik che Pavoletti, ecco che la Roma sarebbe pronta ad accontentare in tutto e per tutto il tecnico visionario, il tecnico toscano, un tecnico unico nel suo genere.

Editoriale di Mauro Suma, Travaglio e i travaglini, i 3 indizi. Milan, parliamoci chiaro Napoli, Higuain ci tiene a te. Curve di Roma, Taranto e Andria ringraziano

Editoriale di Mauro Suma, Travaglio e i travaglini, i 3 indizi. Milan, parliamoci chiaro Napoli, Higuain ci tiene a te. Curve di Roma, Taranto e Andria ringraziano

Marco Travaglio ha detto come noto che i soldi versati per l'acquisizione del Milan sono capitali di Silvio Berlusconi di rientro all'estero. E molti lo hanno seguito, condiviso, assecondato. Non siamo qui per fare piazzate o per lanciare anatemi. Per consentire a tutti di farsi un'idea, è sufficiente seguire semplicemente la traccia e l'inspirazione forniteci in settimana dal nostro buon amico Rossonerosemper su twitter. E' presto fatto: ricordate l' Operazione Fuorigioco del 26 Gennaio 2016, perquisizioni della Guardia di Finanza in tutte le sedi con quella del Milan sbattuta in primo piano? Sìquella! Le reazioni perfettamente in sintonia con una logica che definiremmo dei travaglini e del travaglismo sono perfino elementari da ricordare: “Hanno beccato Galliani“, “finalmente le mazzette allo scoperto” “cravattaro vattene” eccetera. Poi però si va a processo e al momento dei deferimenti il Milan non c'è. Galliani manco per idea. Gli unici risultati sono l’Inter (ma dai) che patteggia 29.000 euro, fino al Napoli che ne patteggia 10.000. Non è finita. Ricordate il Crac Parma? I titoli dei media italiani ed esteri misero in croce Adriano Galliani con un devastante danno d'immagine per lui e per la sua famiglia, ma alla fine sono stati deferiti la Lazio ed il Genoa. Non il Milan, non Galliani. Eppure anche qui nel frattempo la travaglite aveva già espresso le sue sentenze e le sue condanne. C'è ancora qualcosa di esemplare da ricordare: la presunta collaborazione di Galliani con Cosentino nell’ultimo mercato estivo, il celeberrimo lodo Mati Fernandez. “Guai” “Vergogna” “Scandalo!” “Il Milan tratta con un radiato“. L'unica prova era lo sfogo del Ds del Cagliari. Poi però, interrogato davanti alla Procura federale, lo stesso Capozucca è stato il primo a sminuire la vicenda. Nel frattempo in ogni caso la logica travaglina, la stessa dei soldi di ritorno dall'estero, aveva già radiato Galliani da ogni tipo di ordinamento sportivo. Si fa presto a parlare, molto meno a dimostrare. E ancor meno ad attendere la realtà dei fatti.

Quindi, alla luce di tutto questo, fino a prova contraria, la vicenda della cessione del Milan è una trattativa vera, seria. Certo anche controversa e contradditoria. Certo mediaticamente oscura e a tratti drammatica. Ma vera. E chi continua a provocare i tifosi del Milan con battute d'avanspettacolo sui social e con pretesti ridanciani che non mettono di buon umore proprio nessuno, ne tenga conto. Non ne prenda atto, perchè non siamo certo in uno studio legale, ma si faccia almeno un robusto nodo al fazzoletto. Il resto. Oggi non è il momento di tifare o di mettere le mani avanti. Non è il momento dei pasionari o dei democristiani (di liane negli ultimi tempi ce ne sono state fin troppe). E nemmeno della retorica, dal momento che è da Luglio dell'anno scorso che tutti hanno rievocato storicamente tutte le tappe, meravigliose e irripetibili, del Milan di Silvio Berlusconi. Ma siccome il Milan di Silvio Berlusconi viene ceduto perchè da cinque anni non è più sè stesso, questo è solo ed esclusivamente il momento del Milan. Del futuro del Milan. Del bene del Milan. I tifosi del Milan sognano un Club sempre più competitivo e coraggioso sul mercato, meno allusivo e più realista nelle dichiarazioni, una Società più serena nella tutela e nella valutazione del lavoro degli allenatori, ma naturalmente anche e soprattutto il ritorno delle ambizioni, della passione e della compattezza ad ogni livello societario. E pensano che il cambio di proprietà sia l'unica strada per arrivare a tutto questo. E' qui che nasce la posizione del tifo ed è qui che scatta il tifo. Sul quale, a favore del quale o contro il quale, è perfettamente inutile disquisire. Così è e ne prendiamo atto. Poi però ci sono le sensazioni più profonde di tutto un mondo che attiene al cuore del Milan, molto più vicino al Club e particolarmente addentro alle sfumature. Sappiamo bene che la stragrande maggioranza delle difficoltà incontrate da Yonghong Li è dovuta alla valutazione enorme che è stata data al pacchetto azionario del Milan. Non è una battuta e nessuno si offenda, se il Milan fosse stato messo in vendita alle condizioni e alle cifre di Roma e Inter, non solo ci sarebbe stato già il closing ma ci sarebbero stati molti più acquirenti. "Se" dopo il 13 e 14 Aprile non ci saranno più "se" e "se" il closing sarà davvero stato effettuato, i nuovi proprietari del Milan dovranno essere seri, pazienti e rassicuranti su un punto fondamentale, cruciale, decisivo per il già citato bene del futuro dell'AC Milan di Milano 7 volte Campione d'Europa. E cioè, tutti gli sforzi e le difficoltà affrontati da Yonghong Li per reperire le somme fondamentali per il closing hanno trasformato il closing stesso nell'ultima spiaggia per non perdere quanto investito in precedenza con le caparre e distolto numeri e disponibilità dalle somme necessarie per il funzionamento quotidiano della imponente macchina rossonera e per il grande mercato necessario al rilancio del Milan in Europa e nel Mondo, oppure no? Non è un dubbio gratuito o una tagliola disseminata sul campo. E' il pensiero fisso del Milan. Di tutto il Milan. E' questo il nodo psicologico da sciogliere, per trasformare la voglia di Milan vero che c'è oggi in tutti i Milanisti non in un atto di fede ma in un progetto praticabile.

