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Editoriale di Mauro Suma, Sacchi-Dybala: juventini distratti. Bacca: nessuna grazia ricevuta. 200 milioni Closing e 200 milioni Guardiola. I derby estremi di Roma e Genova


Editoriale di Mauro Suma, Sacchi-Dybala: juventini distratti. Bacca: nessuna grazia ricevuta. 200 milioni Closing e 200 milioni Guardiola. I derby estremi di Roma e Genova

Era appena finita Juventus-Porto e dopo partite del genere, dove tutto va per filo e per segno, le tv devono cercare di ravvivare e movimentare. E' accaduto anche su Premium, dove Arrigo Sacchi ha stimolato Dybala: "Sei un modello per i giovani, sei un grandissimo giocatore, perchè protesti sempre?". Il giovane bianconero non ha preso cappello, non ha fatto il permaloso e ha risposto alla domanda: "Verò, cercherò di trattenermi". Non sappiamo se ne sia stato informato Buffon che, nelle settimane successive a Milan-Juventus dell'andata, aveva teorizzato che protestare significa aver fame e voglia di vincere, tanto è vero che aveva fatto notare il portierone come sulla punizione di Pjanic di San Siro il Milan avesse protestato di più mentre i suoi compagni si erano "colpevolmente" allontanati da arbitro e addizionali. Ma al di là di questo, pensavamo che le torme di juventini urlanti e insultati sui social non si fossero lasciate scappare l'impasto "micidiale" della domanda "oltraggiosa" all'intoccabile, e spesso per terra, Dybala da parte del milanista Sacchi su uno dei canali, udite udite, dell'anticristo Mediaset. E invece i più rozzi fra i vari Angelini di turno hanno iniziato tutta una serata a inveire sulle sette Champions League della storia rossonera vinte, abbiamo appreso, non lo avevamo capito, dal 1963 al 2007, solo perchè Silvio Berlusconi era presidente del Consiglio, fatto notoriamente influente sulle dinamiche UEFA...soprattutto negli anni Sessanta e Ottanta...Lo stesso è accaduto dopo il sorteggio fra Juventus e Barcellona, gara che tutti gli italiani, anche interisti, milanisti, napoletani e giallorossi seguiranno certamente con amore per il calcio quando si saranno depurati dalle scorie del "modo" che ancor offende tutti e indistintamente. Proprio su JTV, il canale tematico della Juventus, oggetto nei giorni scorsi di una richiesta di scuse da parte dell'Unione Stampa Sportiva Italiana (USSI), apparivano in onda quasi più messaggi ironici dei tifosi sulle inesistenti avversarie di Milan, Inter e Napoli nel prossimo turno europeo che di commento effettivo dell'abbinamento nei Quarti fra bianconeri e catalani. Del resto, non ci sono dubbi, Juventus-Barcellona è il presente della Champions League, ma non sarebbe un presente così mediatico e così importante se non avesse una Storia. E i numeri della Storia sono quelli, da lì non ci sono vie di fuga, non c'è mal di pancia che tenga: 7 - 3 - 2.

Abbiamo letto che Bacca è stato graziato. Più che graziato, è stato miracolato da Montella e Galliani che l'hanno trattenuto, altrimenti chissà cosa sarebbe accaduto. Male, come ha sottolineato Vincenzo Montella nell'immediato post-partita e anche lo stesso Pier Silvio Berlusconi qualche giorno più tardi. Pensavamo che Bacca meritasse almeno la stessa sanzione di Icardi dopo Juventus-Inter, partita nella quale, nonostante l'espulsione di Perisic avvenuta durante il recupero, Rizzoli ha chiuso la gara 10 secondi prima, al 93'50". Invece la discrezionalità riveduta e corretta di Massa (quanto poteva essere sereno dopo il gol di Pjanic dell'andata a San Siro? Perchè è stato messo in quella condizione?) e l'atteggiamento di sfida di Doveri probabilmente non sfuggito ai vertici arbitrali viste le ultime designazioni nei confronti delle proteste dei giocatori rossoneri, rimaste nella norma prima del fischio finale, potrebbero aver attutito il tasso di severità post-gara anche se non disponiamo della benchè minima controprova. Ma attenzione a parlare di Milan graziato: da Torino, i rossoneri sono comunque tornati, in vista di Milan-Genoa di questa sera, con 3 giocatori squalificati. A Bacca è andata bene, ma non a Sosa (il suo primo fallo non era assolutamente da ammonizione) e nemmeno a Romagnoli che dopo la marcatura vocale, stretta e sistematica, praticata per larga parte della gara dai giocatori avversari su arbitro ed assistenti, pensava di potersi almeno avvicinare all'arbitro per rivendicare un rinvio dal fondo al posto del calcio d'angolo erroneamente concesso alla Juventus dopo l'ultima deviazione di Bonucci nell'area di rigore del Milan. E invece no, ecco Romagnoli ammonito ancor prima di aprire bocca. A lui, almeno a lui, non era concesso.

Duecento milioni di euro. E' la cifra all'ordine del giorno. Sono le prime due caparre versate da Sino-Europe Sports per l'acquisizione del Milan, non ancora seguite dalla terza. Su questa trattativa, sulla sequela di date, sulle varie tappe e il codazzo di illazioni, sospetti, sfottò che questa vicenda porta con sè da parte dei critici, degli avversari, ma anche degli stessi tifosi rossoneri, ci si è soffermati più volte. Eppure, se dall'interno di una vicenda così incandescente e così controversa, Fininvest ha ancora la determinazione di proseguire e la strepitosa capacità di incassare ogni tipo di spinta contraria, una ragione vera, consistente, effettiva, ci sarà. Restiamo però sui 200 milioni, anche se cambiamo completamente fronte. Duecento milioni, ovvero la montagna di euro fatta spendere al Manchester City da Pep Guardiola nel corso della scorsa estate di calciomercato. Eppure, niente Champions. Eppure, Campionato nella scia di un Antonio Conte e di un Chelsea che hanno speso infinitamente meno. E' la definitiva involuzione di Guardiola?

A Roma, il derby ha cambiato tutto. Prima della gara di andata di Coppa Italia, la stagione sembrava ormai definita per il calcio romano: Roma in grande spolvero dopo la vittoria di San Siro e pienamente in corsa per vincere almeno uno dei tre trofei per i quali era in corsa, Lazio alle prese con una stagione buona ma non esaltante. Le reti di Milinkovic e Immobile nel derby di andata delle Semifinali di Coppa Italia hanno letteralmente sradicato i rapporti di forza. Oggi la Roma è mezza e mezza, in cerca d'identità. La Lazio lanciata verso obiettivi impensabili a inizio stagione. Nel mezzo la campagna di Sky per la remuntada della Roma contro il Lione che ha fatto imbizzarrire i tifosi laziali. sul fronte Genova, invece, il derby di Marassi è stato il peggiore possibile per il Genoa. Dopo aver perso 2-1 all'andata giocando comunque una grande gara, i grifoni di Juric pensavano di prendersi la rivincita al ritorno in casa, dopo il recupero di Pavoletti. Invece sia Pavoletti che Rincon non ci sono più e il Genoa, che aveva cambiato Mister proprio per evitare di arrivare al derby da pulcino bagnato, ha subìto il gol di Muriel con la Samp che ha fatto come il gatto con il topo. Derby grigio, derby anonimo, ma tanto prima o poi segno. Così è stato per la Samp, così è salito in cattedra Muriel, con la stessa perentorietà con cui si era preso questo derby Milito, anni fa, dalla parte opposta della città. Il derby rilancia in chiave mercato le casse blucerchiate desiderose di fare cassa o con Muriel, o con Schick o con tutti e due, mentre il pulmann genono partito in anticipo verso Milano per dribblare la rabbiosa contestazione dei propri tifosi, è l'amara istantanea dell'altra parte.

