Log in

 

Editoriale di Fabrizio Biasin, un'idea "folle" per la Juve e una cosa da chiarire su Agnelli. I soldi del Milan ci sono: ecco chi li ha davvero (da lì nascono i problemi). Il fastidio dietro la "non sconfitta" dell'Inter. E sul pranzo indigesto di Sa

Editoriale di Fabrizio Biasin, un'idea "folle" per la Juve e una cosa da chiarire su Agnelli. I soldi del Milan ci sono: ecco chi li ha davvero (da lì nascono i problemi). Il fastidio dietro la "non sconfitta" dell'Inter. E sul pranzo indigesto di Sarri...


Questa volta non me la prendo con la “pausa per la Nazionale”. Non ci penso neanche. Al limite con il campionato. Quello delle ultime che perdono sempre, delle prime che vincono sempre, di quelle in mezzo che vincono se giocano con le ultime, perdono se giocano con le prime e pareggiano se giocano tra loro. Uno strazio.
Per una volta la sosta non genera corposa orchite, perché tanto sai già che dopo la sosta il Crotone perderà all’ultimo secondo, il Pescara perderà dal primo, il Palermo passerà in vantaggio ma poi perderà, l’Empoli si salverà perdendo sempre, il Genoa pure e così via. Che bello.
È tutto molto ovvio, come il pranzo con mio padre per la Festa del Papà, il classico baccanale dove tutti dicono le solite quattro cazzate e abusano di luoghi comuni. O almeno lo fa mio padre.
Mbappè fa doppietta.
Padre: “Secondo me Mbappé è forte, scrivilo”.
Figlio: “Graziealcazzo padre”.
Si discute della polemica “Parliamone Sabato”, ovvero del sondaggio sui presunti pregi delle donne dell’Est rispetto alle donne dell’Ovest.
P: “Discutibile l’argomento, ma che tua madre scassi le balle è evidente”.
F. “Tu invece sei sempre delizioso”.
P: “Comunque la Perego è sempre una gran bella sondaggiona”.
F: “Su questo concordo”.
Questione “cinesi del Milan”
P: “Sei un figlio inutile perché non ascolti: ti avevo detto che c’era sotto del marcio”.
F: “Ma non c’è nessun marcio, è solo un problema legato ai capitali…”.
P: “Ahahahaha, ma che boccalone sei?”.
Zeppole
P: “Se vuoi l’ultima zeppola allora fai un figlio, altrimenti l'ultima sarà sempre mia”.
F: “I padri dell’Est sono migliori”.
P: “Quelli cinesi non esistono. Minchione”.

QUI INTER
Vorrei partire da Mancini, che ieri ha detto “Buttato via un anno e mezzo”. Ha ragione, ma volendo possiamo aggiungere un altro paio di mesi, quelli estivi, passati ad attendere le decisioni del tecnico e quelle della società e che per un curioso “effetto domino” oggi hanno innescato il seguente luogo comune: “Pioli perde tutte le partite decisive, quindi non va bene”.
Pioli vince col Cagliari? Lo fanno tutti. Stravince con l’Atalanta? Bravo, ma era il minimo. Pareggia col Torino? “Pioli perde tutte le partite decisive”. E tu: “Ma non ha perso, ha pareggiato…”. E loro: “…perde tutte le partite decisive”. E tu: “Ma all’Olimpico di Torino ha vinto solo la Juve”. E loro: “Conte avrebbe vinto”.
Può darsi, forse “Conte avrebbe vinto”. Forse le avrebbe vinte tutte. Forse. O forse l’Inter è ancora una squadra che “tutte”, vincerle, non può. E non perché “c’è chi non ci mette la concentrazione” (le accuse a Perisic, altra iperbole), semmai perché è una squadra imperfetta che a differenza di tutte le altre “squadre imperfette” non può (poteva) sbagliare niente.
Un pareggio a Torino è normale in condizioni “normali”, diventa una tragedia se ti chiami Pioli e non Piolinho e sei condannato (per colpe altrui) a doverle vincere tutte.
“Pioli perde tutte le partite decisive anche se le pareggia”? Sarà, ma se l’Inter ha/aveva ancora delle partite decisive, beh, è perché Pioli le ha tirate fuori da una stagione che a novembre pareva già defunta.

QUI MILAN
“Non prendiamoci per il culo, c’è sotto qualcosa di molto losco”. Il popolo rossonero, prima diviso (più o meno) a metà tra possibilisti e negazionisti, piano-piano sta convergendo in massa nel gruppone degli stra-scettici. Sapete che c’è? Non potrebbe essere altrimenti. La situazione è talmente complicata che anche solo “provare a spiegarla” ti iscrive di diritto nel club di quelli che “raccontano cazzate”.
Per chi non l’avesse capito qui si parla del micidiale closing-Milan.
Ora, chi scrive prova a raccontare quello che ha capito, ben sapendo che ormai ogni tipo di spiegazione deve scontrarsi con i “dati di fatto” e cioè, che nulla di quello che “doveva accadere” sta accadendo.
Partiamo sfruttando l’aiuto del “Wall Street Journal”, quotidiano assai prestigioso che proprio l’altro giorno ha spiegato come nel 2017 gli affari sull’asse Cina-estero siano calati di oltre il 90% a causa del famoso “blocco” imposto dal governo. Questa cosa ha chiaramente complicato i piani del sciur Li, che – parola sua – aveva raccattato tutti i quattrini necessari per comprare il Diavolo e ora fatica a metterli insieme, dovendo pescare dalle “miniere” poste fuori dal confine cinese.
Fin qui la tiritera che tutti già conoscete e che include una questione ancor più imminente: arriveranno i famosi cento milioni della terza caparra, indispensabili per completare l’affare il 7 di aprile? La problematica delle ultime ore (ci limitiamo a riportare quel che esce dal palazzo rossonero) è che nuovi problemi di carattere burocratico avrebbero bloccato i quattrini prestati dalla Bank of East Asia e attualmente fermi alle Isole Vergini, laddove il grano può transitare senza che i cinesi mettano becco.
Il malloppone è teoricamente atteso per oggi, forse domani, forse chissà quando e comunque non cambierebbe di molto l’umore degli scettici, preoccupati per il presente ma soprattutto per il futuro: “Se i soldi arrivano mille lire alla volta, come si fa a fare mercato?”. Risposta: “La Cina presto dovrebbe tornare all’antico e in ogni caso raccogliere 150 milioni per gestire la stagione 2017/18 non sarebbe un così grande problema. In fondo i conti si chiudono l’anno prossimo”. Anche in questo caso, ovviamente, servirebbe un atto di fede.
Meglio sarebbe, quindi, pensare al presente, a Donnarumma che dice “io spero di restare, al resto pensa il mio agente” (brivido…), a giocatori come Deulofeu e Pasalic che nell’ottica di un Milan “ancora berlusconiano” andrebbero acchiappati in fretta, ai rinnovi di Suso e Romagnoli, a tutta una serie di questioni che “meglio farle ora prima che qualcuno decida di approfittare dello stallo rossonero”.
Tornerebbe tutto nelle mani dell’ex Cav, un signore che “deve vendere” per volontà familiare, ma che Forbes (classifica freschissima) colloca al 13° posto – primo degli italiani – nella top 20 dei presidenti più ricchi dello sport a livello globale, con un patrimonio stimato di 7 miliardi di dollari.
C’è speranza che qualche briciola finisca a rinsaldare il gruppo-Milan? Poche. Ecco che allora ci si riattacca al nome non di un nuovo avventuriero cinese, bensì di Renzo Rosso, anche solo per mettere in piedi una partnership di minoranza. Tifoso rossonero e sponsor del club, il patron di Diesel è l'11esimo uomo più ricco d'Italia con 3,2 miliardi di dollari, considerazione che – come sempre – significa tutto e niente: molti hanno quattrini, pochi hanno voglia di spenderli.
E torniamo a monte: c’è in ballo una qualche truffa milionaria? Un tentativo di fregare i tifosi del Diavolo? No, almeno per chi scrive non c’è. Ma tutto questo non è sufficiente per dire “se non chiuderemo con i cinesi allora pazienza, saremo stati sfortunati”: se pretendi un miliardo da un prodotto che vale poco più della metà (debiti compresi), allora aspettati non gli imprenditori, ma gli speculatori, con aumento esponenziale del cosiddetto “rischio” e tutto quel che ne consegue.

GLI ARRABBIATI
Spalletti e Sarri. È inutile sottolinearlo, ma la rincorsa fa male a chi la fa piuttosto che alla lepre bianconera. Questa volta l'allenatore del Napoli s'è incazzato per l'orario, ma non ha detto "noi giochiamo a mezzogiorno e gli altri no!", ha solo chiarito una posizione "comune" tra i tecnici: "Giocare a mezzogiorno fa abbastanza schifo" (abbastanza l'abbiamo aggiunto noi). Legittimo, soprattutto insignificante di fronte al vero problema del club, che poi è il rinnovo delle stelle Insigne e Mertens.
I due alzano la voce e chiedono lumi alla società (lumi = aumento), il presidente passa per "cattivo" ma alla fine li accontenterà. Sbaglia i tempi? Forse, ma bene o male la storia dice che l'"uomo" sarà anche burbero e decisamente sopra le righe, ma quando si tratta di "gestire il mercato" ha davvero pochi rivali.

Capitolo Spalletti. In attesa della famosa chiacchierata con Pallotta, l'allenatore della Roma ha deciso di litigare con tutti o quasi.
Il teatrino, va detto, è abbastanza stucchevole: “Rinnovo se vinco”, “prima i risultati poi il contratto”, “firmo se c'è Totti”. La strategia, dopo Lione, sembra essersi rivoltata contro l'allenatore toscano, che - le
voci si moltiplicano - starebbe temporeggiando nella speranza di prendere il posto di un corregionale, Massimiliano Allegri. Sarà... Chi scrive resta dell'idea che alla fine l'attuale tecnico bianconero non si muoverà da Torino. Perché è facile sognare di poter fare meglio, ma è ancor più semplice rovinare un meccanismo perfetto costruito sei anni fa.
Di sicuro Spalletti sarebbe una scelta complicata per l'ambiente Juve. Non solo da far digerire ai tifosi – lo stesso avvenne con Allegri, che ha convinto alcuni ma non conquisterà mai altri – ma soprattutto a uno spogliatoio dove i senatori svolgono un ruolo decisivo. E il toscano non sempre ha dimostrato di avere la serenità necessaria per gestire certe figure altamente ingombranti.

Fine. Oggi tronchiamo qui, vi lascio raccontandovi la recente esperienza vissuta alla banchina della Stazione Centrale di Milano qualche giorno fa. Sono momenti che ti segnano.
(Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

Allora, signori, bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare.
Qualche mese fa il sottoscritto scassava il cazzo a quelli del Duty Free di Linate per una storia di Tobleroni a 11 euro e acque gassate vendute al prezzo dell'Amarone.

Ma ora sono qui, sulla banchina della Stazione Centrale a Milano e io, signori, rimango sbalordito.

Macchinetta automatica di quelle messe nel punto strategico (hai fame o sete? O compri qui o t'attacchi al mazzo che il treno parte).

Ebbene: acqua liscia e gassata a 1 euro.
Mordicchio per cui vado ghiotto a 1.20 euro.
Tavoletta di Oreo Milka, oggettivamente buona, a 1.80 euro.
Salamini classici con grissini incorporati a 1.50.
Magnum di Coca e Coca Zero bella fresca a 2 euro.

Signori, siamo di fronte alla "quasi onestà" e io sono "quasi commosso".