L'Higuain del Napoli-Juve di Campionato non ci era piaciuto. Non solo per la prova sostanzialmente impalpabile fornita sul campo a livello di prestazione, ma soprattutto per la passività con cui aveva vissuto il suo ritorno al San Paolo. Una indifferenza poco argentina, un campione ridotto a subire cori, fischi e sfottò senza colpo ferire. Quasi che lo ritenesse giusto, al punto di far pensare anche alla coda di paglia da parte del bomber della Juventus e della Seleccion. Invece, evidentemente, e questo è un motivo di riflessione che poniamo all'attenzione di tutta Napoli, il Pipita ci ha sofferto per quell'uragano di dileggio e di insulti. Ci ha dormito male. Non si è fatto scivolare tutto addosso. Ecco perchè, tre giorni dopo, fin dal momento del riscaldamento, Higuain ha dimostrato di essere tornato al San Paolo non per fare la comparsa ma per mettere i puntini sulle "i". Quello che in sostanza il Pipita ha voluto fare prima delle partita di Coppa Italia e dopo il suo primo gol, non è stato solo aprire una sterile polemica con il suo ex presidente. In realtà, nell'indicare e segnare con il dito ADL, Higuain ha mandato un messaggio chiaro a tutti gli sportivi partenopei. E cioè: fosse per me, io sarei ancora qui a cantare Un giorno all'improvviso con voi. Invece in realtà non sono stato io a scappare per fare le visite mediche di nascosto, ma è stato il presidente del Napoli a cedermi. Vero o non vero che sia, solitamente in operazioni ingenti come questa la verità sta nel mezzo o quasi, Higuain ha voluto parlare alla gente. Non si è limitato a fare il professionista che va in campo per la sua nuova squadra, ha dimostrato di avere sangue che scorre nelle vene, di voler dire la sua e una città come Napoli un aspetto del genere anche se non è ancora pronta ad apprezzarlo, deve quantomeno coglierlo. Higuain ci ha messo il cuore, De Laurentiis non gli ha risposto facendo sostanzialmente spallucce.

Non è facile parlare di Curve in questo Paese. Perchè in quei settori c'è sempre stato tanto amore per le rispettive squadre, dietro gli striscioni ci sono sempre stati tanti momenti anche di solidarietà e aiuto a qualunque genere di bisognosi. Oggi purtroppo però c'è anche dell'altro, che non appartiene al calcio e che non viene dal calcio. Qualcosa che non riguarda, sia ben chiaro, solo la Juventus. Il rischio di una contaminazione delle Curve e quindi di tutto il calcio, è presente e non può trovare i Club da soli ad affrontarlo. Non possono farcela. Ma senza ricorrere ai massimi sistemi, andiamo al punto. Siamo stati i primi ad apprezzare i colori e la passione delle Curve biancoceleste e giallorossa prima, durante e dopo il derby decisivo di Coppa Italia. Un Olimpico senza Curve è qualcosa di malinconico e il problema ha accompagnato e scandito tutta la stagione del calcio romano. Il senso del dibattito e il senso di responsabilità che ha accompagnato i giocatori di Lazio e Roma, prima della partita, sotto le rispettive Curve, per ringraziare i tifosi della loro presenza, l'abbiamo ben presente. Ma non possiamo dimenticare di omettere che questo è avvenuto a pochi giorni di distanza dalle aggressioni subite dai giocatori del Taranto e dal portiere dell'Andria. Tutto il mondo non è Paese, ma anche se sono lontani dalla luce dei riflettori, i giocatori delle città pugliesi sono uomini e sportivi come quelli della Roma e della Lazio. Giusto salutare il ritorno delle bandiere, dei tamburi e dei cori a piena voce, ma giusto anche ricordarsi delle botte e delle umiliazioni subite dai colleghi nelle serie inferiori.

Editoriale di Mauro Suma, Anti-juventini ok, ma Napoli ha esagerato. Meret, il "castigo" di Donnarumma. Il ministro Lotti e la Lega, Berlusconi e Galliani

Editoriale di Mauro Suma, Anti-juventini ok, ma Napoli ha esagerato. Meret, il "castigo" di Donnarumma. Il ministro Lotti e la Lega, Berlusconi e Galliani


L'onorevole Taglialatela in fondo fa tenerezza. Tenta di dire cose terribili sulla Juventus, ma gli vengono fuori così approssimative e superficiali che alla resa dei conti non fanno male. Uno dei problemi del Paese, semmai, è che la commissione Antimafia, una commissione su cose molto serie, sia divenuta il palcoscenico di un Napoli-Juve extracalcistico fra l'onorevole azzurro-partenopeo e l'onorevole juventino. E' semmai quello che è arrivato dopo Taglialatela, che lascia basiti. Uno su tutti, il sindaco De Magistris. Un primo cittadino plebiscitato ormai al secondo mandato che viene scoperto con le mani nella marmellata della ricerca del consenso fra gli ultrà come un politico alle prime armi, genera tristezza. Anche fra chi considera l'anti-juventinismo una possibilità. Da coltivare con intensità ma con educazione, con convinzione ma anche con rispetto. Dopo tanti Scudetti juventini, gli anti non possono mancare, fanno parte del gioco e vanno accettati. E' stato così anche per il Milan, per l'Inter, per lo stesso Maradona. A maggior ragione per la Juventus dopo Rizzoli e dopo Massa, dopo che lo Stadium è diventato l'antro della Sibilla per l'Inter prima, per il Napoli poi e per il Milan dulcis in fundo in questo inquietante inizio di 2017. Ma all'anti-juventinismo becero di De Magistris e di tante iniziative contro Higuain, preferiamo un anti-juventinismo pervicace, orgoglioso, a testa alta, senza cadute di tono e senza estremismi che lo fanno scadere a burletta facilmente attaccabile. L'unico risultato ottenuto da De Magistris è non a caso che, al suo riferimento inopportuno alla n'drangheta, hanno fatto eco le rievocazioni delle commistioni con la camorra di alcune stagioni del Napoli tristemente passate alla storia della vulgata e del luogo comune. E Napoli non merita di essere usata. De Magistris è un pubblico ufficiale e non può, mai, rischiare di contaminare l'atmosfera dell'ordine pubblico nell'attesa di una partita già carica e già tesa per conto suo. Napoli è stata splendida contro il Real Madrid, in campo e fuori. Capiamo perfettamente che Higuain faccia male, ma lo spirito di Napoli non deve avere come punto di riferimento la rabbia del Luglio del 2016 ma proprio lo spettacolo fornito contro i Campioni d'Europa in carica. Forza Napoli, ce la puoi fare.