Editoriale di Mauro Suma, Juve-Milan: molto peggio del gol di Muntari. Juve-Milan: tra Massa e Doveri. Bianconeri: l'armata schiaccia, ma il Milan ha fatto il suo. Donnarumma: il bacio della maglia

Editoriale di Mauro Suma, Juve-Milan: molto peggio del gol di Muntari. Juve-Milan: tra Massa e Doveri. Bianconeri: l'armata schiaccia, ma il Milan ha fatto il suo. Donnarumma: il bacio della maglia

Juve-Milan: molto peggio del gol di Muntari. Juve-Milan: tra Massa e Doveri. Bianconeri: l'armata schiaccia, ma il Milan ha fatto il suo. Donnarumma: il bacio della maglia

Il Milan lascia Torino, con la stessa sensazione del famoso Dicembre 2004, la famosa partita in cui la Juventus aveva chiuso il Milan nella propria metà campo, la metà campo della Juventus naturalmente. Anche quella sera ci furono tre episodi ad orologeria, rigore non fischiato su Crespo, rigore non fischiato su Kaladze e regola del vantaggio non concessa a Sheva ormai lanciato verso la porta avversaria nel secondo tempo. La stessa regola del tre di ieri sera: espulsione di Sosa durante il tempo di recupero che si consuma in dieci secondi, partita che viene fatta andare avanti ben oltre il 94'30" e rigore opinabile con il braccio di De Sciglio attaccato al corpo. Rispetto al 2004, c'è dell'altro e c'è di più: Bonucci che butta a terra l'avversario e lo insulta, Khedira che spinge fuori Sosa, cartellini e falli laterali chiesti con ossessività e capannelli senza sosta attorno ad arbitro e collaboratori per qualsiasi episodio e in qualsiasi circostanza. Siamo partiti dal 2004 e non dal gol di Muntari, perchè quello storico gol dopo il quale sono arrivati assistenti addizionali, goal line technology e VAR (importante insegnarlo anche al giovanotto Dybala insieme alle buone maniere con il suo allenatore), era stato un episodio. Storico, epocale, inarrivabile, ma un episodio. Ieri sera siamo tornati alla sequela, al feuilleton, alle decisioni seriali. Adesso il Milan si prende tutto il carico: beffa, sconfitta con destrezza, squalifiche e predicozzi. Perchè sicuramente inizieranno a giudicare e a sostenere che si protesta sempre troppo contro la Juventus e il modo della Juventus di arrivare alle vittorie in determinate partite. Naturalmente nei titoli dei media il Milan verrà lasciato solo. E' del Milan la furia, è il Milan che protesta. Chissà perchè poi, vero? Nessuno sa prendersi la responsabilità di giudicare, ci si nasconde tutti, pavidi, dietro il dito dell'amarezza del Milan.

Dopo il gol regolare di Pjanic annullato all'andata a San Siro, era facilmente prevedibile che Massa non sarebbe stato tranquillo nell'arbitrare in prima persona la stessa partita nella quale, da addizionale, aveva commesso un errore grave e pesante. Massa ha cercato di rimanere tranquillo, ma nell'ultimo quarto d'ora è sembrato andare in panico e, stesso fallo, c'era il giallo per il Milan e il prego si accomodi per la Juventus. La responsabilità che si è preso di dare un rigore a tempo scaduto è quella dalla quale si era tenuto lontano Orsato, sempre in recupero, su Luiz Adriano in Fiorentina-Milan. Non è chiaro se sia stato Doveri, l'uomo del Milan in 9 a Bologna per ammonizioni successive a falli sui quali nella gara successiva da lui arbitrata, Palermo-Sampdoria, ha sorvolato, oppure il lontano e mal piazzato Massa ad aver deciso che la palla tirata addosso a De Sciglio da pochissimi metri fosse da rigore. Così, per non saper nè leggere nè scrivere, non verrà più controllato lo score di nessun arbitro con nessuna squadra, tantomeno quella rossonera. Compensazioni, pesi e misure: ci siamo, tutto ristabilito, tutto a posto. Quel che è certo invece è che sarà il Milan a dover controllare i giocatori disponibili per la partita di sabato prossimo. Non ci saranno Sosa e Romagnoli contro il Genoa, è il consueto ritorno da Torino che anche altre squadre italiane ben conoscono: cornuti, mazziati e decimati. E guai a farlo notare, gli sgherri a pagamento inizieranno ad aggredirti. Purtroppo però, non è colpa nostra, certe cose accadono sempre e solo alle stesse latitudini e longitudini e senza fare differenze fra una squadra e l'altra. Anche all'estero se ne sono accorti. Una sola consolazione per i tifosi milanisti: ieri sera il giovane, indignato, Donnarumma, nauseato come solo i giovani sanno esserlo, ha baciato la maglia e ha scelto. I suoi colori sono il rosso e il nero, a maggior ragione dopo la prova del nove, anzi la prova del 94 e 48 di ieri sera.

Resta poco spazio per commentare la partita. La Juventus è una armata che attacca e schiaccia tutti gli avversari, soprattutto nel suo stadio, non solo il Milan. Ma, come a Doha, dopo una grande mezz'ora bianconera e con il Milan troppo in soggezione, ha subìto il gol di Bacca e nel secondo tempo la partita è stata equilibrata. Donnarumma ha fatto tante parate, ma il Milan ha sempre cercato di rispondere e nella ripresa ha avuto almeno quattro occasioni per segnare il secondo gol. Per il Milan si conferma la regola del periodo: subisce sempre gol strani. Seguiteci: a Udine gol di De Paul che doveva essere espulso per aver azzoppato De Sciglio, contro la Sampdoria su rigore, contro la Lazio su rigore, contro la Fiorentina in fuorigioco, contro il Chievo su rigore, contro la Juventus un gol in linea e un gol su rigore a tempo abbondantemente scaduto. Così anche Di Francesco e Peluso potranno ben capire di cosa parlasse Vincenzo Montella alla vigilia di Sassuolo-Milan. Ai rossoneri resta il bacio della maglia di Donnarumma dopo una sua prestazione fenomenale, così nessuno potrà rovistare come è accaduto nel post-Coppa Italia nel cestino della spazzatura dopo la straordinaria partita del ragazzo a Torino. L'eccesso di spazzatura almeno ce lo risparmieranno, sia in italiano che in cinese visto il digustoso riferimento che ha preceduto Juventus-Milan.

Editoriale di Mauro Suma, Estate 2001: Shevchenko - Estate 2017: Donnarumma. Milan: una proprietà senza se e senza ma. Tv: da Muntari a Bacca

Editoriale di Mauro Suma,Estate 2001: Shevchenko - Estate 2017: Donnarumma. Milan: una proprietà senza se e senza ma. Tv: da Muntari a Bacca