Ora, sapete cosa ho acquistato di fronte a cotanto bendiddio e a crescente "fame animalesca"? I Tuc a 1.20 euro! Quasi come nei paesi civili!

Ho messo le monete, il meccanismo si è innescato e poi...
"E poi te li sei pappati due alla volta come si fa con le ciliegie mature" direte voi.
No, si sono incastrati nell'ingranaggio.

Ho guardato il capotreno.
Mi ha guardato.
L'ho riguardato.
Mi ha riguardato.
L'ho ri-ri-guardato.
Si è avvicinato, quasi mosso a pietà. E poi, a meno di un metro e con il Freccia Rossa in partenza, mi fa: "Conte o Pioli?".

Dio delleeeee cittaaaaaaaaaaààà e dell'immensitààààààà

Editoriale di Fabrizio Biasin, Juve: tira una strana e “nuova” aria attorno alla Signora. Inter: Zhang e il destino di Pioli (occhio al dato su Simeone). Milan: ultime sul closing (con sorpresa sulla data?). Napoli: un assist a Sarri. E sul regolamen

Editoriale di Fabrizio Biasin, Juve: tira una strana e “nuova” aria attorno alla Signora. Inter: Zhang e il destino di Pioli (occhio al dato su Simeone). Milan: ultime sul closing (con sorpresa sulla data?). Napoli: un assist a Sarri. E sul regolamento…

Eccoci qui. Volevo spiegarvi le regole del calcio. Che sono semplici. Perché se non lo fossero, allora sarebbe un problema. E noi non vogliamo problemi. Quindi eccovi le regole del calcio, così come le abbiamo capite.

REGOLA DEL FALLO DI MANO

A meno che tu non sia il portiere o Maradona, non puoi toccare la palla con la mano.

Se la tocchi con la mano in area, allora è rigore.

Ma se il tocco è involontario, allora “dipende”.

Se prima la palla tocca la coscia e poi la mano non è rigore.

Se la mano è vicina al corpo non è rigore.

Ma dipende da quanto è vicina.

Dipende dallo spazio che occupa il braccio.

Se è lungo il corpo, allora non è rigore.

Se guardi da un’altra parte non è rigore.

Se il braccio è in alto a simulare il ballo dello scimmione di Gabbani, allora è rigore. Ma solo se è volontario. O mezzo involontario.

Prendete Gianni Morandi, povero: con quelle mani rischia sempre il rigore.

Ma dipende se il movimento è “naturale” o “innaturale”.

E comunque bisogna valutare lo spazio che c’è tra chi calcia e la mano. Un metro? Non è rigore. Un metro e mezzo? Forse è rigore. Due metri? Allora è rigore. Dodici metri? Rigorissimo! Ma dipende: c’è luce tra chi calcia e la mano? Dio esiste? Da dove veniamo?

Comunque è rigore. Oppure no. Dipende dall’arbitro. E dall’addizionale. Arbitro è rigore? Sì? Allora è venduto! No? Allora è vendutissimo.

Comunque se la tocchi di mano in area, tendenzialmente è rigore. Ma dipende.

REGOLA DEL FUORIGIOCO

Se uno ti passa la palla e al momento del tocco tra te e il portiere non c’è un cazzo di nessuno, allora è fuorigioco. Facilissimo.

Ma dipende se sei in linea. Se sei in linea si valutano le estremità. Il piede “è oltre”? Allora è fuorigioco. Il naso? Anche. La mano di Morandi? No, le mani non contano.

E comunque nel dubbio non devi fischiarlo. Lo dice “la norma”. La norma dice che se non sei sicuro, allora meglio se lasci andare. Poi devi sperare di averla imbroccata. Se non l’hai imbroccata tu puoi dire “cazzo volete, la norma dice nel dubbio lascia andare”. E ti salvi.

E comunque dipende dalla posizione.

Uno dei tuoi tira e tu sei davanti al portiere in fuorigioco? Fuorigioco!

Ma dipende. Sei fuori dal “cono di luce”? Non fuorigioco.

Sei in fuorigioco, uno te la passa e tu scappi lontanissimo dal pallone? Non è fuorigioco.

Ma dipende dalla “discrezionalità”. Dipende se sei “influente”. Sei l’ultimo degli stronzi? Allora non è fuorigioco. Sei il nipote del notaio De Cillis? Allora sei influente: fuorigioco.

Poi dipende se il guardalinee è venduto, per carità.

Comunque la regola è abbastanza chiara. Ma dipende.

FALLO DA ULTIMO UOMO

Se fai fallo da ultimo uomo è tendenzialmente cartellino rosso.

Se sei lanciato a rete, soprattutto. Però dipende. Vai verso la porta? Sei solo o male accompagnato? Maria, apro la busta. Perché Sanremo è Sanremo.

E poi: è chiara occasione da gol? Allora cartellino rosso.

È mezza occasione da gol? Dipende da cosa vede l’arbitro.

Vai verso l’esterno? Niente rosso. Sei perpendicolare alla porta? Dipende dalla velocità.

Il portiere fa fallo da ultimo uomo? Rosso se è chiara occasione. Ma dipende. “Mica può sparire”. “Gli è venuto addosso”. “E’ l’attaccante che cerca il contatto”. Minchia che mani enormi ha Morandi, tipo pale.

Comunque se fai fallo da ultimo uomo è rosso. Ma dipende.

Ci sono molte altre regole e grandi misteri nel curioso giuoco del calcio. A che minchia serve la “lunetta” dell’area? Io mica lo so. E “l’area piccola”? Forse a creare maggiore indotto per i produttori di “gesso da campo”? Forse. E il fallo da dietro è sempre da rosso? C’è stato un anno che sì, era sempre rosso, poi è tornato ad essere “dipende”.

E i bestemmioni totali? Se beccavi il giocatore a dire il bestemmione scattava la squalifica. “Hai detto il bestemmione?”. “No, ce l’avevo con mio zio”. “Allora ti tolgo un turno”. E tutti a mettere la mano davanti. Ora dipende. Anzi, ora bestemmiano come portuali marsigliesi e frega una sega a nessuno. È una regola che è passata di moda evidentemente.

E poi - extra regole del calcio - se fai il coro di “discriminazione territoriale” ti chiudono la curva? Fino a due anni fa bastava dire “Vicentino magna-gatto” che ti squalificavano il settore per un mese, ora hanno smesso. Vale tutto. Sarà che chi comanda si è annoiato. Boh.

Comunque tutti hanno ragione e tutti hanno torto e sapete perché? Perché “dipende”.

QUI INTER

Prima delle partite si fa il riscaldamento. Succede sempre. È successo anche prima di Inter-Atalanta, pensa te. Gli allenatori, in genere, si fanno i cazzi loro. Pioli no, si mette in mezzo ai giocatori a rompere le balle. Li avvicina uno a uno e gli dice “sei forte, coraggio, crediamoci!”: Cazzate del genere. Sapete perché lo fa? Perché probabilmente non serve a niente, ma magari invece sì. E siccome non costa niente, perché non farlo?

Lo fa risultare ancora di più un “provinciale” (come dicono molti)? Può darsi, ma a lui non frega niente. Non gli interessa se molti gli dicono che “va bene fino a un certo punto, ma l’anno prossimo toccherà a quelli bravi”. A lui interessa solo la partita e appena finisce “la partita” gli interessa quella successiva.

Sapete perché lo fa? Sapete perché appende i cartelli alla Pinetina con su scritto “vinciamo più partite possibili”? Perché quando devi realizzare un miracolo è bene non sottovalutare niente, neppure le troiate.

Stefano Pioli sta facendo qualcosa di grandioso, il Meazza se n'è accorto ma c’è ancora chi non se ne rende conto e dice “non ha vinto gli scontri diretti”. Secondo voi tra “perdere con la Roma” e vedere l’ex zombie Kondogbia che al 90' di Inter-Atalanta 7-1 “mangia avversari” cosa conta di più? E conta di più vedere 60mila tifosi finalmente felici e uniti attorno alla loro squadra o frasi come “la difesa a tre è sbagliata. Se la rimette merita di essere cacciato”?

Cacciato? Ora il sottoscritto dà i numeri, in tutti i sensi. Sapete che media punti ha il “provinciale Stefano” Pioli in campionato? 2.31. Sapete – per dire – qual è la media di Simeone quest’anno nella Liga? 1.93. Riflettete bene, voi che “grazie, ma comunque a fine anno meglio un altro”, perché non è detto che “cambiare” e “ricominciare daccapo” significhi andare a star meglio.

Sapete che c’è? Conta più il consenso dello spogliatoio che quello degli “espertoni”. E lo spogliatoio è con lui. Tutto. E “i cinesi” – checché ne pensi qualcuno - non sono affatto scemi.

QUI MILAN

Siamo al 32432423 capitolo della faccenda closing. Diventa sempre più difficile provare a “spiegare” senza risultare iscritti al club di “quelli che abboccano”, ma tanto il discorso è sempre lo stesso: se uno ha smesso di credere lo ha fatto tempo fa (e quindi tutto gli risulterà sempre ridicolo), gli altri invece faranno l’ennesimo “atto di fede”.

Ieri si è parlato di ulteriore slittamento, il ché è una cazzata, perché nel mare magnum dei ritardi e dei rinvii, perlomeno in questo caso i “cinesi” erano stati chiari: “I cento milioni e la contestuale firma del nuovo contratto arriveranno non prima di venerdì 10 e comunque entro la settimana successiva” (come da editoriale di 7 giorni fa). Come a dire: non c’è fretta, o meglio, c’è, ma non ci si può fare niente.

Il “non c’è fretta” fa legittimamente incazzare come bisce i tifosi del Diavolo che si domandano “e il mercato quando lo facciamo? A Ferragosto?”; gli stessi timori disturbano Fassone e Mirabelli, bloccati nelle operazioni ma consapevoli che sopra di loro si sta giocando una partita più importante.

A monte, in effetti, il problema è un altro: riuscire a portare nelle casse di Fininvest i famosi 100 milioni (ancora da capire se sottoforma di prestito personale erogato da Mr Li o se direttamente immessi da uno dei finanziatori). Gli stessi sono ovviamente indispensabili per la stipula del nuovo contratto ma, come i precedenti, faticano ad arrivare per la solita questione che definiremo “il governo cinese ha messo le restrizioni per l’esportazione dei capitali nel momento sbagliato”. Se tutto andrà per il verso giusto si fisserà una data per il nuovo (famigerato) closing. I dirigenti del Biscione spingono perché il tutto si concretizzi “entro la fine di marzo”, Yonghong Li chiede un mese (14 aprile): possibile che alla fine si cerchi una soluzione intermedia (7 aprile). Non si può far altro che aspettare e sperare che nel frattempo non si moltiplichino nuove e succulente leggende metropolitane del genere “i cinesi in realtà sono Silvio che prova a riportare grano a casa sua sfruttando questo gioco del closing-non closing”, che poi è quello che mi dice sempre mio padre (milanista doc e grande appassionato di “discussioni da bar”) quando ci sentiamo al telefono. Ho momentaneamente smesso di rispondergli.

QUI JUVE

E’ superfluo dire che si respira una strana aria attorno ai bianconeri. Domenica a Milano e Napoli sono comparsi striscioni anti-Juve che solo in apparenza certificano il consueto «fastidio per chi vince sempre». I fatti di Juve-Milan di venerdì (sommati a quelli di Juve-Napoli di Coppa Italia e Juve-Inter di un mese fa) hanno avuto l’effetto di marcare una distanza mai registrata tra le due “entità” del calcio italiano: gli juventini e gli anti-juventini.