Gigio Donnarumma non si è cosparso il capo di cenere e infatti in Nazionale è stato messo a mollo. Dopo la partita con l'Albania, è iniziata una spettacolare campagna a favore di Alex Meret. Dal momento che Gigio e la sua famiglia, protettiva nei confronti del ragazzo con tutto l'amore e tutta la spontaneità di una famiglia normale, vogliono sentire il Milan e parlare con il Milan, ecco Meret. Quello che dice che Meret è più completo, quello che ribadisce che Meret è più forte tecnicamente. Quell'altro che attento Gigio, se non ti decidi la Juventus ti molla per Meret. E rischia di andarci di mezzo anche la Nazionale. Dal momento che Buffon e tutti i media (eh eh eh...) molto vicini a Buffon hanno subodorato che la titolarità di Donnarumma ad Amsterdam non è un puro e semplice episodio nella testa e nei pensieri di Ventura, ecco che esaltare Meret significa normalizzare Donnarumma. Intento perfettamente in linea con le parole dello stesso Buffon all'indomani dell'Amsterdam Arena: ma sì dai, non esageriamo con Donnarumma, il senso non virgolettato, è capitato anche a Sirigu, Perin e Marchetti di giocare qualche volta. Che ambientino...hanno provato a marciare anche sulla candida ingenuità con cui un padre di famiglia, ammesso nel ritiro della Nazionale, ha proposto un gagliardetto juventino a Gigio per la firma di un autografo che lo stesso portiere del Milan ha educatamente accettato. In realtà il sorriso di Donnarumma merita di rimanere intonso da questa tela del ragno. Libero e incontaminato. Gigio non è un ragazzo che sta godendo di una libera uscita, non sta facendo la ricreazione nel Milan. Donnarumma è riuscito a tirar fuori amore anche da una tifoseria rossonera, fiaccata da anni di delusioni e di divisioni. E' già quel che è rimasto del sacro fuoco rossonero è più che sufficiente per far venire i brividi a Gigio ogni volta che entra in campo per il riscaldamento. Lui sta giocando con grande cuore, con lo stesso cuore che ha avuto il Milan nei suoi confronti, portandolo in palmo di mano in un momento storico in cui nella rosa dei portieri c'erano due come Diego Lopez e Christian Abbiati. Insomma caro Gigio, gli anni iniziano ad essere tanti e abbiamo ancora nelle orecchie la telefonata di Sheva dell'estate 2007: era a Milano, era lontano dal Milan da un anno e aveva il nodo in gola, "non ce la faccio più a stare lontano dal Milan"... Anche Kakà è riuscito a tornare al Milan, dopo averci provato altre 3 volte in 2 precedenti finestre di mercato. Caro Gigio, guarda gli occhi di Franco, di Paolo, sono la tua genia, il tuo naturale punto di riferimento. Dopo la numero 6 e dopo la numero 3, non c'è un solo motivo al mondo per cui fra 20 anni il Club delle 7 Champions non ritiri anche la numero 1, la maglia di un grandissimo che avrà saputo resistere alle ipocrisie, alle trappole, agli ambientini creati ad arte, ai sorrisini finti di persone a lui estranee. La maglia di Gianluigi Donnarumma.

Quello che pensa Adriano Galliani ci è molto chiaro. Quando a inizio settimana è trapelato un suo confronto con Silvio Berlusconi, la reazione è stata immediata: sto con il mio proprietario, non scappo, se non ci sarà più il mio proprietario andrò via con lui, ma sono sul ponte di comando del Milan dal 20 Febbraio 1986, e ci resto fino all'ultimo giorno. Quando, ieri, è trapelato un riavvicinamento di Adriano Galliani alla presidenza di Lega Serie A, la posizione è stata la stessa: nessuna decisione sul mio futuro, prima del closing. Insomma Milan, Milan, solo e sempre Milan. Ma la scansione può e deve essere interpretata: tra la versione di inizio settimana di un Silvio Berlusconi che "stoppa" Galliani verso la presidenza della Lega fino alla versione di ieri dell'ok dello stesso Presidente al doppio incarico di Galliani presidente di Lega e consulente Fininvest a contratto fino al 30 Giugno 2019, non c'è di mezzo il mare. C'è invece di mezzo niente meno che Luca Lotti. Proprio le parole del ministro dello Sport sul possibile commissariamento della Lega e di una Lega imbarazzante potrebbero aver determinato il cambiamento di orizzonte. Dal momento che Galliani è l'unico dirigente in grado di tornare a sintetizzare le fratture della Lega, ci sta che dopo le parole di Lotti siano aumentate le pressioni su di lui e di conseguenza su Silvio Berlusconi. Ricordiamo ancora oggi l'amarezza e il dispiacere di tutti i dipendenti e collaboratori di via Rosellini quando, nell'estate 2006, Adriano Galliani fu costretto a dimettersi dalla presidenza della Lega a causa dell'infame arancia meccanica, con il Milan penalizzato sia in campo che fuori, di Calciopoli. Non sappiamo cosa accadrà il 14 Aprile e attendiamo la data senza retorica e con grande rispetto, ma se il closing del Milan dovesse portare Adriano Galliani in via Rosellini piuttosto che in via Aldo Rossi, sappiamo perfettamente cosa lascerebbe l'attuale dirigenza giunta quasi al termine di una stagione nella quale ha potuto lavorare fra tante difficoltà ma attorniata da una maggiore serenità complessiva. Una spina dorsale vera, sana, di progetto e di prospettiva, sulla quale continuare a lavorare e a seminare: Donnarumma rimasto al Milan nonostante nel 2015 ci fosse stato il forte rischio di perderlo, i quattro terzini cresciuti nel Settore Giovanile rossonero, Romagnoli (smettiamola di rivangare Kondogbia e Jackson Sì, se fossero arrivati il francese e il colombiano, non sarebbe arrivato Romagnoli, certo che non sarebbe arrivato, e oggi lui è titolare della Nazionale e vale almeno 45 milioni sul mercato), Locatelli, Bonaventura (arrivato a costo zero, girando all'Atalanta il ricavato di Cristante), Suso e Deulofeu, per il quale il Milan ha già iniziato a dialogare con il Barcellona. E vogliamo aggiungere anche il controverso Bacca, che non tutti i milanisti amano, che sarà anche costato 30 milioni, ma che da quando è arrivato al Milan ha stravinto 33-7: 33 i gol suoi in partite ufficiali di Club, 7 i gol di Jackson Martinez sempre in partite ufficiali nell'ultimo anno e mezzo. Insomma, Lega o non Lega, il lavoro rossonero c'è e si vede.