Nel Giugno 2001 il Milan era arrivato sesto a 26 punti dalla Roma tricolore e nell'estate precedente non aveva fatto mercato, tanto è vero che nel Luglio 2000 era arrivato il solo Redondo ma si era infortunato subito e sarebbe rimasto fermo per due anni e mezzo. In quella situazione e in quel panorama, Andriy Shevchenko chiese di essere ceduto. Il Milan rispose con una proposta di adeguamento di contratto che Sheva prima respinse e che poi accettò, ma solo dopo la notizia degli acquisti di Pirlo, Rui Costa e Inzaghi. Il Milan è abituato a galleggiare nella Storia e la Storia spesso si ripete. Nell'estate del 2017, non Donnarumma direttamente perchè Gigio caro nostro non ne avrebbe mai il cuore di fare una cosa del genere, ma chi sappiamo potrebbe chiedere (anche se per lo stesso rispetto che Mino Raiola ebbe di Adriano Galliani nel 2015 al momento del meno mediatico ma altrettanto difficile e insidioso rinnovo contrattuale dei 16 anni, alla fine "arriveranno i nostri") alla proprietà del Milan di lasciare libero il ragazzo senza un chiaro e forte programma sportivo ed economico di rilancio della squadra. E il solo rischio atterrisce tutti i tifosi milanisti. Trentun anni fa, senza l'arrivo di Silvio Berlusconi, il Milan avrebbe ceduto Franco Baresi e sarebbe morto. E' esattamente questo il rischio che l'AC Milan di Milano 7 volte Campione d'Europa ha davanti a sè in questo momento. La partenza, alla quale non crediamo ma che molti adombrano, di Gigio Donnarumma sarebbe non solo il punto di ridimensionamento di un forte valore economico (in linea con quello attuale) da dare al Club anche in future trattative da parte di Fininvest, non solo il depotenziamento del progetto del Milan giovane e italiano, ma anche il più volte rimandato appuntamento con il San Siro vuoto: era stato promesso dai tifosi dopo Kakà e sono comunque tornati anche se non tutti, era stato promesso dopo Ibra e Thiago e anche se a singhiozzo sono tornati, la partenza di Donnarumma per via di una eventuale latitanza di un importante mercato di potenziamento darebbe invece "finalmente" a Milano due stadi: pieno quando gioca l'Inter di Suning, vuoto o quasi quando gioca il Milan. Il paragone con l'Inter di Suning che ci fa male al cuore e al quale abbiamo cercato di opporci con una gag televisiva che in molti ci stanno giustamente rinfacciando, è un po' il punctum dolens, anche perchè prima di acquisire l'Inter (con gli stessi soldi cash versati da Sino Europe a Fininvest come caparra, 200 milioni), la stessa holding di Zhang si era informata sul Milan ma di fronte alla richiesta economica ha cambiato obiettivo (ecco perchè Luiz Adriano...?). In ogni caso l'Inter non gioca una partita di Champions League dal Marzo 2012, esattamente da 5 anni, in Campionato fa meglio del Milan ma senza mai arrivare fra le prime 3, vive situazioni limite come gli esoneri nervosi di Mancini/De Boer e il doppio ko con il Beer Sheva e non ha vinto una Finale contro la Juventus come ha fatto il Milan a Doha, ha speso 5 volte più del Milan nelle ultime 2 sessioni di mercato ed è avanti di un solo punto. Eppure i suoi tifosi riempiono quasi sempre lo stadio, amano la loro squadra e il loro orgoglio d'appartenenza ai colori nerazzurri è lo stesso di 5 anni fa. I tifosi interisti percepiscono dal loro Club determinazione, competitività e coraggio al di là dei risultati sportivi e se il percorso psicologico e sentimentale dei tifosi milanisti, che non ci dormono la notte per il loro Milan, è esattamente e diametralmente opposto, è un tema di riflessione che non può più essere schivato. Nella pancia degli ultimi cinque anni, ci sono sono troppe cose da cui i tifosi del Milan si sentono "circondati". Le cifre molto alte ma soprattutto le cadenze inspiegabili delle trattative per la cessione del Club, le guerre interne, i mercati umorali, i mercati a saldo zero, gli allenatori improvvisati, gli allenatori sfiduciati, una sensazione generale di navigazione appassionata ma a vista, continuamente mediata da vari fattori rispetto ai quali il campo e i colori non sempre sono sul gradino più alto del podio. Tutto questo rende gli occhi dei tifosi rossoneri sbarrati, sbigottiti, attoniti. Il Milan deve affrontare e risolvere questo circolo vizioso. E' tanto tempo che il Milan e la sua gente non si guardano negli occhi, davvero e sul serio. Sono tifosi di cuore quelli rossoneri, sono sempre quelli delle splendida coreografia per Silvio Berlusconi dello scorso derby, e il loro cuore non si merita, ad oltranza, questi anni.

Il Milan ha una spina dorsale molto importante, bella, competitiva, completa nei reparti e nei settori, in campo e fuori dal campo: Donnarumma, Romagnoli, De Sciglio, Bonaventura, Suso, Montella e Maiorino. E' la prima volta che dopo cinque anni può costruire un ciclo su una base giovane, seria, tecnicamente preparata e con idee di prospettiva. E' un fiore che nella prossima estate va innaffiato e non va fatto avvizzire, perchè la posta in palio è quella che ricordavamo più sopra. Abbiamo ben presente il senso di responsabilità di Fininvest in qualsiasi trattativa, ma è dai tempi della cordata di Montecarlo dissoltasi come neve al sole nel Gennaio 1986 che abbiamo nel cuore il concetto che le cordate sono estranee al dna storico del Milan. Il Club deve essere ceduto ad un singolo acquirente e su basi economiche compatibili per un solo acquirente. Fino a che questo non accadrà, il Milan, che non vince la Champions League da 10 anni (non era mai accaduto nell'intera Era Berlusconi), deve essere rinforzato e rilanciato da quella che sarà la sua proprietà il 1' Giugno 2017. Con cura, certo con sacrifici ma con amore. Perchè quando, soprattutto ad alto livello economico-finanziario, si fanno le cose con amore e compattezza, si torna ad acquisire un grande valore, se si fanno le cose cruciali e nevralgiche come il mercato estivo all'insegna della tensione e del fastidio, poi arrivano le trattative-stillicidio con compratori tutt'altro che fulminei. Nella vita come nel calcio, tutto è direttamente proporzionale e tutto in qualche modo torna. Comunque sia, ruggito o non ruggito, qual è la situazione Milan, "dopo" il 3 Marzo: non bisogna dare nulla per scontato. Salta tutto? Salta tutto. Ci sarà la proroga? Ci sarà la proroga. Ci sarà il closing? Ci sarà il closing. Quel che appare certo è che Silvio Berlusconi in queste ore sta dando ragione, "resùn" in milanese, a chi gli dice di tenerselo il suo Milan. Altra cosa: la trattativa si è rivelata poco solida, molto contradditoria, assolutamente controversa, ma è stata una trattativa. Una vicenda vera, con troppe fughe in avanti e troppi passi incerti, ma vera. Chi allude a qualcosa di diverso, non sforni sentenze, sfoghi o risate su Silvio Berlusconi o sulla Fininvest o sul Milan, ma si prenda i suoi rischi, giochi le sue carte e porti in Tribunale, per dimostrare le proprie "tesi", tutti coloro che sono stati garanti della trattativa lacunosa e stancante ma vera che è sfilata sotto i nostri occhi. Ci riferiamo a Rothschild & Co., allo studio Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners, a Lazard, a BNP Paribas e allo studio Chiomenti.