Di più: per la prima volta gli anti-juventini si sono ritrovati non a combattere singolarmente contro il presunto potentato bianconero, bensì a fare comunella per condividere il rispettivo “sdegno”. Nei migliori bar sport italici si parla di “favori del Palazzo” o di semplice “sudditanza psicologica degli arbitri”.

Tira una brutta aria, insomma, amplificata anche dalla reazione di chi, nell’universo bianconero, contrattacca al grido di «frignate? Peggio per voi, perdenti».

Cosa significa tutto questo pastrocchio? Nulla, se non che, forse, sarebbe il caso per tutti (juventini, anti-juventini, ostrogoti e visigoti) di darsi una calmata, anche solo per non farsi ridere dietro dall’eventuale marziano che, disceso sul Pianeta Terra, si trovasse a chiedere: «Ma perché in Italia sono sempre tutti incazzati? Combattono la fame nel mondo?». «No, ce l’hanno con l’addizionale». «E chi è l’addizionale? Un dittatore?». «No, una specie di arbitro di calcio che serve quasi a nulla ma riesce lo stesso a far casino». «Ah, ’sticazzi». Pace e bene, in fondo è solo calcio.

QUI NAPOLI

Giusto per segnalare a quelli che “Sarri non c’ha capito un cazzo, doveva marcare Sergio Ramos a uomo” che 1) Sarri di sicuro non aveva intenzione di regalare niente a nessuno ma 2) Sergio Ramos ha segnato 19 gol decisivi dal 2014 (non tre, diciannove) e 3) uno persino domenica sera. O sono stronzi tutti e 19 i tecnici che ha punito Sergio Ramos o è fenomenale lui. Io scelgo la seconda.

In chiusura vi lascio con 5 consigli a Unai Emery che però sono “postumi” e, quindi, inutili. Gli stessi, però, possono tornare utili a tutti quegli allenatori che “devono portarla a casa” (la partita).

Buona lettura.

(Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

Ciao.

C'è stata la rimontona.

Questo lo sapete già.

Qui non stiamo a celebrare nessuno, anzi.

Qui, signori, si massacra un uomo.

Senza pietà.

Signori, non potremo mai assolvere Unai Emery, tecnico professionista del Paris Saint Germain.

Se sei un tecnico professionista significa che prima sei stato un tecnico dilettante. Succede quasi a tutti, tranne a Mancini che è nato con la sciarpetta.

Se sei stato un tecnico dilettante tipo Ciccio Graziani al Cervia, ma anche don Orione con la squadra della parrocchia, ci sono tre o quattro cose che non puoi non sapere e che definiremo "tecniche per portarla a casa quando si mette male" (sottinteso, "la partita").

Il match del Camp Nou (al minuto 88 devono farti tre gol o sono cazzi loro) è un ottimo esempio.

1) Tecnica della rimessa laterale "accazzo"

Questa tecnica viene insegnata dalla notte dei tempi nelle scuole calcio che costano poco e che accolgono tutti (“mister, c’è il figlio di Ghinazzi che vuole giocare”. “Ma ha i piedi piatti e lo scorbuto”. “Ma Ghinazzi ha già pagato la quota”. “Sui piedi piatti possiamo lavorare e comunque chi sono io per impedire al Ghinazzi di giuocare al pallone?”).

La tecnica della rimessa laterale “accazzo” trova la sua massima espressione nei campi di periferia, questo non significa che non possa essere utilizzata anche al Camp Nou.

Mister della scuola calcio che costa poco: "Allora bambini. Quando c'è una rimessa laterale dubbia, voi prendete la palla e battete, anche se non è vostra. Alla peggio vi diranno "cazzo fai?" e voi direte "oh, pensavo fosse mia, hai problemi?". L'arbitro lascerà fare e guadagnerete 30 secondi buoni. Se invece la battono gli altri mi incazzo".

Bambino di buona famiglia: "Ma è scorretto, mister".

Mister del settore giovanile: "Come ti chiami tu?"

Bambino di buona famiglia: "Petrini".

Mister: "Petrini, tu non giochi". E poi, rivolto al dirigente accompagnatore: "Restituiamo la quota al Petrini, non è adatto".

Si chiama “selezione naturale” o “flusso di coscienza del mister di scuola calcio”.

Ebbene, sapete quante rimesse hanno rubato i giocatori del Psg sul 3-1 all'88°? Zero.

Tutto ciò, semplicemente, è inqualificabile.

2) Tecnica della puntata ritardata

Ogni portiere normodotato sa che all'88° ogni rimessa dal fondo deve durare come una puntata de Il Segreto e quantomeno deve essere preceduta da un teatrino devastante: recupero palla, sputo sul guanto, rincorsa interrotta, altro sputo, strappo dell’erba attorno al pallone, sputo. Solo a quel punto, forse, calcio della puntata lontanissimo.

Obiezione del precisino: "Eh ma perché sputi sul guanto? Non serve. E poi così rischi l'ammonizione".

Risposta del tecnico saggio: "Senti, coglione... E 'sti grandissimi cazzi?".

Signori, io ve lo dico, il portiere Trapp non è riuscito a farsi ammonire per perdita di tempo, il che non è grave, è imperdonabile.

3) Tecnica del crampo assassino

I giocatori di calcio all'88° e con tre gol di vantaggio, da che mondo è mondo hanno i cazzo di crampi. Non esiste che non li abbiano! Devono andare giù come fusi, devono contorcersi dal dolore e dire “ho il crampo, fa malissimo!”, possibilmente devono improvvisare uno svenimento come se avessero appena terminato un ragionamento sui bosoni con Bettarini.

Il crampo, signori, non è provabile, l’avversario ti dice “non c’hai un cazzo, alzati!” e tu ti rivolgi all’arbitro: “Ha sentito arbitro? Dice che non ho un cazzo! Ma io ho il crampo!”. E quello non può che abbozzare.

In quei casi, tra l’altro, è consigliatissimo l’ingresso del massaggiatore con almeno due bombolette di ghiaccio spray da scaricarti addosso tipo mini reattori della Nasa. Le bombolette spray notoriamente non servono a una sega ma ti fanno guadagnare almeno 20 secondi.

Ebbene, sapete quanti giocatori del Psg hanno avuto i crampi? Un cazzo di nessuno! Sapete quante bombolette spray sono state consumate negli ultimi 5 minuti della partita? Neanche mezza. Questa cosa, signori, è da ufficio inchieste al contrario!

4) Tecnica del doppio pallone

Se vedi che i tuoi avversari tentano il forcing e sei in difficoltà, non c'è nulla di più normale che buttare in campo un secondo pallone "per sbaglio". In Terza Categoria è la cosa che ti insegnano prima ancora della celebre “Tecnica Baresi” (“alza il braccio se pensi che sia fuorigioco, ma anche e soprattutto se non lo è”). Perdonatemi: ma se funziona in Terza Categoria, per quale legge divina non deve funzionare anche al Camp Nou? Emery dove è cresciuto, nella Coverciano di Plutone?

Obiezione del precisino: "Eh ma se butti in campo il pallone l'arbitro di solito indica l'orologio e dice "recupero tutto il tempo!", quindi non ne vale la pena". A questi ingenui – tutti figli del Petrini – ricordiamo che gli arbitri dicono SEMPRE “recupero tutto” ma poi non lo fanno mai. Secondo voi il fischietto tedesco Aytekin è diverso da Timozzi che ha diretto Paestum-Voltri negli amatori? Ma per piacere.

Ebbene, sapete quanti doppi palloni sono comparsi sul prato nel Camp Nou dopo il minuto 88’ e cioè nel momento di massima difficoltà dei francesi? Neanche uno. E questo, converrete, è il peccato più grave.

5) La rissa “come se ti avessero insultato gli affetti più cari”

Questo genere di tecnica trova la massima espressione nel caso “Materazzi-Zidane” del 2006 e non ha bisogno di essere spiegato. Sei in difficoltà? Non riesci a uscire dalla tua area? Devi solo far passare il tempo? Allora, porca la miseria, PROVOCA UNA CAZZO DI FUTILE RISSA! Inventa, drammatizza, urla “Busquets guai a te se nomini ancora mia madre!”. E Busquets: “Ma io non ho nominato tua madre…”. E tu: “Ancora la nomini? Eh? Ancora??? Allora te le cerchi!”. E a quel punto dai di matto tipo Er Mutanda contro Pappalardo o, ancor meglio, cadi mentre urli e dici “ho un cazzo di crampo, ma devo resistere in onore di mia madre che tu hai nominato invano”. Questa tecnica ti può far perdere – udite udite – fino a tre minuti di tempo che l’arbitro non recupererà MAI interamente.

Signori – e qui chiudo – DAL MINUTO 88° IN AVANTI NON C’E’ STATA NEPPURE UNA PARVENZA DI RISSA, una scaramuccia, niente di niente.

Emery è rimasto lì, in silenzio, come se non avesse mai visto una puntata di Campioni–Il Sogno. E se non hai visto una puntata di Campioni–Il Sogno allora ti meriti di uscire dalla Champions.

Editoriale di Fabrizio Biasin, Juve: la "bomba" su Allegri. Milan: ecco la versione "cinese" sul futuro fuori e dentro al campo. Inter: la guerra attorno a Pioli (e quelle strane voci). Napoli: che sia una notte senza rimpianti

Editoriale di Fabrizio Biasin, Juve: la "bomba" su Allegri. Milan: ecco la versione "cinese" sul futuro fuori e dentro al campo. Inter: la guerra attorno a Pioli (e quelle strane voci). Napoli: che sia una notte senza rimpianti

Oggi ho veramente mezz’ora di tempo. Una miseria. Di solito lo dico a caso, questa volta sono serissimo. Quindi per una volta sarò davvero breve, lo giuro.
Prima di iniziare, però, una considerazione piuttosto seria: la comunicazione all’epoca dei social network è complicatissima.
Ognuno scrive e dice un sacco di troiate. Io, per dire, sono maestro di “scrittura e pentimento”. Questa cosa viene sfruttata da una nuova categoria di persone: “i rompicoglioni da social”.
I rompicoglioni da social non ti lasciano passare niente. Dici che c’è bel tempo? Per loro hai “una visione distorta delle cose. Non sarà che hai qualche interesse a dire che c’è bel tempo? Stronzo”. L’insulto finale è il segno distintivo del “rompicoglioni da social”.
Per farvi capire cosa intendo, riporterò due discussioni realmente avvenute questa settimana, a mio modo di vedere esempi magistrali del puttanaio a cui siamo tutti quanti sottoposti.
Tweet del sottoscritto durante Samp-Pescara: “Per me Muriel è fortissimo, parecchio discontinuo ma fortissimo”. Ora, questa scemenza scritta non per cambiare le sorti del mondo, ma per far passare il seguente e complicatissimo concetto “a-Biasin-piace-Muriel” ha generato le seguenti risposte.
“Non vogliamo all’Inter quella sega! Servono i campioni!”.
“Tienilo tu Muriel: è grasso e non serve a nessuno!”.
“Vuoi condizionare le scelte sul mercato? Eh? Vergognati”.
Fino al classico “stronzo!” che non passa mai di moda.
Mi sono permesso di rispondere a uno dei tanti “Scusa, ma se scrivessi “Mi piace molto Emily Ratajkowski” mi risponderesti “No! Troppe tette! Non è adatta per l’Inter”? Ho solo detto la mia”. Mi ha risposto: “La Ratajkowski è gobba, dovresti saperlo, vergognati”.
E poi domenica. Dopo Cagliari-Inter 1-5. Tweet: “Pioli sta facendo bene, una buona domenica per l’Inter, meno per quelli che lo vedono traghettatore a prescindere”. Apriti cielo!
“Questa vittoria aumenta i rimpianti! Altro che bella domenica!”.
“Sì, ma all’inizio l’Inter ha giocato male!”.
“Pioli vince solo con le squadrette, altro che balle”.
“Non vince gli scontri diretti! Serve l’allenatore top! Pioli a casa”.
Fino allo straordinario “Pioli fa male a vincere, paradossalmente se arriva in Champions non lo confermano”.
E allora, perdonate, ma partiamo dall’Inter.