Editoriale di Mauro Suma, Montella: Maiorino sa tutto. I 720 milioni di Sino, i 270 di Suning. Inter e Milan: Napoli e Roma col fiato corto. Balo e Darmian novità di mercato

Editoriale di Mauro Suma, Montella: Maiorino sa tutto. I 720 milioni di Sino, i 270 di Suning. Inter e Milan: Napoli e Roma col fiato corto. Balo e Darmian novità di mercato

"Vediamo". In Casa Milan da diversi mesi a questa parte non è una espressione come le altre. Non è un intercalare o un modo per prendere tempo. E' una vera e propria parola d'ordine, un approccio costante nel tempo, l'unico modo per attendere una soluzione definitiva alla cessione del Club che è all'ordine del giorno ormai da un paio d'anni. Vediamo è vediamo. Vediamo vale per tutti, per le persone e i loro ruoli, per i problemi e per le loro soluzioni, per i progetti aziendali, per le prospettive, per tutto. Quando Rocco Maiorino, il direttore sportivo rossonero che ha avuto ragione lui contro tutti e contro tutto sia su Suso che su Deulofeu, risponde "vediamo" ad una domanda su Vincenzo Montella, lo fa per rispetto. Perchè non sa quale sarà, in un senso o nell'altro, l'epilogo della trattativa Fininvest-SES nelle prossime settimane, perchè non sa se a questa domanda, nel momento più opportuno, toccherà a lui rispondere oppure ad un altra figura professionale in sua vece. Ma sia ben chiaro, per tutti e indistintamente, un punto. La risposta, l'unica possibile, che ha nel cuore e nella testa, anche se non può prendere impegni verbali per evidenti motivi, Maiorino sul futuro dell'allenatore del Milan è una e solo una: "Sì". "Ma certo". "Mancherebbe altro, è il minimo". Rocco Maiorino ha trascorso al fianco di Montella ogni minuto e ogni giornata di questa stagione. E non lo ha fatto da "direttore", come convenzionalmente lo chiama lo stesso tecnico rossonero. Lo ha fatto da uomo di fiducia di Adriano Galliani, ma ha declinato la sua presenza a bordocampo all'insegna della sintonia tecnica e dell'empatia umana e psicologica con tutto lo Staff, nulla insomma di calato dall'alto. Nessuno come lui sa quanto sia stato raffinato e qualitativo Vincenzo Montella nella costruzione dello spirito di questo gruppo e della forgia di questa squadra. L'unico titolo assegnato fino ad oggi in stagione ad una squadra italiana e 39 punti nel girone d'andata in Campionato non sono arrivati per caso e il merito numero uno è da ascrivere a Vincenzo Montella. Con il contributo e il sostegno di tutte le altre componenti del Club, sportive e non sportive, perchè il dialogo che ha saputo instaurare l'ex bomber campano è stato a 360 gradi. Queste cose Maiorino non solo le sa, ma le ha viste nascere e ha dato una mano a costruirle, non c'è bisogno che qualcuno si svegli tardi al mattino per ricordargliele.

Suning sta facendo bene, sta imparando con fierezza e credibilità il mestiere dell'editore, del proprietario di una grande squadra di calcio. Non ha solo risorse Suning e lo scriviamo in un mondo che sembra apprezzare solo chi "cia i soldi" fino a non dare più importanza ai soldi stessi visto che ne ha così tanti... No, Suning nel portamento va oltre i soldi, sta mostrando toni appropriati e rispettosi nei confronti degli avversari, dimostra determinazione e sobrietà nel modo di muoversi, nella gestione quotidiana dell'Inter e nelle linee di prospettiva sul mercato. Quanto stiamo per sostenere non va quindi minimamente inteso a detrimento del colosso cinese. Ma nell'ottica invece del rispetto a chi viene deriso in maniera così grossolana e semplicistica da diventura udite udite noiosa e stucchevole. E qui il riferimento passa a Sino Europe Sports. Il fondo cinese, la cordata cinese, sta affrontando tempi biblici e si ritrova al centro di situazioni controverse e contradditorie circa il rispetto delle scadenze, per il semplice motivo che, mai, nella storia del Calcio italiano, una trattativa di cessione di società sportiva Italia su estero è mai esistita sulle basi di somme così ingenti. Lo spirito di patate con cui vengono trattati e considerati i 250 milioni versati a Fininvest e gli altri 50 fino a ieri sui blocchi di partenza, non tiene conto del fatto che mai così tanto cash era stato versato in Italia nel tentativo di acquisto di un Club calcistico nostrano. Suning, ad esempio, il 28 Giugno 2016, ha acquistato l'Inter da Thohir versando 142 milioni di euro, ovvero 4,2 milioni per innalzare il capitale sociale e 137,8 milioni per pagare il sovrapprezzo dell'aumento di capitale. Si tratta di 142 milioni rimasti nell'Inter, mentre a Massimo Moratti e a Erick Thohir sono andati 128 milioni per l'acquisto dei rispettivi pacchetti azionari. Per un totale di 270 milioni. Quindi, ricapitoliamo: il Milan costa a Sino Europe 520 milioni, l'Inter a Suning 128. Per il Milan, Sino Europe dovrà immettere nel Club 300 milioni in 3 anni, mentre Suning ha versato 142 milioni. Non solo: l'indebitamento finanziario del Milan è di 240 milioni, quello dell'Inter era all'epoca di giugno 2016 di 600 milioni di euro (fonte Il Sole 24 Ore). Almeno le cifre, i numeri, i soldi, la "fresca" tanto per farci capire proprio da tutti, riescono a spiegare che si tratta di due operazioni ben diverse e che in particolare l'operazione Milan e ben diversa da quella dell'Inter? E che quindi le difficoltà aumentano all'ennesima potenza? Domande che poniamo con forza anche se, lo sappiamo senza vittimismi e senza piangerci addosso, la risposta sarà di continuare a cercare citofoni cinesi oppure di negare giorno dopo giorno l'esistenza financo della Grande Muraglia.

In realtà oggi Inter e Milan hanno altri obiettivi. Soprattutto l'Inter che ha già una grande proprietà con grandi progetti, ma anche il Milan che ha, dopo diversi anni di problemi e di progetti poco fruttiferi, una buona base sana. solida, giovane e italiana, su cui continuare a seminare e a costruire quando sarà terminata la fase di stallo che in questo momento impedisce i rinnovi e figurarsi gli acquisti (Musacchio?!?). Inter e Milan devono ripromettersi, e lo possono fare, anche perchè ad oggi, lo dice anche la classifica la distanza fra le due non è siderale, di non vivere più nella scia di Roma e Napoli. La Roma rischia di perdere i suoi big, Manolas e Nainggolan in primis, e appare abbastanza strenuamente legata allo Stadio, ma il suo progetto sportivo non sembra convincere soprattutto lo stesso Spalletti. Lo stesso dicasi per il Napoli che perderà Mertens e probabilmente anche Ghoulam. Per rimanere fra le prime tre, Insigne potrebbe non bastare. Le due milanesi, nella stagione che riporterà quattro squadre italiane in Champions League, devono tornare a testa alta nell'Europa che conta.