Esattamente un anno fa non riuscivamo a farcene una ragione: il tacchetto di Biondini alto sul ginocchio di Kucka, l'arbitro Rocchi che lascia correre e il Sassuolo che segna il gol del 2-0 al Milan. Ci siamo trovati nella stessa condizione di chi non si è capacitato, domenica scorsa, del mancato rigore concesso al Sassuolo per il fallo di Paletta. Solo che un anno fa urlavamo da soli nel silenzio, un anno dopo hanno urlato tutti e Di Francesco era in ottima compagnia. Per i due tocchi involontari di Bacca dal dischetto, i soliti noti, il più grande, unico e incommensurabile Sassuolo Channel che conosciamo, hanno fatto un rumore che il gol di Muntari di 5 anni fa nemmeno se lo sogna. I tifosi del Milan se ne sono, almeno di questo, fatti una ragione. Hanno perfettamente presente l'indirizzo e il recapito della regola mediatica: errori arbitrali a sfavore del Milan (anche casi limite come De Paul che non viene espulso dopo aver azzoppato De Sciglio e segna il gol della vittoria a Udine) silenzio e si parla della partita, errori arbitrali a favore del Milan della partita non si parla più e si urla solo sugli episodi. A proposito della partita: a Reggio Emilia, il Milan, al netto degli episodi, ha giocato meglio, ha avuto più occasioni e ha vinto con merito. Esattamente come la grande Juve, la grande consorella televisiva, contro l'Inter in Campionato e contro il Napoli in Coppa Italia. Su questa partita, una sola cosa da dire: il troppo tempo trascorso prima di avere una immagine soddisfacente per capire se Callejon fosse o meno in fuorigioco al momento del suo gol, non è accettabile nella comunicazione e nella produzione televisiva nell'anno 2017. Chiusura su Ignazio Abate: il tanto criticato e bistrattato Ignazio Abate. Con l'occhio chiuso e la retina un po' così, è rimasto in campo a fare il centravanti di sbarramento per dare una mano alla squadra e per amore della maglia nel finale di Reggio Emilia. I ragazzi splendidi sono fatti così, danno tutto, danno il cuore, senza troppe parole, senza piagnistei, senza pantofole e senza sbrodolare. E siamo convinti che, anche negli anni successivi alla fine della sua carriera rossonera, Abate sarà sempre così: autentico, sincero e sempre innamorato del suo Milan

Editoriale di Mauro Suma, Allegri-Bonucci: tutta una finta! Il 3 Marzo del Milan, il 24 Febbraio della Roma. Arbitri: Carnevali come Donadoni.

Editoriale di Mauro Suma, Allegri-Bonucci: tutta una finta! Il 3 Marzo del Milan, il 24 Febbraio della Roma. Arbitri: Carnevali come Donadoni.


Ci avevano convinto. Erano stati proprio bravi. In diretta, il primo commento di pelle alle "parole grosse" fra Allegri e Bonucci, era stato "non è per forza un male". Ma l'approfondimento, forse solo una battuta..., era stato ancora meglio: "Hanno fatto finta di litigare, visto che alla Juve va tutto fin troppo bene". Nel frattempo, altro pezzo di bravura, il titolo online del sabato post Juve-Palermo era "Allegri-Bonucci, tutto ok". Erano le ore e i giorni in cui la società stava cercando di calmare Allegri: nel frattempo gli amici facevano il loro lavoro, con la gomma da masticare che avevano a disposizione. Poi, piano piano, è emerso tutto. "E' tutto rientrato", raccontava il protagonista, con sobrietà e rispetto dei fatti interni, alle persone di sua fiducia al termine dell'allenamento di martedì poco prima della partenza per il Portogallo. Poi dopo, immagine dopo immagine, sussurro dopo sussurro, è stata finalmente ricostruita la "finta litigata" e anche, soprattutto, che cos'era "rientrato". Erano rientrate le dimissioni, non smentite nemmeno ieri nella conferenza pre Juve-Empoli, di un allenatore che non sarebbe rimasto un minuto di più in bianconero, dopo aver tollerato Dybala-Reggio Emilia, se non ci fossero stati provvedimenti su Bonucci ad uso e consumo di tutto il gruppo. Tutto quello che è accaduto nella via crucis del difensore bianconero, da Vinovo a Oporto, da Oporto a Torino, faceva parte di quell'episodio mediaticamente esemplare che Allegri, lo abbiamo scritto anche qui in tempi non sospetti, chiedeva da tempo alla sua società. Nella quale inizia a farsi assordante il silenzio, nelle parole e nei fatti, di Andrea Agnelli, che ultimamente si vede solo in controluce anche se ieri Allegri ha dichiarato di aver concordato il da farsi con i dirigenti e anche con lui, con il presidente.

Ci sono dei giorni in cui, è accaduto nelle ultime due settimane, il commento di qualche tifoso rossonero alle povere cose che scriviamo ogni settimana è stato guardingo e circospetto: non parla del closing, gatta ci cova. Piccola precisazione: non abbiamo scritto del closing, perchè è già tutto scritto e preparato, dopo mesi di duro lavoro. Più o meno come l'ultima parola sullo stadio della Roma, che sembrava non dovesse arrivare mai e invece è arrivata ieri sera. Il Milan c'è, il Milan ripartE. Un caro amico, uno storico rossonero, a cena, in settimana, ci ha inorgogliti: "Ho controllato un Forza Milan! della Primavera del 1986 e scrivevi ai tifosi rossoneri sull'arrivo di Berlusconi le stesse parole, bisogna avere fiducia, che ti sento dire adesso sulla nuova svolta". Un articolo che non ricordavamo nemmeno noi. Semplici appunti, diario di viaggio. A proposito, se qualcuno dovesse essere capitato qui per leggere di Huarong, è capitato male. Bisogna attendere il 3 e il 4 Marzo, fino ad allora l'ultima parola non esiste e tantomeno non abita qui, con buona pace della aggiornatissima Vicepresident connessa al mondo Vivandi e del sito che più volte ha dato prova di vivere male, con tanti ed "espressi" dolori di pancia, la cessione del Milan. E in ogni caso Huarong non è solo una gag televisiva, ma un colosso citato più e più volte fin dallo scorso weekend da fior di quotidiani italiani. Se lo saranno sognato. E noi di conseguenza. Altrimenti....il 3 e il 4 Marzo, non manca molto, toccherà ai tifosi del Milan tirare le somme e farsi l'unica idea che conta: furono loro (in 60.000 a Milan-Cavese, per i veri milanisti non è importante con chi si giochi, ma che giochi il Milan!) a convincere Silvio Berlusconi a fare quello sforzo. Erano presenti, compatti e felici. E continuarono ad esserlo, dopo gli zero punti conquistati nelle prime 2 partite del primo Campionato (sconfitte contro Ascoli-Barbuti e Verona-Elkjaer) con Silvio Berlusconi al comando fin dalla prima giornata. Oggi i tifosi rossoneri sono meno presenti, meno compatti e meno felici. Ma da venerdì prossimo in poi, avranno il dovere di essere la solita, grandissima, risorsa di sempre. Senza fare da brodo di coltura agli avventurieri, ai cavallerizzi della negatività, ai profeti di un disfattismo su cui provare a tirare a campare. Le cose non succedono dalla sera alla mattina e nessuno, nemmeno i nuovi proprietari rossoneri, dispongono della bacchetta magica. Lo stesso Silvio Berlusconi non vinse subito e il primo anno fu quello delle polemiche, del passaggio da Liedholm e Capello, dello spareggio Uefa rimediato ai supplementari dal gol di Massaro. La stessa Suning ha iniziato con Mancini, con De Boer, con tre mesi di Campionato negativi. Ecco perchè sul Milan prossimo venturo dovrà esserci tanto buon senso, senza affrettate e pretestuose prove del nove.