QUI INTER

Poche righe, pochissime. La vittoria con il Cagliari è stato il successo “meno celebrato di sempre”. La gente non ha detto “che bello, passo una bella domenica da interista”, ma “questo 5-1 vale niente”. Questa cosa, scusate, è illogica.
Tutti abbiamo capito che questo è un campionato anomalo e che ci sono 5/6 squadre che vincono quasi sempre, ma non è sufficiente per sentenziare “Pioli è inadatto”.
Il tecnico nerazzurro ha messo insieme 15 turni di campionato. In questa che – badate bene – non è una classifica “parziale”, ma l’intera strada percorsa da Pioli in nerazzurro, è riuscito a mettere insieme 34 punti, 3 meno della Juventus prima. Un terzo posto “virtuale” (dietro anche al Napoli) che conta una fava in termini di “classifica finale”, ma dice molto dell’operato di Pioli. Ha perso gli scontri diretti? Può darsi, ma evidentemente c’è chi in questo periodo ha fatto peggio di lui. Lo dicono i numeri, non io.
Questo non significa che l’Inter debba confermare l’allenatore oggi, semmai che lo stesso abbia tutto il diritto di giocarsi la riconferma.
Conte? Simeone? Sono ovviamente tecnici validissimi e più "internazionali", ma in questo momento parlare di loro ha poco senso, soprattutto se si crede ancora nel terzo posto. Chi insiste con “speriamo in Conte o Simeone” ha già ammainato bandiera bianca, secondo la logica – facile e assai poco utile – del “pensiamo al futuro perché il futuro è sempre bello”. Cazzate: chi cerca costantemente consolazione nel futuro avrà sempre paura del presente, anche se arriverà Conte, anche se arriverà Simeone, anche se arriverà l’ibrido “Contone” (o “Simeonte”), tecnico mitologico che mangia avversari e - almeno in teoria - sputa triplete.

QUI MILAN

Due cose veloci.
La prima. Chiedo scusa a Sosa, perché chi non riconosce e nasconde i propri errori è solo un fetente. Un paio di mesi fa scrissi una cosa tipo “…e giocatori come Sosa che non giocano mai e sono venuti a Milano a svernare”. Da quel momento Sosa si è trasformato in Iniesta. Bravissimo lui, sputasentenze io.
La seconda. Ho fatto la mia solita telefonata “per capirci qualcosa”. Vi riporto il tutto mettendo ben in risalto che il sottoscritto non intende illudere nessuno, semplicemente prova a fare il suo mestiere.
Discutendo con la “parte cinese” (e solo quella), ecco quello che ho ricavato:
i soldi della terza caparra da 100 milioni non arriveranno prima di venerdì. Magari tra dieci giorni e comunque il prima possibile, ma sicuramente non prima di questo fine settimana.
all'arrivo dei soldi verrà stipulato il nuovo contratto di cessione, che è già in fase di stesura (con qualche difficoltà) tra gli avvocati delle due parti.
insieme con la prossima tranche verrà completata la documentazione (in parte già arrivata) che garantirà la tracciabilità del denaro in osservanza alle norme anti-riciclaggio.
il closing, almeno nelle intenzioni, non è in discussione. Dopo un investimento da 200 milioni e con altri cento in arrivo, sarebbe incredibile e grottesca una rinuncia all'affare. Il vero problema, anche in ottica futura, resta l'esportazione del grano al di fuori della Cina, bloccata dalle recenti restrizioni volute dal governo di Pechino.
Per risolvere lo stallo in passato si è pensato anche di aprire un conto a nome di Fininvest in una banca cinese. La holding di casa Berlusconi, però, non avendo interessi in Asia, avrebbe poi avuto gli stessi problemi di Sino Europe per portare fuori dal Paese i capitali e quindi l'ipotesi è stata tralasciata.
tutte le trattative messe in piedi dalla coppia Fassone-Mirabelli sono ancora aperte. Nessun interlocutore di mercato, al momento, si è spaventato di fronte allo stallo nella trattativa.
i futuri dirigenti non hanno ancora sottoposto il piano-mercato a Montella, che sarebbe (ovviamente) confermatissimo sulla panchina rossonera. Sempre se l'Aeroplanino accetterà l'eventuale progetto del Diavolo cinese.
proprio per rispettare il lavoro di chi da tanti anni - e tuttora - opera all'interno della società, non ci sono stati contatti con Mino Raiola per discutere il contratto di Gigio Donnarumma.
Fine. Tutto ciò tranquillizza i tifosi del Milan? Neanche un po'. Ci sono tante e crescenti ombre attorno alla faccenda? È evidente. Qui si riportano informazioni e si evitano sentenze. Quelle le lasciamo ai tanti che hanno certezze da vendere (beati loro...).

QUI JUVE

«Con Allegri ancora assieme al 100%? Penso proprio di sì e in questo momento non ci sono motivi ostativi. Noi siamo contenti di lui e lui di noi, quindi il problema non si pone. Andiamo avanti insieme per cercare di coronare un risultato importante». Parole e musica di Beppe Marotta. Noi lo andiamo ripetendo da un po' e avevamo sputato una simile sentenza anche nell'editoriale della scorsa settimana. Ora il dg della Juve conferma il nostro pensiero: né alla Signora né ad Allegri conviene in questo momento guardarsi attorno. Migliorarsi è difficile, mentre è facile rovinare una macchina che funziona alla perfezione. Poi, ovviamente, saranno i risultati da qui a fine stagione a cementare o modificare le attuali certezze. Quali? Al momento nessun tecnico è stato "allertato", né Allegri si è promesso ad alcuno.

QUI NAPOLI

In bocca al lupo, Napoli. Nel senso del Wolf-sburg, l'ultima squadra a battere il Real Madrid 2-0 in casa nei quarti d'andata dell'anno scorso (al Bernabeu poi finì 3-0, quindi in teoria gli azzurri partirebbero persino avvantaggiati grazie al gol di Insigne). Il piano di Sarri è «rompere i cogl...», ma gli azzurri possono e devono fare di più. Soprattutto devono dimostrare di essere una squadra che può giocarsela a questi livelli senza paura e con certezza dei propri mezzi. E soprattutto per i 90' interi, evitando cali come quelli di Roma. Servono prestazioni di questo livello per far maturare un gruppo ambizioso e saturo di "cazzimma". Stupire l'Europa si può, De Laurentiis... Pure.

Chiudo con una stupida lettera aperta che potrebbe scrivere un eroe moderno, una vittima del calcio di oggi. Ma in fondo anche un gran paraculato dei regolamenti attuali, quei sistemi al limite della follia che hanno trasformato una buona fetta degli extracomunitari in caselle da occupare in attesa di scovare un campione in Brasile o Argentina. (Twitter @FBiasin @ilsensodelgol Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

LETTERA APERTA AI MILANESI


Ciao,
non faccio un cazzo.


Cioè, voi cosa vi inventate per passare il tempo? Andate in cima al Duomo a fare "Topoli Madonnina"? Oppure fino all'ultimo piano della Rinascente dove vendono il tonno buono in vetro e le salse rare? 

Io mi annoio.


Non che dov'ero prima si stesse meglio, per carità, sputazzavano per terra, ma almeno mi davano retta. Dicevano che ero bravino. Qui non mi fila nessuno, neanche Moratti, per dire, e Moratti in genere ha una buona parola per tutti.


L'altro giorno sono andato a vedere le palme in piazza Duomo per passare una mezz'ora. Del resto ne parlavano tutti. Dopo cinque minuti ho pensato "e sticazzi?". E sono tornato ad annoiarmi.


A casa mia (non quella milanese) è tutto più bello: c'è l'oceano, il deserto, le piante giganti. Altro che Idroscalo e banani.


Milanesi, io non ce l'ho con voi, ma qui è una barba. Cioè, corro tutti i giorni, mi metto anche in mezzo al gruppo, ma loro non mi considerano, mi mettono da parte, mi sfottono, dicono uè pirla.

 Anche il giappominchia mi sfotte.


Sentite, facciamo così: mi hanno detto che a Milano c'è sempre il problema del "decimo" a calcetto. Quello che all'ultimo si sfila e vi lascia nella merda. Io ve lo dico: sono automunito e vengo volentieri.

 Qualcuno dice che son meglio in porta che fuori: non sottovalutate il fatto che potete farmi giocare dove cazzo vi pare.

 Oh, ve lo dico: io una volta ho fatto cento palleggi.


La chiudo qui che c'ho l'apericena all'Arco della Pace, poi grossa cinemata con anche il giappominchia a vedere Trainspotting II, figata.

Ah, se pensate che io sia un povero coglione volevo farvi presente che:
1) La mia fidanzata si chiama Elissa Arnold, andatela a vedere e poi ne riparliamo.
2) Sono qui da un mese e ho appena preso lo stipendio. Dunque, aiutatemi con i calcoli: guadagno 4 milioni di dollari australiani, che al cambio sono 2.86 milioni di euro, che al mese fanno 240.000 euro circa.
Per non fare un cazzo di niente, ricordiamolo.

Chi è il coglione?



A risentirci Milano,
ricordatevi che per il calcetto io ci sono sempre e metto la quota prima della partita, ché alla fine c'è sempre quello che va via e non paga e poi glielo chiedi e ti dice "io li ho messi, sarà stato Garullo", ma lo sai che non è vero.

Ancora ciao,
il vostro "decimo uomo".

Trent Sainsbury

Ps. Se addirittura siete in otto posso chiedere all'amico mio Barbosa: è un po' veneziano ma a cinque vi fa la differenza, fidatevi.

Editoriale di fabrizio Biasin, Juve e Allegri: in arrivo una decisione “comune”. Inter: la verità su Conte (e quella su Pioli). Milan: a tre giorni dal closing, un paio di chiarimenti (anche su Donnarumma). Atalanta: 17.8 milioni. Arbitri: un appello

Editoriale di fabrizio Biasin, Juve e Allegri: in arrivo una decisione “comune”. Inter: la verità su Conte (e quella su Pioli). Milan: a tre giorni dal closing, un paio di chiarimenti (anche su Donnarumma). Atalanta: 17.8 milioni. Arbitri: un appello “sereno”

Juve e Allegri: in arrivo una decisione “comune”. Inter: la verità su Conte (e quella su Pioli). Milan: a tre giorni dal closing, un paio di chiarimenti (anche su Donnarumma). Atalanta: 17.8 milioni. Arbitri: un appello “sereno”

Siccome iniziare un pezzo con “siccome” è vietato dal buongusto e dalla lingua italiana, noi non lo faremo. Inizieremo con “ben ritrovati”.

Ben ritrovati, l’editoriale di settimana scorsa sulle markette ha generato un casino che metà basta, per questo eviteremo di annoiarvi ulteriormente. Sappiate solo che Marzia non è tornata da Carlo Todaro ma ha trovato il tempo per scrivermi (“io non la conosco, ma lei inizi pure a farsi i cazzi suoi che campa cent’anni”) e che il video di “My Light Found In The Rain” è passato da 1100 visualizzazioni a 1400 e passa: sono numeri importanti.