Narrano i pissi pissi bau bau che Mino Raiola non stia facendo propriamente i salti di gioia, rispetto ai suoi propositi di rilancio in grande stile del giocatore, davanti alla stagione appena sufficiente fatta fino ad oggi a Nizza da parte di Mario Balotelli. Dopo aver fatto due estati fa i salti mortali per portarlo in prestito al Milan e una estate fa per far si che il Liverpool lo regalasse al Nizza, Super Mino si aspettava qualcosa di più. E invece a Nizza hanno conosciuto un attaccante dignitosamente prolifico (12 gol in 22 partite ufficiali, con l'aiuto di qualche rigore), ma ancora con qualche eccesso caratteriale in campo e non sempre al massimo della forma per guai fisici e acciacchi. Tanto è vero che la Nazionale e il Ct Ventura non si sono più posti grossi problemi nei suoi confronti e sostanzialmente non si sono fatti più vivi. Ecco perchè Mino Raiola sembra sia entrato nell'ottica del Nord America. Sembra che i suoi emissari stiamo cercando qualche ricca proposta dal Canada o dalla MLS in genere per anticipare i tempi dell'esilio dorato che conoscono bene i vari Kakà e Beckham, Pirlo e Lampard.

Chi invece non pensa a Toronto o a New York è Matteo Darmian, giocatore della Nazionale italiana di calcio. Forte di un contratto con il Manchester United fino al 30 Giugno 2019, l'ex gioiellino della Primavera rossonera non ha problemi immediati. Il ragazzo, però, serio e temperato come solo lui sa essere, aveva sperato di tornare a giocare in Italia già durante lo scorso mercato estivo. Ma a Giugno 2017, vorrebbe provarci con molta più decisione, tornando ebbene sì, a Milano. Milan o Inter Darmian è stato un prodotto di punta del Settore Giovanile del Milan fino al 2009, da difensore centrale sembrava poter essere il nuovo Filippo Galli. Poi ha lasciato il Milan, dopo un rigore sbagliato nei playoff Scudetto Primavera sul campo del Genoa. Ha saputo reggere la traversata nel deserto in anni faticosi a Padova e a Palermo nel tentativo di riproporsi come esterno destro, fino ad esplodere meritatamente poi nel Torino e in Nazionale. Darmian sarebbe il profilo giusto, giovane e italiano, per mettere nuovamente radici nel Milan. Ma qualche contatto, nelle scorse finestre di mercato, Matteo l'ha avuto anche con l'Inter. Se lo United saprà essere ragionevole, un Darmian rossonero o nerazzurro potrà arricchire nel giro di qualche mese la Serie A 2017-2018

Editoriale di Mauro Suma, Sacchi-Dybala: juventini distratti. Bacca: nessuna grazia ricevuta. 200 milioni Closing e 200 milioni Guardiola. I derby estremi di Roma e Genova


Editoriale di Mauro Suma, Sacchi-Dybala: juventini distratti. Bacca: nessuna grazia ricevuta. 200 milioni Closing e 200 milioni Guardiola. I derby estremi di Roma e Genova

Era appena finita Juventus-Porto e dopo partite del genere, dove tutto va per filo e per segno, le tv devono cercare di ravvivare e movimentare. E' accaduto anche su Premium, dove Arrigo Sacchi ha stimolato Dybala: "Sei un modello per i giovani, sei un grandissimo giocatore, perchè protesti sempre?". Il giovane bianconero non ha preso cappello, non ha fatto il permaloso e ha risposto alla domanda: "Verò, cercherò di trattenermi". Non sappiamo se ne sia stato informato Buffon che, nelle settimane successive a Milan-Juventus dell'andata, aveva teorizzato che protestare significa aver fame e voglia di vincere, tanto è vero che aveva fatto notare il portierone come sulla punizione di Pjanic di San Siro il Milan avesse protestato di più mentre i suoi compagni si erano "colpevolmente" allontanati da arbitro e addizionali. Ma al di là di questo, pensavamo che le torme di juventini urlanti e insultati sui social non si fossero lasciate scappare l'impasto "micidiale" della domanda "oltraggiosa" all'intoccabile, e spesso per terra, Dybala da parte del milanista Sacchi su uno dei canali, udite udite, dell'anticristo Mediaset. E invece i più rozzi fra i vari Angelini di turno hanno iniziato tutta una serata a inveire sulle sette Champions League della storia rossonera vinte, abbiamo appreso, non lo avevamo capito, dal 1963 al 2007, solo perchè Silvio Berlusconi era presidente del Consiglio, fatto notoriamente influente sulle dinamiche UEFA...soprattutto negli anni Sessanta e Ottanta...Lo stesso è accaduto dopo il sorteggio fra Juventus e Barcellona, gara che tutti gli italiani, anche interisti, milanisti, napoletani e giallorossi seguiranno certamente con amore per il calcio quando si saranno depurati dalle scorie del "modo" che ancor offende tutti e indistintamente. Proprio su JTV, il canale tematico della Juventus, oggetto nei giorni scorsi di una richiesta di scuse da parte dell'Unione Stampa Sportiva Italiana (USSI), apparivano in onda quasi più messaggi ironici dei tifosi sulle inesistenti avversarie di Milan, Inter e Napoli nel prossimo turno europeo che di commento effettivo dell'abbinamento nei Quarti fra bianconeri e catalani. Del resto, non ci sono dubbi, Juventus-Barcellona è il presente della Champions League, ma non sarebbe un presente così mediatico e così importante se non avesse una Storia. E i numeri della Storia sono quelli, da lì non ci sono vie di fuga, non c'è mal di pancia che tenga: 7 - 3 - 2.

Abbiamo letto che Bacca è stato graziato. Più che graziato, è stato miracolato da Montella e Galliani che l'hanno trattenuto, altrimenti chissà cosa sarebbe accaduto. Male, come ha sottolineato Vincenzo Montella nell'immediato post-partita e anche lo stesso Pier Silvio Berlusconi qualche giorno più tardi. Pensavamo che Bacca meritasse almeno la stessa sanzione di Icardi dopo Juventus-Inter, partita nella quale, nonostante l'espulsione di Perisic avvenuta durante il recupero, Rizzoli ha chiuso la gara 10 secondi prima, al 93'50". Invece la discrezionalità riveduta e corretta di Massa (quanto poteva essere sereno dopo il gol di Pjanic dell'andata a San Siro? Perchè è stato messo in quella condizione?) e l'atteggiamento di sfida di Doveri probabilmente non sfuggito ai vertici arbitrali viste le ultime designazioni nei confronti delle proteste dei giocatori rossoneri, rimaste nella norma prima del fischio finale, potrebbero aver attutito il tasso di severità post-gara anche se non disponiamo della benchè minima controprova. Ma attenzione a parlare di Milan graziato: da Torino, i rossoneri sono comunque tornati, in vista di Milan-Genoa di questa sera, con 3 giocatori squalificati. A Bacca è andata bene, ma non a Sosa (il suo primo fallo non era assolutamente da ammonizione) e nemmeno a Romagnoli che dopo la marcatura vocale, stretta e sistematica, praticata per larga parte della gara dai giocatori avversari su arbitro ed assistenti, pensava di potersi almeno avvicinare all'arbitro per rivendicare un rinvio dal fondo al posto del calcio d'angolo erroneamente concesso alla Juventus dopo l'ultima deviazione di Bonucci nell'area di rigore del Milan. E invece no, ecco Romagnoli ammonito ancor prima di aprire bocca. A lui, almeno a lui, non era concesso.