Eravamo in fervente attesa della diciottesima dichiarazione di Giovanni Carnevali, ad del Sassuolo, sulla gara d'andata a San Siro fra Milan e Sassuolo. E' arrivata. Alla Gazzetta di Modena: "Quella era la prima volta in cui veniva sperimentata la Var. La settimana successiva proprio a Milano c’è stato l'annuale incontro dei direttori di gara con allenatori, capitani e dirigenti dei venti club di serie A e l’esordio del responsabile degli arbitri sono state le scuse al Sassuolo per gli errori clamorosi commessi da Guida. Un rigore inesistente concesso al Milan e un rigore netto negato a noi. Tempo dopo con Guida ci siamo incontrati un’altra volta e mi sono permesso di parlargli direttamente: i suoi errori, gli ho detto, sono stati un danno per tutti e due, noi come società perchè il risultato poteva essere diverso, ma anche per lui perchè le sue sviste sono state particolarmente evidenti e riscontrate anche dalla Var. Com’è finita? Ci siamo abbracciati". Un quadretto dolce, tenero, idilliaco, Rispetto al quale ci permettiamo di fare solo 3 domande innocenti. 1) Nel Maggio 2015, in un Sassuolo-Milan 3-2 importante per la zona Europa League, il Milan subì a Reggio Emilia un gol non gol con la palla fermata sulla linea da Diego Lopez, due espulsioni (Bonaventura e Suso) e un gol di Berardi in sospetto fuorigioco: risulta che qualcuno del Milan si sia poi chiarito e abbracciato con Guida che era l'arbitro "anche" di quella partita? 2) Dall'inizio del girone di ritorno in Campionato il Milan ha subìto: due rigori negati a Torino su Abate e Bonaventura, la clamorosa mancata espulsione di De Paul a Udine, il mancato rigore di Silvestre su Bacca in Milan-Sampdoria, due espulsioni e altre amenità a Bologna, un gol in fuorigioco contro la Fiorentina e un fuorigioco inesistente fischiato a Bacca che aveva liberato Deulofeu davanti alla porta nel finale di primo tempo sempre contro la Fiorentina. C'è proporzione fra i tanti silenzi del Milan su tutti questi episodi e le tante dichiarazioni del Sassuolo sulla gara di andata? 3) Il rigore non fischiato per l'intervento di Silvestre su Bacca ha riguardato proprio Guida, tornato a dirigere il Milan alcuni mesi dopo la partita fatale con il Sassuolo. Che sentisse ancora un "grave" rimorso per i "gravi" episodi della gara di andata fra Milan e Sassuolo?

Editoriale di Mauro Suma, Simeone-Juve e Conte-Inter, le ultime dal fronte. De Laurentiis non protegge il Napoli di Madrid. Milan, il lavoro di Montella. C'è Valeri, ma il Milan deve stare calmo Simeone-Juve e Conte-Inter, le ultime dal fronte. De L

Editoriale di Mauro Suma, Simeone-Juve e Conte-Inter, le ultime dal fronte. De Laurentiis non protegge il Napoli di Madrid. Milan, il lavoro di Montella. C'è Valeri, ma il Milan deve stare calmo

Simeone-Juve e Conte-Inter, le ultime dal fronte. De Laurentiis non protegge il Napoli di Madrid. Milan, il lavoro di Montella. C'è Valeri, ma il Milan deve stare calmo

Sognare e ipotizzare non cosa nulla. E soprattutto può essere utile ad uscire, finalmente, non se ne può più, dall'ultimo Juventus-Inter. Nella speranza che non ci siano più dettagli e pagliuzze da esaminare per intere trasmissioni di quella partita, i tifosi bianconeri e nerazzurri iniziano a guardare al futuro. Soprattutto delle panchine. E qui si invertono le parti. Gli ambienti Juve sognano l'ex interista Cholo Simeone, mentre quelli Inter sognano l'x juventino Antonio Conte. Crediamo che, per contenuti del loro lavoro e per la sostanza che danno alle rispettive squadre, Massimiliano Allegri e Stefano Pioli meritino di rimanere alla guida delle rispettive squadre. Ma se qualcosa dovesse cambiare e se le due dirigenze dovessero fare scelte di profile e di physique, ecco che le frontiere del Cholo e di Conte rappresenterebbero i sogni delle due tifoserie.

Tutti aspettavamo in campo il Napoli al Bernabeu con le sue certezze e la sua proposta di calcio alternativa, invece il presidente De Laurentiis ha provato, a risultato negativo ormai acquisito, a costruirsi l'alibi della mancanza della cazzimma. Avevamo sentito parlare anche Giampiero Ventura della cazzimma, da allenatore granata, al termine di un Sampdoria-Torino 2-0, per cui non sappiamo se la cazzimma sia napoletana, ligure o piemontese, certamente non è una prerogativa della Champions League. La Champions non mente: bisogna andare in campo a giocare a calcio, senza ossessioni e senza sangue agli occhi. Tanto, se vogliono, ti toreano lo stesso anche se cerchi di metterla sul furore agonistico. La verità è che Sarri ha fatto benissimo a mandare in campo il Napoli più collaudato di cui disponeva, invitandolo a giocare la partita come sa. Non ci è riuscito, ma questo può accadere. Già tremano le gambe di fronte ad un evento del genere, figuriamoci se è il caso di aggiungere anche l'incertezza di una sperimentazione. Il carattere, dunque. Un pegno di carattere psicologico al medio escenico del Santiago Bernabeu lo paga e lo ha pagato chiunque, anche lo stesso Maradona giocatore, come ha chiaramente raccontato Arrigo Sacchi negli studi televisivi Mediaset a fine gara. Quando però, il numero uno del Napoli fa notare che la linea difensiva poteva essere più alta o che si dovessero testare i vari Rog e Pavoletti, entra in contraddizione: ma se la squadra mostra di patire inevitabilmente ed emotivamente un palcoscenico mondiale come quello di Madrid e non riesce a fare le cose che fa solitamente e che ha mandato a memoria, come far convivere tutto questo con il concetto che, proprio al Bernabeu, ci si dovesse inventare qualcosa che a livello tattico o di singoli non era mai stato fatto prima e che era quindi incerto per sua natura? Se non altro l'esternazione presidenziale ha coperto il confronto fra il Milan di Sacchi e il Napoli di Sarri, sul quale si era avventurato settimane orsono Ambrosini che, ad esempio, all'epoca di Real Madrid-Milan 1-1 con le merengues dominate 90 minuti dai rossoneri, aveva solo 12 anni e, mettiamola così, non ricordava benissimo la gara.

Non è assolutamente pertinente il continuo ricorso alle cosiddette graduatorie di rendimento per analizzare il lavoro di Vincenzo Montella al Milan. Da più parti, spuntano statistiche e classifiche di ogni tipo. Il Milan tira poco, il Milan subisce tanti tiri, il Milan corre poco, eccetera. Chi usa questi numeri, lo fa in maniera pretestuosa. La realtà del campo è ben altra. Il Milan, tranquilli, corre, perchè come tutti possono vedere finisce le partite con la lucidità e la gamba giuste, spesso e volentieri meglio e più in palla dell'avversario, come confermano le trasferte di Bologna e Roma, in coda alle quali sono arrivate le grandi giocate rispettivamente di Deulofeu e Suso e non certo reti fortunose. I tiri: il Milan di questi anni, quest'ultimo compreso, non è una cima e ci sta che possa soffrire alcuni pezzi delle partite e non c'è da vergognarsene. Ma se gli avversari tirano molto e fanno pochi gol in proporzione, vuol dire che il Milan così com'è organizzato non concede palloni facili agli avversari. La stessa Lazio, brillante e con tutte le sue bocche da fuoco in campo rispetto ad un Milan privo di 8 titolari, ha fatto gol solo su rigore. I tiri del Milan: Montella ha migliorato l'atteggiamento della squadra rispetto agli ultimi anni, ha tolto paure rispetto a due anni fa e ha tolto ossessioni rispetto ad un anno fa. Ha nettamente migliorato la circolazione della palla, tanto è vero che le famose rimonte del Milan non vengono fatte con il sangue agli occhi o con un esasperato furore agonistico. Arrivano, invece, sì con il cuore, ma sempre con lucidità e intelligenza. La squadra rossonera sa cosa fare con la palla e per questo non va mai nel panico, quando va in svantaggio. Il tema del trequartista: non ci nascondiamo dietro un dito. Il punto non è commentare o prendere posizione rispetto alle legittime valutazioni di Silvio Berlusconi. E' sufficiente fare i cronisti: con il trequartista e le due punte, il Milan nelle prime 7 partite della scorsa stagione con Mihajlovic ha subìto 13 gol in 7 partite e ha conquistato 9 punti sui 21 a disposizione. C'è stata una appendice anche in questa stagione con Montella: Suso, dietro Luiz Adriano e Bacca nel primo tempo di Milan-Sassuolo, un primo tempo terminato 1-1 con un Milan poco pericoloso e in gol con Bonaventura partito dalla linea dei centrocampisti. Poi, il ritorno al 4-3-3, nel secondo tempo, con Niang in campo, ha portato il Milan alla vittoria finale in rimonta. Il corpaccione della squadra di questi anni e le figure che si sono alternate, compreso ebbene sì Boateng, in questi anni nel ruolo di trequartista confermano che non è un capriccio dei vari allenatori, a maggior ragione di Montella, strutturare in altro modo la squadra.