Molti credevano che codeste oneste markette fossero frutto della mia fantasia, ma infine si sono dovuti ricredere.

Dirò di più: l’editoriale in questione ha generato un giro di richieste bestiali che mi hanno fatto capire quanto la potenza di Tmw sia seconda solo a quella di Suning.

Prometto che presto tornerò a sponsorizzare sagre, pene d’amore, neonate aziende, club privè, ma non questa settimana, perché questa settimana c’è tempo solo per parlarvi di barbose questioni arbitrali (ne discutiamo in serenità in fondo all’editoriale) e per dire che i giocatori del Leicester (vittoriosi ieri per 3-1 sul Liverpool dopo mesi passati a “far flanella”) sono quantomeno dei filibustieri*.

*infamacci, traditori, cospiratori, vigliacchissimi.

QUI INTER

Indiscutibile e fetente è arrivata la sconfitta con la Roma.

Una sconfitta generalmente toglie tre punti e un po’ di umore, in questo caso ha fatto molto di più: in soli 90 minuti ha trasformato un bravo allenatore in un pirla (Pioli), ha alimentato voci su un prestigioso collega “che forse arriverà in nerazzurro” (Conte), ha fatto uscire allo scoperto i tifosi che per troppe settimane – complici i buoni risultati - hanno trattenuto il loro grido di dolore (“Pioli è inadattoooo!!!”). Cose che succedono, per carità, ma abituarsi è sempre difficile.

Qui diremo due sole cose:

1) Antonio Conte, ad oggi, non è stato contattato dall’Inter. Non l’hanno fatto i dirigenti, non l’ha fatto patron Zhang.
2) Pioli merita un filo di rispetto e fiducia in più.

Parliamoci chiaro, non si vuole difendere il tecnico dell’Inter “a tutti i costi”, soprattutto perché non ce n’è bisogno: c’è chi lo valuta “mediocre”, c’è chi non vedeva l’ora di poter dire “quello normalizza ma poco altro”, c’è chi non riesce ad affezionarsi ad un tecnico perché inevitabilmente “quello che verrà” è sempre più bravo a prescindere. Pioli in ogni caso si cautela da solo: lo fa grazie ai numeri e non è poco.

La sconfitta di domenica, per molti, è stata la dimostrazione di strapotenza di Spalletti nei confronti del collega, c’è chi ha strabuzzato gli occhi per la difesa a tre e non si rende conto che se l’Inter disponesse di Alex Sandro e Lichtsteiner, di sicuro il tecnico nerazzurro non valuterebbe soluzioni tattiche alternative. Ma tant’è, alcuni allenatori mai si leveranno la nomea di “provinciali” se non attraverso i risultati.

E’ vero, negli scontri diretti Pioli finora ha tradito, ma sarà la “guerra” a dire se è adatto o non adatto. Perdere le “battaglie”, anche se fa male, serve solo per dividere la parte di tifo che ci crede ancora da quella che si è già arresa.

Criticare è corretto, “massacrare” non è mai la soluzione, soprattutto finché c’è speranza.

QUI MILAN

Eccoci qui, a tre passi dal closing. Venerdì sarà giornata storica, sabato il momento delle presentazioni: verrà svelata la composizione del cda e il tandem Fassone-Mirabelli potrà finalmente iniziare a lavorare “per conto del Milan”. Oggi, ancora, non può. Per questo stonano assai le parole di Raiola Mino, professione agente di calciatori. Dice: “Non ho mai parlato con i cinesi” e “Donnarumma merita un grande club”. Due ovvietà: i “cinesi” non parlano con lui perché, semplicemente, non si sono ancora insediati (si chiama “correttezza”) , per questo stuzzicarli a pochi giorni dal loro arrivo sembra più che altro un avvertimento del genere “dovete fare i conti con me”. Come se fosse un mistero, come se i nuovi arrivati non sapessero che proprio dalla capacità di mettere nero su bianco il contratto del neo-maggiorenne si misurerà la solidità della nuova proprietà.

Il resto passa dai legittimi dubbi di chi si interroga sulla composizione dell’arcinoto “consorzio”. Ci si può fidare delle banche? Cosa c’è sotto? A che gioco sta giocando Huarong? Dubbi comprensibili se arrivano dai tifosi, meno se frasi come “occhio alle banche! Le banche sono cattive” escono dalla bocca degli “esperti”.

Le banche non sono cattive. O meglio, magari lo sono anche, ma a discapito di “terzi”, non certo dei loro investimenti. Il fatto che l’“operazione-Milan” sia un tentativo di fare dei soldi non è un mistero, né deve sconvolgere: sarebbe molto più preoccupante se il Milan fosse stato acquistato dagli “Amici Cucciolotti”, che sono teneroni per definizione ma di alta finanza capiscono una fava.

Le banche sono fetenti per natura, per questo faranno di tutto per rendere il Milan un prodotto appetibile. Lo scopo è arrivare alla quotazione in Borsa e a quella si può ambire solo attraverso una “lustrata alla vetrina rossonera”. Per questo Fassone nel prossimo mercato potrà disporre di una cifra superiore ai cento milioni da investire sul mercato (molti dicono “con cento milioni non è che sistemi tutto” e verrebbe da rispondergli: “Se avessero detto trecento avreste risposto “tu credi alle favole”, quindi tanto vale”), per questo le trattative sono già iniziate.

E Huarong? Semplice, caccia i soldi per completare l’operazione, li presta a un discreto tasso di interesse e del Milan se ne frega abbastanza: lo ha già fatto e lo farà ancora. È un altro a cui interessa fare affari, non certo un “romantico” alla Berlusconi. La cosa può ovviamente creare fastidi, ma chi storce il naso prima o poi dovrà rendersi conto che il favoloso mondo dei Mini Pony non esiste in nessun campo, soprattutto nel 2017, e che “rischiare per provare a riemergere” è meglio che “star fermi e aspettare di morire di frustrazione”.

QUI ATALANTA

Permetteteci di fare un cenno all’Atalanta. La squadra scesa in campo sabato contro il Napoli è costata 17,8 milioni (Berisha prestito, Toloi 3.5, Caldara 0, Masiello 3, Kessiè 0.3, Freuler 1.5, Conti 0, Spinazzola prestito, Kurtic 3.5, Gomez 5, Petagna 1). Oggi, se gestisci un club che vuole ambire alla zona-Europa, ci compri a malapena un centrocampista di medio livello. Direi che non c’è altro da aggiungere.

QUI JUVE

Inutile sprecare fiato e parole per dire quel che hanno visto tutti: gli ultimi dieci giorni iscrivono Allegri nel ristretto club dei tecnici bravi in campo ma, soprattutto, maestri di “gestione”. Dopo un mese passato a “temporeggiare” (in seguito al ko in Supercoppa), il tecnico toscano ha forzato la mano con la proprietà, ha vinto il “duello” con Bonucci e, infine, ha tempestivamente recuperato il suo giocatore.

Allegri è pronto per un grande club, lo ha dimostrato, per questo motivo… resterà a Torino. Per carità, non ci sono certezze, ma questo perché nessuna decisione è stata ancora presa (dall’allenatore e tantomeno dalla società). Cambiare dopo un triennio di successi potrebbe essere legittimo, ma avrebbe senso solo se portasse a un “miglioramento”: sia Allegri che la Juve in caso di separazione difficilmente avrebbero garanzie del genere “vado a stare meglio”. E lo sanno bene.

QUI ARBITRI

Sapete che c’è? Gli arbitri sono fortunati.

Gli arbitri sono fortunati perché ci sono i tifosi. E i commentatori. E i giornalisti. E i social network. E tutte questi insieme.

Sapete che c’è? Ormai non si può più dire un cazzo di niente.

Se dici che Rizzoli ha arbitrato male, sei fazioso, perché tieni per l’Inter e ce l’hai con la Juve. Cioè, non pensi che davvero Rizzoli abbia arbitrato male.

Se dici che Mazzoleni ha clamorosamente toppato in Bologna-Inter e doveva assolutamente dare un rigore ai rossoblu, lo fai perché sei un figlio di mignotta anti-juventino che fa finta di non esserlo per mascherare la sua anti-juventinità. Cioè, non pensi che davvero Mazzoleni abbia fatto una puttanata.

Se dici che Calvarese forse ha esagerato con lo gnocco fritto e a Reggio ne ha combinate più di Vitali Alvaro in “Pierino colpisce ancora” (1982, regia di Marino Girolami), lo fai perché sei triplo figlio di zoccola e quindi mostri il tuo interismo nascondendo l’anti-juventinismo e attaccando il rossonerismo. Cioè, non pensi che davvero Calvarese abbia fischiato cose a caso.

Se dici che Pairetto all’Olimpico si è fatto fottere dall’assistente Barabauz (non ricordo il nome dell’assistente, perdonate) e ha così rovinato la bella partita dell’Udinese contro la Lazio, lo dici solo perché - in quanto nerazzurro e figlio di mignottaccia - ti fa comodo in ottica terzo posto. Cioè, non pensi che davvero Pairetto abbia fatto la minchiata.

Se, infine, dici che Tagliavento non ha visto un rigore netto in Inter-Roma “ma la cosa non toglie che i giallorossi siano stati più bravi”, allora ti prendi dello “stronzo paraculo che lecca il culo a tutti” dai nerazzurri, e del “figlio di maiala interista” da tutti gli altri. Cioè, non pensi che Tagliavento abbia semplicemente arbitrato maluccio.

Sapete che c’è? Tutte queste cose sono vera manna dal cielo per la classe arbitrale, perché i “fischi a caso” non diventano “problema da analizzare”, semmai “guerra tra tifoserie”. Di quelle senza vincitori né vinti, tra l’altro, se non gli stessi fischiettoni, che belli-beati continuano nel loro sereno fischiettamento a caso.

Un tempo i signori arbitri erano tre per gara, poi sono diventati quattro, ora sono sei. Si moltiplicano tipo i Gremlins e ottengono legittime difese d’ufficio al grido di “essendo uomini sbagliano”. Ed è proprio così. Proprio per questo decidere di mandarne sei per partita ha moltiplicato gli errori (e i rimborsi spese) invece che diminuirli.

L’arbitro decide, l’addizionale interviene, il guardalinee abbozza, il quarto uomo temporeggia, allora l’arbitro cambia idea, l’addizionale gliela fa ricambiare a sua volta, il quarto uomo si traveste da guardalinee che nel frattempo si è camuffato da addizionale. E i tifosi mandano tutti serenamente affanculo ma non “perché gli arbitri sono troppi e confusi”, semmai “perché uno è juventino e l’altro romanista e quell’altro interist-rossonero e in generale tutti sono manovrati dall’entità denominata Palazzo”. Totale? Loro continuano a non parlare, noi ci incazziamo e Bacca tira i rigori “a due piedi”.

“Ah, attacchi Bacca? Maiale! Allora vedi che sei interista? E anti-milanista! E anti-juventino ma senza dirlo! Bastardo!” Eccetera eccetera…

(Twitter @FBiasin @ilsensodelgol Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

 

Editoriale di fabrizio Biasin, Juve, Allegri e gli sfoghi: ecco cosa c'è dietro la multa a Bonucci. Milan: 2 cose sui cinesi (ma occhio al "boicottaggio"). Inter: decisioni prese e da prendere a prescindere dalla Champions (e Pioli...). Napoli: c'è

Editoriale di fabrizio Biasin, Juve, Allegri e gli sfoghi: ecco cosa c'è dietro la multa a Bonucci. Milan: 2 cose sui cinesi (ma occhio al "boicottaggio"). Inter: decisioni prese e da prendere a prescindere dalla Champions (e Pioli...). Napoli: c'è il "patto"

Ciao. Vogliamo stupire De Laurentiis. Lui e quelli che non credono in noi. Noi abbiamo la "cazzimma" e lo dimostreremo compilando il primo editoriale "a caso" della storia.