Duecento milioni di euro. E' la cifra all'ordine del giorno. Sono le prime due caparre versate da Sino-Europe Sports per l'acquisizione del Milan, non ancora seguite dalla terza. Su questa trattativa, sulla sequela di date, sulle varie tappe e il codazzo di illazioni, sospetti, sfottò che questa vicenda porta con sè da parte dei critici, degli avversari, ma anche degli stessi tifosi rossoneri, ci si è soffermati più volte. Eppure, se dall'interno di una vicenda così incandescente e così controversa, Fininvest ha ancora la determinazione di proseguire e la strepitosa capacità di incassare ogni tipo di spinta contraria, una ragione vera, consistente, effettiva, ci sarà. Restiamo però sui 200 milioni, anche se cambiamo completamente fronte. Duecento milioni, ovvero la montagna di euro fatta spendere al Manchester City da Pep Guardiola nel corso della scorsa estate di calciomercato. Eppure, niente Champions. Eppure, Campionato nella scia di un Antonio Conte e di un Chelsea che hanno speso infinitamente meno. E' la definitiva involuzione di Guardiola?

A Roma, il derby ha cambiato tutto. Prima della gara di andata di Coppa Italia, la stagione sembrava ormai definita per il calcio romano: Roma in grande spolvero dopo la vittoria di San Siro e pienamente in corsa per vincere almeno uno dei tre trofei per i quali era in corsa, Lazio alle prese con una stagione buona ma non esaltante. Le reti di Milinkovic e Immobile nel derby di andata delle Semifinali di Coppa Italia hanno letteralmente sradicato i rapporti di forza. Oggi la Roma è mezza e mezza, in cerca d'identità. La Lazio lanciata verso obiettivi impensabili a inizio stagione. Nel mezzo la campagna di Sky per la remuntada della Roma contro il Lione che ha fatto imbizzarrire i tifosi laziali. sul fronte Genova, invece, il derby di Marassi è stato il peggiore possibile per il Genoa. Dopo aver perso 2-1 all'andata giocando comunque una grande gara, i grifoni di Juric pensavano di prendersi la rivincita al ritorno in casa, dopo il recupero di Pavoletti. Invece sia Pavoletti che Rincon non ci sono più e il Genoa, che aveva cambiato Mister proprio per evitare di arrivare al derby da pulcino bagnato, ha subìto il gol di Muriel con la Samp che ha fatto come il gatto con il topo. Derby grigio, derby anonimo, ma tanto prima o poi segno. Così è stato per la Samp, così è salito in cattedra Muriel, con la stessa perentorietà con cui si era preso questo derby Milito, anni fa, dalla parte opposta della città. Il derby rilancia in chiave mercato le casse blucerchiate desiderose di fare cassa o con Muriel, o con Schick o con tutti e due, mentre il pulmann genono partito in anticipo verso Milano per dribblare la rabbiosa contestazione dei propri tifosi, è l'amara istantanea dell'altra parte.

Editoriale di Mauro Suma, Juve-Milan: molto peggio del gol di Muntari. Juve-Milan: tra Massa e Doveri. Bianconeri: l'armata schiaccia, ma il Milan ha fatto il suo. Donnarumma: il bacio della maglia

Editoriale di Mauro Suma, Juve-Milan: molto peggio del gol di Muntari. Juve-Milan: tra Massa e Doveri. Bianconeri: l'armata schiaccia, ma il Milan ha fatto il suo. Donnarumma: il bacio della maglia

Juve-Milan: molto peggio del gol di Muntari. Juve-Milan: tra Massa e Doveri. Bianconeri: l'armata schiaccia, ma il Milan ha fatto il suo. Donnarumma: il bacio della maglia

Il Milan lascia Torino, con la stessa sensazione del famoso Dicembre 2004, la famosa partita in cui la Juventus aveva chiuso il Milan nella propria metà campo, la metà campo della Juventus naturalmente. Anche quella sera ci furono tre episodi ad orologeria, rigore non fischiato su Crespo, rigore non fischiato su Kaladze e regola del vantaggio non concessa a Sheva ormai lanciato verso la porta avversaria nel secondo tempo. La stessa regola del tre di ieri sera: espulsione di Sosa durante il tempo di recupero che si consuma in dieci secondi, partita che viene fatta andare avanti ben oltre il 94'30" e rigore opinabile con il braccio di De Sciglio attaccato al corpo. Rispetto al 2004, c'è dell'altro e c'è di più: Bonucci che butta a terra l'avversario e lo insulta, Khedira che spinge fuori Sosa, cartellini e falli laterali chiesti con ossessività e capannelli senza sosta attorno ad arbitro e collaboratori per qualsiasi episodio e in qualsiasi circostanza. Siamo partiti dal 2004 e non dal gol di Muntari, perchè quello storico gol dopo il quale sono arrivati assistenti addizionali, goal line technology e VAR (importante insegnarlo anche al giovanotto Dybala insieme alle buone maniere con il suo allenatore), era stato un episodio. Storico, epocale, inarrivabile, ma un episodio. Ieri sera siamo tornati alla sequela, al feuilleton, alle decisioni seriali. Adesso il Milan si prende tutto il carico: beffa, sconfitta con destrezza, squalifiche e predicozzi. Perchè sicuramente inizieranno a giudicare e a sostenere che si protesta sempre troppo contro la Juventus e il modo della Juventus di arrivare alle vittorie in determinate partite. Naturalmente nei titoli dei media il Milan verrà lasciato solo. E' del Milan la furia, è il Milan che protesta. Chissà perchè poi, vero? Nessuno sa prendersi la responsabilità di giudicare, ci si nasconde tutti, pavidi, dietro il dito dell'amarezza del Milan.