Roberto Donadoni ha commesso l'errore di mettere pressione sull'arbitro, Doveri, alla vigilia di Bologna-Milan e il risultato non gli ha detto bene. Vincenzo Montella non ha mai fatto questo errore, nè lo farà quest'oggi alla vigilia di Milan-Fiorentina. Noi però non resistiamo alla tentazione, soprattutto per la suddetta vena cronistica. L'arbitro Valeri, chiamato a dirigere domani Milan-Fiorentina, ha espulso 9 giocatori del Milan nelle ultime 9 partite arbitrate dei rossoneri: Mexes, De Sciglio, Essien, Diego Lopez, Zaccardo, Rodrigo Ely, De Jong, Kucka e Niang, con i rossoneri rimasti in 9 per ben due volte. In particolare, nelle ultime 4 partite, 3 espulsioni di giocatori del Milan, 2 rigori contro il Milan e un rigore netto negato a Bonaventura in Milan-Verona 1-1 del dicembre 2015. Tanti episodi, senza la necessità di ricorrere al rigore negato al Milan in un derby dopo la tranvata di Handanovic ad Emanuelson e alla punizione calciata 8 metri più avanti da Parolo a Parma. Tutto questo non è assolutamente rivolto a mettere pressione sull'arbitro di domani sera, ma è dedicato a tutti quelli che ancora oggi pensano ad un Milan favorito chissà come e chissà da chi sul piano arbitrale, anche dopo la sfilza di episodi negativi di almeno cinque delle ultime sei partite. Ma anche ai giocatori del Milan, stare attenti a falli e comportamenti può essere il primo passo per infrangere il tabù.

Editoriale di Mauro Suma, Juve-Inter: Andrea, il grande assente Deulofeu: peccato per Rabiot e Pjaca Sosa: M'Vila e Felipe Melo Radja: l'odio, no! Bernabeu: forza Napoli!

Editoriale di Mauro Suma, Juve-Inter: Andrea, il grande assente Deulofeu: peccato per Rabiot e Pjaca Sosa: M'Vila e Felipe Melo Radja: l'odio, no! Bernabeu: forza Napoli!

Non è un derby, c'è qualcosa di molto più acre. Lo sappiamo per esperienza, ad esempio fra Milan e Inter: dopo un derby vero, gli sbertucciamenti e le frecciate durano al massimo 24 ore. Quella fra Juventus e Inter è ben altro, è un guanto si sfida di potere. La posta in palio non è il fischio o il non fischio di Rizzoli: le due potenze si stanno annusando, si stanno pesando. La Juventus avverte l'assalto, economico e politico, poi di conseguenza tecnico e sportivo, dell'Inter al suo trono, al suo ciclo. E reagisce. L'1-0 di Cuadrado nello scontro diretto con tutti gli annessi e connessi, arriva dopo il Berardi bloccato dalla Juve perchè non andasse all'Inter e dopo il Gagliardini sottratto dall'Inter all'offensiva bianconera. Quei duelli di mercato erano stati della stessa pasta del post Juventus Stadium che ha avuto tutti i connotati della "guerra" sportiva di successione. Sono stati usati i Canali tematici dei due Club, soprattutto uno per la verità, come staffette per la consegna di materiale scottante, hanno parlato i generali, si sono redatti, lo ha fatto ad esempio molto bene l'Inter, i relativi bollettini. In sintesi? Dopo il magistrale intervento di Mario Sconcerti sul Corriere della Sera, a noi poveri mortali restano le frattaglie. Ma ci proviamo. Fronte Juventus: il silenzio assordante di Andrea Agnelli. Ha parlato Marotta e, per dargli ragione, è intervenuto John Elkann anche andando oltre. Sulla vicenda sportiva politicamente più pesante della stagione, non sono agli atti virgolettati di Andrea. Se la questione avesse riguardato il presidente della Juventus, tranquilli, il comunicato dell'Inter avrebbe ricevuto una adeguata risposta. Fronte Inter: il comunicato, nella stesura, è impeccabile. Ma non racconta la pura e semplice verità. Alla fine della partita, da Pioli (che dopo il Damato di Inter-Fiorentina aveva dichiarato che lui non commenta gli episodi arbitrali...) al Sito, al Canale, l'Inter si è battuta a 360 gradi. Ne è conseguenza che se tutti i sommovimenti sono sull'arbitraggio di Juventus-Inter, chi ci va di mezzo non è soltanto l'arbitro come compartimento stagno, ma anche l'avversario. Lo abbiamo visto anche noi che l'Inter ha fatto, per 30-35 minuti, una buona gara a Torino. Il problema è che l'Inter stessa se ne è ricordata il giovedì sera. Nei giorni precedenti, aveva lavorato per tutt'altro e aveva pensato a tutt'altro.

Eravamo certi che, fra una portata e l'altra, qualcuno avrebbe dovuto rimangiarsi le ironie su Deulofeu. E non serve l'impiegato delle poste Pasalic per recapitare pensierini fin troppo scontati. A quelli ci pensa direttamente lui, imbucandoli direttamente nelle porte di Doha e di Bologna. L'unico piccolo particolare è che non pensavamo che Deulofeu avrebbe fatto così in fretta. Ritenevamo che avrebbe avuto bisogno del giusto rodaggio dopo le poche partite giocate all'Everton, invece l'infortunio di Bonaventura ha accelerato le cose. La verità è che Deulofeu, che speriamo non sia l'ultimo della storia del Milan e del calcio italiano, acuisce il rimpianto. Il giocatore è stato nominato per la prima volta da Rocco Maiorino a Milan TV, in tempi non sospetti, il 2 Dicembre del 2016 alla vigilia di Milan-Crotone, in un programma del Canale. Segno che il pensiero c'era già. Il buon Rocco sta aggiungendo Delo a Suso. Il peccato è che Suso, per colpe non sue, sia esploso un po' tardi. Perchè se fosse stato impiegato subito e se fosse stato brillante subito, il Milan nell'estate 2015, ecco il rimpianto, sarebbe andato con più forza e convinzione su Marco Pjaca (visto e segnalato prima di tutti) un anno prima dell'Europeo, invece di prendere Luiz Adriano che appariva come un colpo sicuro e pronto subito rispetto al giovane da far crescere. E magari la stessa cosa sarebbe accaduta per Rabiot, altro pallino del ds rossonero.