Partiamo dalle cose importanti: le marchette. Questa settimana ne abbiamo raccolte cinque.

(Le marchette sono favori/pubblicità che si fanno ad altri, generalmente in cambio di qualcosa).

Si metta a verbale che sono tutte richieste reali che vado volentieri a pubblicizzare.

Prima marchetta: “Festa del Bonarda di Rovescala”

Mi scrive Alessandro: “Fabrizio, noi della festa della Bonarda di Rovescala non abbiamo soldi per la pubblicità, aiutaci tu”. Eccoci qua. A Rovescala (Pavia) per tutte le domeniche di marzo, siete invitati a presenziare alla festa. Ci si sbronza molto (credo) e Alessandro vi offrirà un bicchiere, previo utilizzo della formula magica “mi manda Biasin, stronzo dammi da bere”. Vi invito in particolare a non perdere la serata del 19 marzo, il gruppo “Sempre Max” si esibirà in un tributo ai mitici 883. Meno bella (opinione personale, per carità) la serata del 5 (“Danze occitane col gruppo LA MEIRO”). Per ungere le ruote Alessandro mi ha inviato una maglietta con su scritto “Moriremo ma non di sete” (oggi pubblico la foto su facebook, che non si dica che invento). Gli voglio bene.

Seconda marchetta: Amedeo Passerotti

Mi scrive Amedeo Passerotto (esiste davvero, anche se dal nome non sembra). Amedeo rappresenta molti di quelli che vorrebbero fare il mestiere del giornalista sportivo e ci provano. “Ce la sto mettendo tutta, ho scritto più di mille articoli senza ricevere un euro ecc ecc. Se puoi, dammi un consiglio”. Amedeo come tanti altri è l’espressione del fallimento di un sistema – quello giornalistico – che sfrutta ragazzi a centinaia in cambio di promesse del cazzo tipo “eh ma se insisti…”. Il mio consiglio è: scrivi, fai la gavetta, non mollare ma a un bel punto non farti prendere per il culo. Mille articoli non pagati non sono “gavetta”, sono bieco sfruttamento.
Sia messo a verbale che Amedeo non mi ha inviato una maglietta con su scritto “Moriremo ma non di sete” ma gli voglio bene lo stesso.

Terza marchetta: Andre Mia

Andre Mia è evidentemente uno pseudonimo o qualcosa del genere, ma pure lui esiste veramente. Mi ha scritto giusto ieri l’altro su Facebook.
Lui: “Biasin, posso collaborare per te?”.
Io: “Mandami qualche tuo articolo, lo leggo volentieri”.
Lui: “Non l’ho mai fatto ‘sto lavoro. Posso venire a fare l’opinionista in tv gratis?”.
Il giorno dopo
Lui: “Stronzo”
Fine.
Nessuna maglietta ovviamente.

Quarta marchetta: Alessandra Monti

Alessandra Monti deve essere una ragazza (nel senso di fidanzata) eccezionale, nonché gran paracula.
Mi scrive: “Il mio ragazzo ti legge sempre… Dice che sei bravo… Tu sembri disponibile…”. Poi, a margine di codeste inconfutabili verità: “Il mio ragazzo è un chitarrista che da poco ha lanciato il suo primo videoclip e io sto cercando di farlo arrivare a più orecchie possibili... quindi pensavo di mandarti il link”.
Ora, diciamolo ad alta voce: Alessandra Monti non vende sogni, ma solide realtà. A me il singolo “My Light Found In The Rain (Official video)” di Anthony piace assai. Non so a voi.

Quinta marchetta: Carlo Todaro

Carlo Todaro mi scrive: “Nel prossimo editoriale su Tmw puoi scrivere “Marzia hai fatto male a lasciare Carlo Todaro, quando te ne accorgerai sarà troppo tardi”? Per me è molto importante. Oh, se vieni a Bologna ti porto a bere una birra in un posto dove hanno quella cruda molto buona”. Fatto. Confido nella birra.

Bene, fine delle marchette. So che questo inizio di editoriale farà arrabbiare molto quelli che “Biasin, hai rotto il cazzo con queste introduzioni”, ma è più forte di me e comunque la maglietta “Moriremo ma non di sete” andava onorata.

Parliamo di calcio.

QUI MILAN
Scrivere di Milan è diventata una guerra. Non bastavano le liti tra “cinesi” e “anti-cinesi” (il closing è in avvicinamento e non si vedono nubi all’orizzonte), ora si discute anche sul cazzeggio filosofico intitolato “vincere è meno bello se si difende troppo”. Saremo barbari e volgari, ma tale “illuminata" considerazione ci pare una cazzata, di quelle promosse da un certo tipo di critici, probabilmente mai entrati in un qualsiasi spogliatoio pallonaro dalla serie A alla terza categoria.
Vincere è sempre priorità e prescinde “l’estetica”. Chi pensa il contrario vive su Plutone o qualcosa del genere. Criticare Montella perché “al Milan certi catenacci non si erano mai visti” o “ci è” (e allora ci arrendiamo) o “ci fa” (e allora è un po’ mignottone). Questo Milan produce miracoli, chi non se ne rende conto e pretende “maggiore fantasia” non fa il bene della squadra né capisce la situazione. Berlusconi, per dire, guida il partito degli scontenti (così raccontano i beninformati) così come capitava un anno fa, poco prima del siluramento di Mihajlovic. Sappiamo come andò a finire.
Quest’anno andrà diversamente. La “pratica cinese” è a un passo dal concretizzarsi nonostante un certo tipo di ostilità, mediatica soprattutto, che porta moltissimi a semplificare le cose con l’espressione “nessuno conosce i cinesi del Milan”. Tradotto: siccome io non so chi sono, trovo più gente possibile "che non sa chi sono", la butto in caciara e così facendo non rischio la figura di quello che “ha provato a scoprire questo e quell’altro ma alla fine non ha scoperto niente”.
Il qui presente, per dire, davvero non conosce “i cinesi del Milan”, ma sa che a Fininvest e in casa “Fassone-Mirabelli” i nomi sono ben noti. Che poi è quel che conta. Il giorno del closing per mere questioni legali, l’elenco degli investitori verrà reso noto e partirà il “piano rossonero” atto a rinnovare una rosa che, come un appartamento usurato negli anni, necessita di una bella imbiancata.
E qui viene a galla l’altra forma di – definiamolo – “boicottaggio" legata “ai cinesi del Milan”: quelli che “non esistono” ultimamente sono anche quelli che “non esistono ma hanno dato l’ok a Fassone e Mirabelli per andare ad osservare tonnellate di campioni in giro per l’Europa”. Si cerca, in definitiva, di buttarla in vacca, accostando al Milan “che verrà” ogni tipo di calciatore che costi dai 50 milioni in su, così da poter dire in futuro “eh, il closing lo avranno anche fatto, ma avevano promesso Benzema, Aubameyang e Dragon Ball e invece questi qui son mica arrivati”.
“L’evoluzione inciampa”, canta un tale assai saggio con affianco uno scimmione…

QUI INTER
Per chi non lo sapesse, ha segnato Gabigol. La cosa è stata festeggiata in maniera compassata dal frugoletto, capace in trenta secondi di: A) Segnare una rete che ai più è parsa semplice, ma aveva il peso specifico di una tonnellata. B) Battere il record dei cento metri per raggiungere i tifosi dell’Inter sotto la curva. C) Prendere un’immotivata (ehm...) ammonizione per “sventolio a elica” di maglietta. 4) Pregare inginocchiato sulla pista d’atletica del Dall’Ara. Non è da tutti.
Il ragazzo, idolo dei tifosi nerazzurri, è segretamente idolo di molti non-tifosi nerazzurri, anche se non lo ammetteranno mai. Ma queste sono questioni francamente poco importanti.
Di “importante”, invece, ci sono i numeri: l’Inter porta a casa la nona vittoria nelle ultime dieci partite (anche se a Bologna ha faticato e sì, c'era un rigore netto), con 18 gol fatti e 3 subìti (10 e 2 nelle ultime 6, ovvero da quando è arrivato Gagliardini). La squadra ha trovato la sua identità e bla bla bla. Serve a qualcosa tutto ciò? No, almeno in apparenza. Il torneo delle “già retrocesse” fa sì che un nutrito gruppo di “sfaccendate” possa perdere praticamente tutte le partite “a rischio zero”. A meno di inciampi di quelle là davanti, la Champions è molto difficile, ma 1) arrendersi è vietato e 2) almeno è finalmente evidente come sia nato qualcosa di concreto grazie a un tecnico senza fronzoli per la testa e con numeri devastanti da mostrare a chi comunque lo definisce "bravo ma non da Inter". Un eventuale quarto posto con oltre due punti di media a partita sarà sufficiente per garantirgli la conferma? Probabilmente sì: i cinesi saranno anche inesperti, ma non scemi.

QUI NAPOLI
Nessun dubbio, invece, a Napoli. La squadra nella diatriba tra Presidente e allenatore si è schierata in massa al fianco di Sarri. Non poteva andare altrimenti. La sparata del patron post-Real non è stata digerita praticamente da nessuno, lo spogliatoio ha risposto sul campo asfaltando il Chievo. Nelle vesti del trascinatore s'è messo Lorenzo Insigne, diventato protagonista proprio al momento giusto, ovvero quando Mertens ha iniziato a rifiatare. Parlare del rinnovo dello scugnizzo è cosa saggia, soprattutto se si crede nel "miracolo" contro il Real. La città ci vuole provare, la squadra anche: attendiamo di capire cosa ne pensa il presidente.

QUI ROMA
A proposito di quelle davanti, la Roma continua a correre. Col ritorno di Salah, i giallorossi sono tornati a galoppare e, dopo la prova di forza col Villarreal hanno schiantato anche il Torino. Le prossime due settimane saranno decisive per le sorti della stagione dei giallorossi, che dopo il ritorno contro gli spagnoli in Europa League affronteranno in ordine l’Inter in campionato, la Lazio nella semifinale d’andata di Coppa Italia e il Napoli, di nuovo in campionato. Spalletti non sembra voler rinunciare ad alcuna competizione, anzi punta ad essere protagonista su tutti i fronti fino alla fine nonostante la rosa non sia proprio lunghissima, fondamentalmente perché vuole vincere un trofeo. L'ha ammesso tante volte, fin troppe. Forse è ora che l'allenatore dia certezze sul suo futuro e "cazzeggi" meno in conferenza. È vero, al momento sta facendo anche da manager sopperendo a qualche assenza della società, distratta dalla questione stadio e dall’imminenza del nuovo tormentone sul rinnovo di Totti, ma certe uscite dettate dalla troppa sicurezza ("resto solo se vinco, se Totti rinnova" e chissà quanti altri "se") rischiano di diventare un boomerang quando arriverà (e se arriverà) il primo momento difficile.