Dopo il gol regolare di Pjanic annullato all'andata a San Siro, era facilmente prevedibile che Massa non sarebbe stato tranquillo nell'arbitrare in prima persona la stessa partita nella quale, da addizionale, aveva commesso un errore grave e pesante. Massa ha cercato di rimanere tranquillo, ma nell'ultimo quarto d'ora è sembrato andare in panico e, stesso fallo, c'era il giallo per il Milan e il prego si accomodi per la Juventus. La responsabilità che si è preso di dare un rigore a tempo scaduto è quella dalla quale si era tenuto lontano Orsato, sempre in recupero, su Luiz Adriano in Fiorentina-Milan. Non è chiaro se sia stato Doveri, l'uomo del Milan in 9 a Bologna per ammonizioni successive a falli sui quali nella gara successiva da lui arbitrata, Palermo-Sampdoria, ha sorvolato, oppure il lontano e mal piazzato Massa ad aver deciso che la palla tirata addosso a De Sciglio da pochissimi metri fosse da rigore. Così, per non saper nè leggere nè scrivere, non verrà più controllato lo score di nessun arbitro con nessuna squadra, tantomeno quella rossonera. Compensazioni, pesi e misure: ci siamo, tutto ristabilito, tutto a posto. Quel che è certo invece è che sarà il Milan a dover controllare i giocatori disponibili per la partita di sabato prossimo. Non ci saranno Sosa e Romagnoli contro il Genoa, è il consueto ritorno da Torino che anche altre squadre italiane ben conoscono: cornuti, mazziati e decimati. E guai a farlo notare, gli sgherri a pagamento inizieranno ad aggredirti. Purtroppo però, non è colpa nostra, certe cose accadono sempre e solo alle stesse latitudini e longitudini e senza fare differenze fra una squadra e l'altra. Anche all'estero se ne sono accorti. Una sola consolazione per i tifosi milanisti: ieri sera il giovane, indignato, Donnarumma, nauseato come solo i giovani sanno esserlo, ha baciato la maglia e ha scelto. I suoi colori sono il rosso e il nero, a maggior ragione dopo la prova del nove, anzi la prova del 94 e 48 di ieri sera.

Resta poco spazio per commentare la partita. La Juventus è una armata che attacca e schiaccia tutti gli avversari, soprattutto nel suo stadio, non solo il Milan. Ma, come a Doha, dopo una grande mezz'ora bianconera e con il Milan troppo in soggezione, ha subìto il gol di Bacca e nel secondo tempo la partita è stata equilibrata. Donnarumma ha fatto tante parate, ma il Milan ha sempre cercato di rispondere e nella ripresa ha avuto almeno quattro occasioni per segnare il secondo gol. Per il Milan si conferma la regola del periodo: subisce sempre gol strani. Seguiteci: a Udine gol di De Paul che doveva essere espulso per aver azzoppato De Sciglio, contro la Sampdoria su rigore, contro la Lazio su rigore, contro la Fiorentina in fuorigioco, contro il Chievo su rigore, contro la Juventus un gol in linea e un gol su rigore a tempo abbondantemente scaduto. Così anche Di Francesco e Peluso potranno ben capire di cosa parlasse Vincenzo Montella alla vigilia di Sassuolo-Milan. Ai rossoneri resta il bacio della maglia di Donnarumma dopo una sua prestazione fenomenale, così nessuno potrà rovistare come è accaduto nel post-Coppa Italia nel cestino della spazzatura dopo la straordinaria partita del ragazzo a Torino. L'eccesso di spazzatura almeno ce lo risparmieranno, sia in italiano che in cinese visto il digustoso riferimento che ha preceduto Juventus-Milan.

Editoriale di Mauro Suma, Estate 2001: Shevchenko - Estate 2017: Donnarumma. Milan: una proprietà senza se e senza ma. Tv: da Muntari a Bacca

Editoriale di Mauro Suma,Estate 2001: Shevchenko - Estate 2017: Donnarumma. Milan: una proprietà senza se e senza ma. Tv: da Muntari a Bacca


Nel Giugno 2001 il Milan era arrivato sesto a 26 punti dalla Roma tricolore e nell'estate precedente non aveva fatto mercato, tanto è vero che nel Luglio 2000 era arrivato il solo Redondo ma si era infortunato subito e sarebbe rimasto fermo per due anni e mezzo. In quella situazione e in quel panorama, Andriy Shevchenko chiese di essere ceduto. Il Milan rispose con una proposta di adeguamento di contratto che Sheva prima respinse e che poi accettò, ma solo dopo la notizia degli acquisti di Pirlo, Rui Costa e Inzaghi. Il Milan è abituato a galleggiare nella Storia e la Storia spesso si ripete. Nell'estate del 2017, non Donnarumma direttamente perchè Gigio caro nostro non ne avrebbe mai il cuore di fare una cosa del genere, ma chi sappiamo potrebbe chiedere (anche se per lo stesso rispetto che Mino Raiola ebbe di Adriano Galliani nel 2015 al momento del meno mediatico ma altrettanto difficile e insidioso rinnovo contrattuale dei 16 anni, alla fine "arriveranno i nostri") alla proprietà del Milan di lasciare libero il ragazzo senza un chiaro e forte programma sportivo ed economico di rilancio della squadra. E il solo rischio atterrisce tutti i tifosi milanisti. Trentun anni fa, senza l'arrivo di Silvio Berlusconi, il Milan avrebbe ceduto Franco Baresi e sarebbe morto. E' esattamente questo il rischio che l'AC Milan di Milano 7 volte Campione d'Europa ha davanti a sè in questo momento. La partenza, alla quale non crediamo ma che molti adombrano, di Gigio Donnarumma sarebbe non solo il punto di ridimensionamento di un forte valore economico (in linea con quello attuale) da dare al Club anche in future trattative da parte di Fininvest, non solo il depotenziamento del progetto del Milan giovane e italiano, ma anche il più volte rimandato appuntamento con il San Siro vuoto: era stato promesso dai tifosi dopo Kakà e sono comunque tornati anche se non tutti, era stato promesso dopo Ibra e Thiago e anche se a singhiozzo sono tornati, la partenza di Donnarumma per via di una eventuale latitanza di un importante mercato di potenziamento darebbe invece "finalmente" a Milano due stadi: pieno quando gioca l'Inter di Suning, vuoto o quasi quando gioca il Milan. Il paragone con l'Inter di Suning che ci fa male al cuore e al quale abbiamo cercato di opporci con una gag televisiva che in molti ci stanno giustamente rinfacciando, è un po' il punctum dolens, anche perchè prima di acquisire l'Inter (con gli stessi soldi cash versati da Sino Europe a Fininvest come caparra, 200 milioni), la stessa holding di Zhang si era informata sul Milan ma di fronte alla richiesta economica ha cambiato obiettivo (ecco perchè Luiz Adriano...?). In ogni caso l'Inter non gioca una partita di Champions League dal Marzo 2012, esattamente da 5 anni, in Campionato fa meglio del Milan ma senza mai arrivare fra le prime 3, vive situazioni limite come gli esoneri nervosi di Mancini/De Boer e il doppio ko con il Beer Sheva e non ha vinto una Finale contro la Juventus come ha fatto il Milan a Doha, ha speso 5 volte più del Milan nelle ultime 2 sessioni di mercato ed è avanti di un solo punto. Eppure i suoi tifosi riempiono quasi sempre lo stadio, amano la loro squadra e il loro orgoglio d'appartenenza ai colori nerazzurri è lo stesso di 5 anni fa. I tifosi interisti percepiscono dal loro Club determinazione, competitività e coraggio al di là dei risultati sportivi e se il percorso psicologico e sentimentale dei tifosi milanisti, che non ci dormono la notte per il loro Milan, è esattamente e diametralmente opposto, è un tema di riflessione che non può più essere schivato. Nella pancia degli ultimi cinque anni, ci sono sono troppe cose da cui i tifosi del Milan si sentono "circondati". Le cifre molto alte ma soprattutto le cadenze inspiegabili delle trattative per la cessione del Club, le guerre interne, i mercati umorali, i mercati a saldo zero, gli allenatori improvvisati, gli allenatori sfiduciati, una sensazione generale di navigazione appassionata ma a vista, continuamente mediata da vari fattori rispetto ai quali il campo e i colori non sempre sono sul gradino più alto del podio. Tutto questo rende gli occhi dei tifosi rossoneri sbarrati, sbigottiti, attoniti. Il Milan deve affrontare e risolvere questo circolo vizioso. E' tanto tempo che il Milan e la sua gente non si guardano negli occhi, davvero e sul serio. Sono tifosi di cuore quelli rossoneri, sono sempre quelli delle splendida coreografia per Silvio Berlusconi dello scorso derby, e il loro cuore non si merita, ad oltranza, questi anni.