Ci spiace che il buon Fabrizio Biasin si sia riconosciuto nel nostro ritratto di una settimana fa sull'interista, ehm, non arrabbiarti Fabri tanto poi ha pareggiato il Cesena, ebbene sì un po' moggiano. Tirandosi dietro su twitter, in questo senso, qualche gaglioffo da tastiera. Non è un problema, Fabrizio fa con originalità e intensità il suo lavoro. Il problema è un altro. Sono quei, non tutti, alcuni, tifosi del Milan che cadono nel tranello e non capiscono il gioco delle parti. Qui non si tratta, come può "pensare" il primo profilo twitter che passa con i suoi baffi finti e anonimi sulla strada sterrata della rete, di difendere Sosa. Perchè il buon Biasin in casa sua difende, tutela e definisce intelligenti gli acquisti di M'Vila e Felipe Melo. In casa rossonera, da buon avversario, invece dileggia Sosa. Ma dal momento che Sosa, che non sverna ed è un buonissimo professionista, è molto meglio di M'Vila e non ha nulla da invidiare a Felipe Melo, ed è anche costato meno rispetto ai due suddetti sommati fra loro, sarebbe bene che chi ci casca si accorgesse almeno che ci sta cascando. E' chiaro che Sosa non è la scienza infusa del calcio, ma visto che oggi con 7 milioni e mezzo prendi una coscia di Caldara, ti tieni le sue dignitose prestazioni contro Torino, Napoli e Sampdoria, anche se in queste tre gare il Milan ha vinto solo contro i granata. Tanto poi la vita continua.

Un piccolo pensiero per Radja Nainggolan: via quella parola. Odio. Pessima, ingiusta, violenta. Tutti noi che siamo qui ad arrabbiarci per una passione, a dire la nostra, a cercarci anche le sfide con gli avversari, lo facciamo perchè sappiamo bene che nella nostra dimensione di appassionati di calcio e di cacciatori delle emozioni del calcio, c'è solo una componente fondamentale: l'avversario. Senza l'avversario, crolla tutto. Muore il calcio, si sfonda il teatrino. Demonizzarlo, significa rischiare di negare il confronto. E senza il confronto, niente sport, niente tv, niente ingaggi, visto che al di là dei colori delle maglie, anche Nainggolan ci tiene. Il belga è un grandissimo giocatore, ma quella brutta parola, odio, lo ridimensiona.

E' la prima volta che dopo il Milan di Sacchi, lasciando stare picchi di gioco che non c'entrano assolutamente nulla, il calcio italiano torna al Santiago Bernabeu con una importante proposta innovativa di calcio. Al di là dell'adrenalina delle singole partite, che vale per tutti e che va compresa e per quanto possibile accettata, non si può non essere orgogliosi come italiani del Napoli di Sarri. Non sarà mai, proprio per picchi di gioco e per qualità dei campioni, il Milan di Sacchi. Ma per principi e organizzazione di gioco, sì. E quando si va, a testa alta, sorretti da grandi conoscenze, nello stadio numero uno del calcio mondiale, è un successo storico a prescindere. Al Bernabeu, dopo il Milan di Sacchi, ci è tornata la Juventus con l'applauditissimo Del Piero, qualche apparizione anche significativa della Roma di Totti, la stessa Juventus in Semifinale del 2015, ma il Napoli è il Napoli. Gioca meravigliosamente come squadra e naviga nel ritorno al futuro. Al Bernabeu da italiani: forza Napoli!

Editoriale di Mauro Suma, Una croce per la Juve: si chiama Perisic. Allegri-Dybala: la società doveva intervenire. Coppa Italia: Sosa gioca, Gabigol no. Arbitraggi: dopo De Paul, si può tutto


Editoriale di Mauro Suma, Una croce per la Juve: si chiama Perisic. Allegri-Dybala: la società doveva intervenire. Coppa Italia: Sosa gioca, Gabigol no. Arbitraggi: dopo De Paul, si può tutto

Il giocatore più in forma dell'Inter ha un nome e un cognome: Ivan Perisic. Lui e il suo amico e connazionale Brozovic sono usciti dal tunnel De Boer e la loro importanza si è riequilibrata con Pioli rispetto a quella di Icardi. Per cui, per Perisic tutto bene sul piano ambientale. A questo, lui ha avuto la fortuna e la bravura di abbinare uno stato di condizione assolutamente eccellente. Nei momenti della partita in cui ingrana la marcia alta, è assolutamente immarcabile e anche letale per gli avversari. Questo può generare due problemi alla Juventus. Uno di campo e uno di società. Negli ultimi due Inter-Juventus a San Siro, in Coppa Italia e in Campionato, Perisic ha sempre segnato. In Coppa Italia dopo aver dato una bella bambola a Rugani, in Campionato dopo aver creato qualche problema addirittura allo strepitoso Barzaglione che anche i non juventini non possono non ammirare per rendimento, squisitezza e professionalità. La febbre di Barzagli pre Juventus-Inter è una notizia pessima per i colori bianconeri. Ma anche la società ne viene chiamata in causa: con i soldi ricavati dall'Inter proprio per Perisic, il Wolfsburg ha acquistato nell'estate 2015 dallo Schalke 04 quel Draxler che è stato un obiettivo mancato della Juventus, quel centrocampista di qualità che in quella finestra e nelle successive sessioni di mercato proprio il Club bianconero non è più riuscito ad acquisire, ripiegando prima su Hernanes e poi su Rincon.

Massimiliano Allegri ha fatto buon viso a cattivo gioco, in sala conferenze a Reggio Emilia al termine di Sassuolo-Juventus. Ha minimizzato il brutto gesto di Dybala ma fin dai primi chilometri del ritorno verso Torino, al termine di tutte le incombenze tv post-partita, ha iniziato a pensare che in questo caso e in quel momento toccava alla Società intervenire. E se non lo avesse fatto, per non turbare i delicati equilibri della trattativa per il rinnovo del contratto con l'argentino, ne sarebbe derivato un danno per il rispetto che tutto il gruppo avrebbe avuto per l'allenatore. Da Torino, ci garantiscono che, pur senza dare pubblicità, la società e i big dello spogliatoio sono intervenuti per spiegare portata e negatività del gesto a Dybala. Prendiamo atto, ci fidiamo. Ma pubblicamente non è trapelato nulla. E nel mondo mediatico di oggi, quello che non accade pubblicamente è come se non fosse mai accaduto. Piuttosto che tentare di oscurare il caso Dybala provando a coprirlo con il caso Donnarumma, sarebbe stato utile affrontare il caso vero, quello visto con gli occhi di tutti a Reggio Emilia, una volta per tutte. Senza compromettere il rapporto con il giovanissimo talento, ma con chiarezza.

Sappiamo bene che il clima sui social è contaminato dalle fissazioni settimanali a orologeria del solito cuore interista arricchito da un noto feeling moggiano (un impasto che sembra fatto apposta per andare a nozze con il più autentico dna rossonero...complimenti per l'infiltrazione e per i tanti Tafazzi che la applaudono): l'ultima di la sai l'ultima è la seguente: Locatelli ha tutto il diritto di avere qualche problema di crescita, ma i problemi veri arrivano da chi ha preso un Sosa venuto a Milano a svernare. Sarà. Sosa non è la pietra miliare del calcio, certo. Ma cerchiamo di uscire dal prato della zizzania. In Coppa Italia, contro il Torino, Sosa ha giocato, anche bene, e il Milan si è qualificato. Contro il Napoli, sempre senza svernare, Sosa ha giocato e anche benino. In ogni caso anche se Sosa fosse un grave problema, sarebbe un problema da 7 milioni e mezzo. Poi, sempre accompagnati dal pensiero che qualcuno farebbe bene a pensare a casa propria, abbiamo preso atto delle formazioni iniziali di Inter-Lazio, sempre di Coppa Italia. Turno sacrosanto di riposo a Icardi che, da Agosto, gioca sempre e comunque. Quindi, abbiamo pensato, visto che c'è solo Sosa che sverna a Milano, al posto di Icardi ci sarà Gabigol. E invece no, sorpresa. Largo all'ottimo Palacio, per il quale vale in tutto e per tutto, dopo una onoratissima carriera, lo stesso discorso fatto per Barzagli. L'Inter poi esce dalla Coppa, e il buon infiltrato che ha drammatizzato Juventus-Milan 2-1, è tutto impegnato a troncare e sopire su Inter-Lazio 1-2. Accenni a Gabigol invece...sverna? Non sverna? E' un problema da almeno 30 milioni oppure no? Nemmeno una parola. Alla prossima.