QUI JUVE
Sulla panchina della Juve c'è un Allegri più forte che mai. La società ha scelto di appoggiare il suo allenatore multando Bonucci per i “vaffa” volati venerdì sera. Il difensore accetterà il provvedimento senza protestare (si parla di multa cospicua). Ora bisogna solo pensare alla partita con il Porto di domani, una sfida semplice solo all’apparenza: la squadra portoghese è in netta crescita (6 vittorie consecutive in Primeira Liga). In ogni caso - parere personale - la Signora a 5 stelle ha tutto per giocarsi la Champions fino in fondo, ma deve contenere i malumori costanti dei suoi talenti. Gli episodi di insofferenza nei confronti dell’allenatore non sono ammissibili in nessuna piazza, figuriamoci in casa della Signora e nelle settimane che decidono Champions e campionato. Il bene comune viene prima di qualsivoglia interesse personale, poi, a giochi fatti, ognuno potrà scegliere la strada da prendere. Allegri andrà via? Per molti è decisione già presa, chi scrive ricorda che le stesse cose si dicevano e scrivevano anche un anno fa, quando il contratto era in scadenza. Sappiamo come è andata a finire.

Qui chiudiamo. Avrei voluto scrivere del celebratissimo compleanno di Baggio, ovvero di un lontano ricordo datato 1994 e bla bla bla. Lo farò più avanti, tanto non cambia una fava. Molto più importante star dietro alle cronache impellenti: secondo un’indiscrezione, Lele Mora, già panciuto “agente dei vip”, vorrebbe acquistare il Calcio Como, la squadra della città in cui sono cresciuto.
Ora, a me del passato di Lele Mora non frega nulla, ma se lui si compra il Como, signori, allora vale tutto: Sabatini testimonial di “Herbalife”, la scimmia di Gabbani Presidente del Consiglio, Medel tronista a “Uomini e Donne”, Raiola portavoce della “Caritas”, Razzi intermediario tra gli Usa e la Corea del Nord per evitare la Terza Guerra Mondiale. Ecco, meglio fermarci qui.

Ps. Il ritorno di Zeman. Zemanlandia. È tornato Zeman. Zeman se vogliamo è anche un bell'uomo. W Zeman (potevo essere l'unico giornalista a non scrivere di Zeman nelle ultime 48 ore, ma non ce l'ho fatta. Scusate).

Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Editoriale di Fabrizio Biasin, Juve: le pulci al Pipita e l'ultima (scomoda) parola sul caso-arbitri. Inter: la "scoperta" di Pioli, un partente...Eun nuovo arrivo! Turbolenze Milan, strane telefonate, risposte sul campo: occhio alle scelte cinesi...

Editoriale di Fabrizio Biasin, Juve: le pulci al Pipita e l'ultima (scomoda) parola sul caso-arbitri. Inter: la "scoperta" di Pioli, un partente...Eun nuovo arrivo! Turbolenze Milan, strane telefonate, risposte sul campo: occhio alle scelte cinesi...Napoli: dimentica i complimenti

Ciao. È finito Sanremo. Ha vinto uno che cantava con uno scimmione di fianco. Davvero bravo (anche il cantante).
Sanremo è incredibile perché puoi avere tutte le rotture di balle del mondo ma fa niente "tanto c'è Sanremo".
"Mamma hai cambiato le pile del polmone d'acciaio della nonna?". E lei: "No, c'era Sanremo. Che bravo lo scimmione, ma anche Ron". Cose così.
Lo scimmione è il vero vincitore di Sanremo. Lui e la De Filippi. Ma più lo scimmione. E Al Bano, ovvio.
Al Bano è arrivato settultimo e sabato neanche doveva cantare, ma siccome la sua canzone doveva lanciarla Checco Zalone si sono inventati il "premio per il settultimo classificato per essere arrivato settultimo". Al Bano è salito sul palco tutto tronfio e se l'è tirata molto. A un certo punto ha strappato un fiore dal bouquet di tale Ermal Meta, un cantante albanese molto bravo, pur senza scimmione. Ermal ci è rimasto molto male e lo ha guardato come per dire "cazzo strappi?". Si è rischiato l'incidente diplomatico, ma Carlo Conti da buon paragonosta qual è ha cambiato discorso consegnando una decina di premi a caso. Ron, per dire, ha vinto nella categoria "miglior cognome con tre lettere", Clementino in quella "l'importante è partecipare, ma ti prego non cantare", Marco Masini in quella "minchia che barba da figaiolo!". La De Filippi, invece, ben sapendo che ogni occasione è buona per creare un format, ha subito organizzato una prima serata dal titolo "Al Bano vs Al banese". Già confermata l'ospitata dello scimmione, pur con cachet milionario (se lo merita tutto).
Ma dicevamo di Zalone. In 30 secondi Zalone ha fatto più ridere dei comici comparsi in tutte e 5 le serate (tranne Rocco Tanica, lui faceva ridere molto. E Gigi D'Alessio). Se fossi uno della Rai farei condurre a Checco il prossimo Sanremo, magari toglierei le canzoni e metterei un po' più di Leotta qua e là.
Anche la Leotta è stata buona protagonista a Sanremo, ma meno della De Filippi e dello scimmione. C'è chi l'ha attaccata al grido di "è troppo bella, non si vergogna? Una così non può parlare dei problemi delle donne! Prima diventi brutta!". La risposta del web è subito arrivata: "A noi ci piace la Leotta, giù le mani. Piuttosto spiegateci il miracolo "Bianca Atzei" perché non lo capiamo".
Bianca Atzei è una cantante, solo che fa la preziosa. In pratica canta solo una volta all'anno a Sanremo, poi scompare nel nulla, tipo letargo dell'orso maremmano. Bianca Atzei è come il prozio Giordano. Tutti in famiglia hanno un prozio Giordano: non sai cosa faccia, né dove stia per 364 giorni, ma a Natale sai che siederà al tavolo con te e si mangerà la tua insalata russa. Probabilmente anche lo zio Giordano è spinto dalle potentissime radio.
Nessun premio, infine, per Gigi D'Alessio, arrivato tristemente secondo nella categoria "cognome con nove lettere" (problemi con l'apostrofo) e battuto dal solito "Scimmione", nove lettere precise e vero trionfatore.
Speriamo che quest'anno finisca presto così potremo tornare alla settimana di Sanremo per far finta che tutto nel nostro Paese funzioni e che Raoul Bova sia un grande attore e leone da palcoscenico. Fine.

Finito il solito minestrone di inutilità, tocca dire la verità: neppure l'imitazione di Sandra Milo è riuscita ad arginare il caso "Juve-Inter" che noi eviteremo di trattare per non fare incazzare ulteriormente il buon Marione Sconcerti. Ci limitiamo solo a rompere le balle al signor Nicchi, che l'altra sera in diretta alla DS ha fatto capire molto bene perché - al di là dei conflitti tra questa e quella squadra - esista eccome un problema arbitrale: la classe fischiettante vive a un livello superiore, non vuole immischiarsi con noialtri caciaroni e, in definitiva, ha ragione a prescindere. Disse 365 giorni fa il capo degli arbitri (era il 29 febbraio): "Dall'anno prossimo gli arbitri potranno andare in TV". A modo suo ha mantenuto la promessa, certo ci immaginavamo qualcosa di più "ufficiale" delle Iene, ma tant'è...

QUI INTER
Tre gol presi nelle ultime nove partite, Medel finalmente sistemato al suo posto (due anni e mezzo per capire che in Cile - ma anche a Cardiff - non erano proprio scimuniti a schierarlo da centrale), un paio di soluzioni tattiche intercambiabili e tanta fiducia: l'Inter di Pioli ha un senso, anzi, più di uno.
Il delirio settimanale sull'asse Milano-Torino e le assenze di Perisic-Icardi-Brozovic rischiavano di lasciare il segno su un gruppo che, invece, ha approcciato al match con l'Empoli con la voglia di chi sa di dover "dimostrare" più che "parlare". La partita con i toscani era certamente semplice, ma in passato sfide anche più abbordabili hanno lasciato ferite devastanti. Il merito di Pioli è sempre quello di avere le idee limpide: nella sua testa è ben chiaro che solo vincendo altre 12 partite (su 14) è entrambi gli scontri diretti con Roma e Napoli potrà arrivare al famigerato terzo posto. Trattasi di "miracolo" più che di "impresa" che passa anche dai famosi "cartelli motivazionali" appesi ad Appiano. Servono a nulla? Può darsi, ma in certi casi tutto fa brodo, anche emozionarsi osservando un ragazzino di nome Pinamonti che esordisce a San Siro a neppure 18 anni.

Ps. Banega in Cina? Chiacchiere, voci, faccende che nascono "oltre la
Muraglia" e in Italia ancora ufficialmente non sono arrivate. Dovessero divenire "proposta seria" il club le prenderebbe in considerazione per una questione di "plusvalenza piena" che aprirebbe più finestre nel prossimo mercato. Si vedrà.

Ps. 2 Muriel interessa davvero. Al primo pranzo Ausilio-Ferrero il patron non si è spostato di un centesimo dalla clausola rescissoria (28 milioni). L'Inter non ha abbozzato nessun tipo di accordo, neppure informale, ma presto tornerà alla carica.

Ps. 3 Ricardo Rodriguez, 24 anni, terzino sinistro svizzero del Wolfsburg è vicino, vicinissimo.

Ps. 4 "Un po' bollito", "inutile", "da rottamare". Ne abbiamo sentite di tutti i colori nei confronti di Palacio, persino dopo una partita - quella di domenica - giocata buttando sul prato un cuore grosso come un panettone e arricchita con movimenti da far vedere nelle scuole calcio. Non è il futuro e forse neppure il presente, ma il Trenza è certamente un esempio per tutti, anche per quelli che sempre hanno bisogno un bersaglio.

QUI JUVE

Partire da Higuain è atto dovuto. L'estate scorsa quelli come me avevano certezze che non esternavano: "L'affare l'ha fatto solo il Napoli, il Pipita ha la panza e difficilmente si ripeterà". Tutte cazzate. A febbraio inoltrato e in attesa di capire cosa capiterà in Champions, pare proprio che l'affare l'abbiano fatto tutti: De Laurentiis, che voleva incassare (altrimenti non piazzava la clausola); gli ex compagni dell'argentino al Napoli, che vivevano una sorta di "complesso di inferiorità"; la Juve, che - potendo spendere - si è assicurata un'iradiddio in attacco; lo stesso giocatore, che avrà anche una "fame" bestiale, ma soprattutto è riuscito a fare un salto in avanti quanto ad abnegazione e capacità di relazionarsi con i compagni di reparto. Non era affatto scontato e ci credevano in pochi: il sottoscritto, per dire, aveva molti dubbi (ma doveva fidarsi di Allegri, 75% di vittorie da quando è alla Juve: fenomeno vero, non per forza destinato a lasciare la Signora come pensano in molti).
Per il resto mi va di parlare di quanto è successo a livello "social" negli ultimi sette giorni: un puttanaio. Ne parlo in zona-Juve perché non si dica "ecco, questo paraculeggia e si nasconde". Settimana scorsa mi sono permesso di dire "secondo me almeno un rigore per l'Inter ci stava" e "secondo me in occasione del passaggio di Chiellini a Buffon, Rizzoli fa una vaccata". Queste due personalissime opinioni si sono trasformate in men che non si dica in "sembravi uno super partes invece sei solo un prescritto/merda/venduto ecc". Come se dire una cosa "non accomodante" fosse per forza sintomo di parzialità, come se un giornalista che non nasconde la sua passione per una quadra (non vedo perché dovrei farlo), nel 2017 non potesse esprimere comunque un'opinione. La Juve ha meritato di vincere? Sì. Rizzoli ha arbitrato in maniera discutibile (anche commettendo errori pro-Inter)? Sì. Rizzoli avrebbe ritenuto indispensabile far ribattere la punizione a Chiellini per "palla in movimento" se al posto di Icardi non ci fosse stato nessuno? Probabilmente no. Rizzoli è per questo un venduto/incapace/colpevole di sudditanza? Certamente no. Esiste una parte di tifosi (juventini, interisti, milanisti, visigoti e ostrogoti) che vede troppe congiure in giro, si alimenta delle stesse e non sa "ridere" del pallone? Tremendamente sì. Sono questi una minoranza? Per fortuna sì. Almeno per il momento. E con questo lo scrivente promette solennemente di non tornare più sulla faccenda perché - su questo molti hanno ragione - se dopo tre giorni l'ospite puzza, figuriamoci la moviola.