Il Milan ha una spina dorsale molto importante, bella, competitiva, completa nei reparti e nei settori, in campo e fuori dal campo: Donnarumma, Romagnoli, De Sciglio, Bonaventura, Suso, Montella e Maiorino. E' la prima volta che dopo cinque anni può costruire un ciclo su una base giovane, seria, tecnicamente preparata e con idee di prospettiva. E' un fiore che nella prossima estate va innaffiato e non va fatto avvizzire, perchè la posta in palio è quella che ricordavamo più sopra. Abbiamo ben presente il senso di responsabilità di Fininvest in qualsiasi trattativa, ma è dai tempi della cordata di Montecarlo dissoltasi come neve al sole nel Gennaio 1986 che abbiamo nel cuore il concetto che le cordate sono estranee al dna storico del Milan. Il Club deve essere ceduto ad un singolo acquirente e su basi economiche compatibili per un solo acquirente. Fino a che questo non accadrà, il Milan, che non vince la Champions League da 10 anni (non era mai accaduto nell'intera Era Berlusconi), deve essere rinforzato e rilanciato da quella che sarà la sua proprietà il 1' Giugno 2017. Con cura, certo con sacrifici ma con amore. Perchè quando, soprattutto ad alto livello economico-finanziario, si fanno le cose con amore e compattezza, si torna ad acquisire un grande valore, se si fanno le cose cruciali e nevralgiche come il mercato estivo all'insegna della tensione e del fastidio, poi arrivano le trattative-stillicidio con compratori tutt'altro che fulminei. Nella vita come nel calcio, tutto è direttamente proporzionale e tutto in qualche modo torna. Comunque sia, ruggito o non ruggito, qual è la situazione Milan, "dopo" il 3 Marzo: non bisogna dare nulla per scontato. Salta tutto? Salta tutto. Ci sarà la proroga? Ci sarà la proroga. Ci sarà il closing? Ci sarà il closing. Quel che appare certo è che Silvio Berlusconi in queste ore sta dando ragione, "resùn" in milanese, a chi gli dice di tenerselo il suo Milan. Altra cosa: la trattativa si è rivelata poco solida, molto contradditoria, assolutamente controversa, ma è stata una trattativa. Una vicenda vera, con troppe fughe in avanti e troppi passi incerti, ma vera. Chi allude a qualcosa di diverso, non sforni sentenze, sfoghi o risate su Silvio Berlusconi o sulla Fininvest o sul Milan, ma si prenda i suoi rischi, giochi le sue carte e porti in Tribunale, per dimostrare le proprie "tesi", tutti coloro che sono stati garanti della trattativa lacunosa e stancante ma vera che è sfilata sotto i nostri occhi. Ci riferiamo a Rothschild & Co., allo studio Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners, a Lazard, a BNP Paribas e allo studio Chiomenti.

Esattamente un anno fa non riuscivamo a farcene una ragione: il tacchetto di Biondini alto sul ginocchio di Kucka, l'arbitro Rocchi che lascia correre e il Sassuolo che segna il gol del 2-0 al Milan. Ci siamo trovati nella stessa condizione di chi non si è capacitato, domenica scorsa, del mancato rigore concesso al Sassuolo per il fallo di Paletta. Solo che un anno fa urlavamo da soli nel silenzio, un anno dopo hanno urlato tutti e Di Francesco era in ottima compagnia. Per i due tocchi involontari di Bacca dal dischetto, i soliti noti, il più grande, unico e incommensurabile Sassuolo Channel che conosciamo, hanno fatto un rumore che il gol di Muntari di 5 anni fa nemmeno se lo sogna. I tifosi del Milan se ne sono, almeno di questo, fatti una ragione. Hanno perfettamente presente l'indirizzo e il recapito della regola mediatica: errori arbitrali a sfavore del Milan (anche casi limite come De Paul che non viene espulso dopo aver azzoppato De Sciglio e segna il gol della vittoria a Udine) silenzio e si parla della partita, errori arbitrali a favore del Milan della partita non si parla più e si urla solo sugli episodi. A proposito della partita: a Reggio Emilia, il Milan, al netto degli episodi, ha giocato meglio, ha avuto più occasioni e ha vinto con merito. Esattamente come la grande Juve, la grande consorella televisiva, contro l'Inter in Campionato e contro il Napoli in Coppa Italia. Su questa partita, una sola cosa da dire: il troppo tempo trascorso prima di avere una immagine soddisfacente per capire se Callejon fosse o meno in fuorigioco al momento del suo gol, non è accettabile nella comunicazione e nella produzione televisiva nell'anno 2017. Chiusura su Ignazio Abate: il tanto criticato e bistrattato Ignazio Abate. Con l'occhio chiuso e la retina un po' così, è rimasto in campo a fare il centravanti di sbarramento per dare una mano alla squadra e per amore della maglia nel finale di Reggio Emilia. I ragazzi splendidi sono fatti così, danno tutto, danno il cuore, senza troppe parole, senza piagnistei, senza pantofole e senza sbrodolare. E siamo convinti che, anche negli anni successivi alla fine della sua carriera rossonera, Abate sarà sempre così: autentico, sincero e sempre innamorato del suo Milan