Quando si affrontarono a Ottobre, a Marassi, Genoa e Milan tre giorni dopo il clamore mediatico del gol regolare annullato a Pjanic, non avremmo mai voluto essere nei panni di Banti designato proprio per quella gara. E proprio per questo arrivammo a capire l'atteggiamento di un arbitro che non voleva essere tritato nella scia mediatica della partita precedente. Il mancato rigore per il fallo in area di Veloso su Locatelli e l'espulsione di Paletta per un fallo spettacolare ma sulla palla, li capimmo perfettamente. Udine no. Nè capita, nè digerita. Il salto in lungo di De Paul, il tacchetto alto e la palla lontana ormai calciata da De Sciglio, sono ancora ben ferme sul piloro. La partita era sull'1-1 e con la doverosa espulsione (della quale ha ben scritto Paolo Casarin e sulla quale sono ben intervenuti all'unanimità tutti gli arbitri-opinionisti) di De Paul, chissà cosa sarebbe potuto accadere. Ma, al di là di questo, il lunedì dopo Udinese-Milan, De Sciglio e le sue stampelle sono arrivate alla clinica La Madonnina. Un mese di assenza. A questo punto, Banti si sarà accorto che De Sciglio è stato colpito da De Paul, oppure lui e i suoi assistenti ci stanno ancora pensando sopra? I giocatori del Milan, da Kucka a Paletta fino a Romagnoli, vengono espulsi con grande disinvoltura in questo Campionato. Sugli avversari del Milan notiamo invece grande indecisione e grandi titubanze. In ogni caso, caro Banti, ebbene sì: De Sciglio a Udine non si è infortunato per opera dello Spirito Santo, ma perchè colpito dal suo avversario.

Editoriale di Mauro Suma, Dybala: il patto del Diavolo, come con Pogba. Roma e Lazio: mal di pancia Grenier e Biglia. Cinesi Milan: stessi tragitti di Suning. Deulofeu, Niang, Donnarumma: impunità intellettuali

Editoriale di Mauro Suma, Dybala: il patto del Diavolo, come con Pogba. Roma e Lazio: mal di pancia Grenier e Biglia. Cinesi Milan: stessi tragitti di Suning. Deulofeu, Niang, Donnarumma: impunità intellettuali


La Juventus non acquisirà Sead Kolasinac, dallo Schalke 04, in questa sessione di mercato. Il fatto è che nel Club di Gelsenkirchen si è infortunato in coppa d'Africa il nazionale ghanese Abdul Rahman Baba, per cui i tedeschi non possono fare cessioni in quel ruolo. Ma non è questo il cruccio della Juventus, in queste ore. La priorità uno in agenda è quella di sempre nelle ultime settimane: Paulo Dybala. A Torino, sapevano due anni fa, quando vinsero la concorrenza di Milan e Inter sul Picciriddu del Palermo, che l'entourage del ragazzo considerava il Campionato italiano come una piattaforma e non un punto d'arrivo. Una sorta di patto col diavolo, simile a quello fatto nel 2012 con Mino Raiola per Paul Pogba. Rispetto a due anni fa, la Juventus è cresciuta e Dybala si trova molto bene a Torino. Ma per farlo contento del tutto e per far cambiare i programmi ai propri procuratori, la Juventus deve quasi equiparare Paulo ad un certo Higuain a livello d'ingaggio. Se il Pipita prende 7.5, Dybala "deve" essere sui 7 più bonus. Un sacrificio vero, quasi un bagno di sangue per la Juventus. Che è disposta a farlo, perchè altrimenti Real Madrid e Barcellona gli piombano sopra in un amen. Tutti dicono che Dybala firma, ma finchè non firma bisogna solo attendere. Senza pregiudizi, ma anche senza certezze.

E' dall'inizio del mercato invernale che in casa giallorossa parlano a Luciano Spalletti di Defrel (richiesta del Sassuolo, 25 milioni di euro), ma anche di Feghouli prima e di Giaccherini ora. Il problema è che, ascoltato ma non del tutto, al tecnico della Roma non premeva a tutti i costi una prima punta o un attaccante esterno. Ma un centrocampista, un costruttore di gioco. L'arrivo, dal Lione, del 26enne Clement Grenier, solo 4 presenze in Ligue 1 in questa stagione, non sembra aver fatto fare salti di gioia al Mister di Certaldo. Così come non sta facendo salti di gioia la Lazio, di fronte all'atteggiamento di Lucas Biglia. Il Club biancoceleste ha fatto una offerta di rinnovo contrattuale che renderebbe l'argentino il giocatore più pagato della rosa, ma lui non risponde e non decide. Traccheggia. E questo fa rimanere male i dirigenti della Lazio, presidente Lotito in testa.

L'abbiamo scritto e torniamo a scriverlo. Nonostante la diffidenza ad orologeria e nonostante i pregiudizi sportivi e politici nei confronti del presidente Berlusconi, tanto per dire le cose come stanno, i tragitti dei milioni cinesi per il closing del Milan saranno gli stessi seguiti da Suning. Nè più nè meno. Stessi percorsi e stesse zone del mondo. Le Cayman e le Vergini: sono isole tutte e due, sono paradisi fiscali tutte e due. La differenza sta nella carta d'identità, Suning può esibire a testa alta e con trasparenza la sua, Sino Europe ha più volte ribadito che esibirà quella dei componenti del Fondo al momento del closing. Tutto questo mentre su twitter, continua a il florilegio dei cinesi che esistono o che non esistono. Nella vita di tutti i giorni del Milan, da qualsiasi lato lo si guardi, ci sono e sono presenti. Altre realtà non ne conosciamo e, per quanto ci risulta, non ce ne sono.

Deulofeu è partito bene. Gli stessi che, con ostentata impunità intellettuale avevano dileggiato Suso due anni fa, si ripetono brillantemente con Deulofeu. Che è un ragazzo non ancora 22enne, un'età alla quale il curriculum non esiste perchè è ancora tutto da scrivere. L'attacco Suso-Jesè-Deulofeu quattro anni fa ha vinto l'Europeo Under 19 con la Spagna. Alla luce di questo, chi ha portato Suso, ovvero Rocco Maiorino, merita il doveroso credito anche per Deulofeu. Intanto è partito Niang. Sul quale, come volevasi dimostrare, nessuno si è posto limiti sui famosi social. In un paio di casi, eravamo di recente in diretta tv e ci siamo fatti di ghiaccio ai cenni veloci fatti sulle inclinazioni ultra legittime e assolutamente personali di un giocatore non del Milan. Siamo stati zitti, rispettosi, accuratamente e doverosamente lontani dalla benchè minima allusione. Giriamo l'esempio ad alcuni colleghi. La chiusura tocca a Donnarumma. La "scelta" di pescare nell'immondizia il post più becero e infame di un forum sconosciuto per sbatterlo in prima pagina, e quindi portarlo alla luce, per tentare di destabilizzare un ragazzo di 17 anni e tutti i veri, autentici tifosi del Milan, che lo amano, si commenta da sola. Gigio Donnarumma è dolce, sincero, diretto e diritto: gioca per il Milan sempre e comunque, come conferma la Supercoppa di Doha sempre presente nella Sala dei Trofei di Casa Milan e non rimossa da nessuna cosiddetta vendetta, nemmeno quella consumata nei recinti familiari dello Stadio di Casa. Dei quali si fanno forti non soltanto, come è naturale, i giocatori e i tifosi bianconeri, ma, e questo è molto più discutibile, un'opera di fiancheggiamento tanto non richiesta quanto obliqua.