QUI MILAN

Tornano ad agitarsi le cose in casa Milan dopo le indiscrezioni sulle telefonate calde tra Silvio Berlusconi e Vincenzo Montella. Siamo alle solite, il presidente chiede un gioco che questa rosa non può sostenere. Il 4-4-2 di Mihajlovic era una pezza, il 4-3-3 dell'Aeroplanino qualcosa di più ambizioso ma con gli stessi limiti di qualità (non di personalità). Donnarumma prima e Locatelli poi sono due sorprese meravigliose, venute a galla però nel mare dell'emergenza. Berlusconi finge di non saperlo e punzecchia: a Sinisa sono toccate le stoccate pubbliche, a Montella quelle telefoniche (così ci dicono). Al tecnico rossonero consigliamo fermamente di resistere e perseguire nel percorso che tante soddisfazioni ha portato, soprattutto nella prima parte di stagione. Dovranno essere i cinesi di Sino Europe Sports con i loro investimenti a sostenere i suoi sforzi e agevolare il suo credo tattico (Fassone e Mirabelli nutrono massima stima). La verità sul futuro rossonero la sapremo solo tra l'1 e 3 marzo, la certezza è che se il Diavolo vuole tornare competitivo da subito non può permettersi di ricominciare un'altra volta da zero: sarebbe scelta sciagurata, soprattutto alla luce del l'ennesima prova (quella di ieri) fatta di sudore e giocatori che non si arrendono mai e mai e mai.

QUI NAPOLI
Chi può fare domani il salto verso il cielo è il Napoli. Al Bernabeu gli azzurri non partono sconfitti e questa, in un certo senso, è già una vittoria. Il gioco di Sarri, la qualità di Mertens, la grinta degli ex Callejon e Albiol e la voglia di una serata da grandissimo campione di Hamsik possono fare la differenza in una squadra che sta incuriosendo gli addetti ai lavori di mezzo mondo (gioca da strabuzzare gli occhi, è un dato di fatto). La difesa a tre di Zidane, oltre a Ronaldo con qualche acciaccio di troppo, possono rendere più umane le merengues, certamente non meno temibili. Il destino, in fondo, bisogna costruirselo da soli: sono partite come queste a trasformare le squadre "belle" in formazioni "da leggenda". Di cuore, in bocca al lupo.

Vi lascio con una questione seria, ma per davvero. Questa cosa l'ho pubblicata sette giorni fa su ilsensodelgol.it e in men che non si dica in tantissimi mi hanno scritto "guarda che in realtà la tessera del tifoso è una farsa, una puttanata". Tradotto: se è vero che il problema qui di seguito raccontato "si raggira come vuoi", significa che tutti sono complici di una clamorosa auto-presa per il culo.
Comunque buona lettura (se vi va), lascio a voi le conclusioni. (Twitter @FBiasin @ilsensodelgol Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

Ciao. Vi racconto una barzelletta.

Ci sono tre tifosi dell'Inter, uno del Milan e uno del Como che decidono di andare a vedere Bologna-Inter del 19 febbraio.

Il primo: "Voglio andare a vedere la prossima partita in trasferta per esorcizzare la sconfitta con la Juve".

Il secondo: "Vengo perché la partita è alle 12.30 e a Bologna si mangia bene".

Il terzo, quarto e quinto: "A noi del calcio frega niente, ma è una buona scusa per dire no alla domenica all'Ikea".

Benissimo, decidono di comprare i biglietti.

"Che problema c'è - dice il primo - Cacciamo i soldi e li compriamo. Facilissimo".

E il secondo, più esperto: "Mi sa che ci vuole la tessera del tifoso".

E il terzo: "Facciamola".

E il quarto: "Mi informo io, state bei sereni".

E il quinto: "Io ho già scelto il ristorante, sarà una giornata bellissima".

Nel frattempo, quelli accoppiati tra i cinque, trovano scuse agghiaccianti per liberarsi dalle rispettive compagne.

Il primo, in colloquio privatissimo con la fidanzata: "Fabietto ha scoperto di avere l'ambazzziafggsssshkf, una malattia molto rara. Forse non tira Ferragosto. Ci ha chiesto di andare a Bologna con lui domenica 19. È probabilmente il suo ultimo desiderio, non posso dire di no". E lei: "Va bene, ma portami un regalo da almeno 50 euro". È una venale.

Un altro: "Devo andare a Bologna con i ragazzi. Posso?". "No". "Se vado ti concedo due Ikee a marzo". "Quattro e ti lascio andare". Hanno chiuso a tre. È una stronza.

Un terzo: "Io non ho chiesto il permesso! Io faccio quello che voglio!". "Ma tu sei solo come un cane". È un fallito.

Sono tutti belli carichi, insomma, e stabiliscono il budget:

Il primo: "Per una volta che andiamo a vedere la partita tutti assieme, prendiamo i biglietti da signori. Ho controllato, fanno 50 euro a testa". Qualcuno mugugna ("eh, già devo prendere il regalo a quella stronza...") ma si accordano per la tribuna "ché ormai abbiamo una certa età".

Raccolgono i soldi. E qui arriva il bello.

Il quarto, quello incaricato a informarsi: "Signori, i residenti in Lombardia che vogliono andare a vedere la partita a Bologna devono avere la tessera del tifoso". Gli altri, in coro: "Bene, facciamola". E lui: "Signori, la tessera del tifoso costa 12.50 euro". Gli altri, in coro: "Eh, pazienza. Facciamola". E lui: "Per rilasciarla ci vogliono 20 giorni circa, te la spediscono a casa e "non garantiscono". Così mi hanno detto". Gli altri, in coro: "Ma non possono rilasciare un codice che attesti che hai fatto 'sta maledetta tessera e sei in attesa che te la spediscano?". E lui: "No, hanno detto che per le trasferte serve "fisicamente" la tessera, altrimenti tutti all'Ikea". Gli altri, in coro: "Ma che cazzo è, la tessera della P2?".

Conclusioni.

1) In Italia se vuoi andare a vedere una partita di pallone con gli amici e lo decidi con meno di 20 giorni di anticipo, semplicemente non puoi.

2) In Italia se ti chiami Bin Laden ma risiedi a Piacenza Sud, puoi andare a vedere Bologna-Inter, se invece sei Padre Buozzi della parrocchia di Cinisello Balsamo, sono cazzi tuoi.

3) In Italia se vuoi goderti una giornata tra amici con la scusa del pallone e in contemporanea decidi di regalare dei quattrini "all'industria calcio", non puoi.

4) In Italia, quando ero bambino, mio padre dopo pranzo alla domenica se gli girava il piffero mi diceva "Minchia che pesantezza il brasato della mamma, andiamo allo stadio che se mi blocco sul divano sono fottuto". Uscivamo di casa alle 13.30 e alle 14 eravamo dentro. Oggi devi avere una laurea in ingegneria gestionale e burocratese.

5) In Italia la distinzione non è tra delinquenti e "gente normale che non vuole andare all'Ikea", ma tra residenti di questa e quella regione. Tipo la guerra o il Risiko: "Sei della Kamchatka? Cazzi tuoi, non vieni in Oceania a vedere la partita".

6) In Italia, signori, ti costringono ad andare all'Ikea.

Volevamo dare dei soldi all'"industria calcio", non ci siamo riusciti.

E allora sapete cosa vi diciamo? Avete ragione da vendere: #famostostadio, anzi facciamoli tutti, ma poi, porca troia, #fatecientrare.

Editoriale di Fabrizio Biasin: Juve, arbitri e la decisione dell'Inter (presente e futura). Milan: l'attacco (senza senso) a Montella nei giorni caldi del closing. Napoli: benedetta iella!

Editoriale di Fabrizio Biasin: Juve, arbitri e la decisione dell'Inter (presente e futura). Milan: l'attacco (senza senso) a Montella nei giorni caldi del closing. Napoli: benedetta iella!

Proveremo a non fare il Bar Sport, ma non sarà semplice.
Prima questione extra-tutto: inizia Sanremo, ma per la prima volta da un milione di anni all’Ariston non ci sarà il Maestro Peppe Vessicchio. Sacrilegio. Proponiamo uno scambione Figc-Festival: noi ci prendiamo il Maestro e lo mettiamo a fare il Quarto Uomo, voi vi prendete 200230240332025352 arbitri e loro derivati e li mettete a suonare il triangolo nell’orchestra.
Sia chiaro, questa non è una polemica anti-Juve, questa è una faccenda che titoleremo “a cosa servono 6 arbitri per partita se invece di semplificare le cose, puntualmente le incasinano?”.
Mi spiego: nessuno ha ancora capito se i famosi rigori-non rigori dell’altra sera c’erano oppure non c’erano. Definiamoli “dubbi”. Bene, a questo punto i casi sono due. O Rizzoli e i suoi cinque assistenti non hanno avuto alcun dubbio in tutti e tre i casi “caldi” (e allora tutti e sei escono clamorosamente dalla media nazionale che più o meno ha sentenziato “si potevano dare, ma anche no”) o, nell’incertezza, hanno preferito la soluzione “pilatesca”: lasciamo correre. Per carità, ci può stare, il fatto è che questa cosa poi inevitabilmente porta all’incazzatura.
L’incazzatura è quella di Perisic e Icardi, giustamente squalificati ma allo stesso tempo ingiustamente portati all’esasperazione. L’incazzatura, se vogliamo, è anche quella della Juve e degli juventini. La Signora è la squadra più forte, non ci sono dubbi, domenica ha meritato i tre punti e meriterebbe anche di festeggiare un successo con i nerazzurri in santa pace. Non ci riesce, mai, perché chi arbitra non è mai sereno.
Ripeto: non è un problema di Juve, è un problema di “pregresso”, di paure ancestrali che non riguardano un club stra-meritatamente leader in Italia da un lustro, ma una categoria che nei fatti si ritiene intoccabile. Gli arbitri non parlano, non spiegano, dicono “vedrai”, non usano il buonsenso. Il buonsenso sta nel digerire i “vaffanculo”, non nell’utilizzarli a proprio uso e consumo. Se ogni “vaffanculo” meritasse un rosso, le partite terminerebbero zero contro zero. Avrebbe giocato solo Legrottaglie, oggi buon allenatore (vice a Cagliari). Viceversa toccherebbe punire chiunque, anche Lichsteiner per dire, protagonista domenica di un bestemmione in mondovisione da 10 Ave Maria e 20 Padre Nostro. E invece niente, gli arbitri fanno come pare a loro e penalizzano due squadre: una che meriterebbe di non essere “marchiata” con frasi stucchevoli del genere “eh, con la Juve è sempre così…” e un’altra che vorrebbe smetterla di coltivare “cattivi pensieri”.
Per fortuna una soluzione c’è. La Var, ovvero la moviola in campo? Giammai: meglio l’opzione “oratorio”: don Camillo ad arbitrare o magari neanche quello, ché l’autogestione tra ragazzini spesso finiva a calci in culo, ma almeno evitava succulenti rimborsi spese per i famosi “addizionali”, che “addizioneranno” anche, ma sembrano nati per servire a nulla.

Ora il resto, gli strascichi, le faccende di campo, il succo. Il succo è una visione parziale delle cose, ovvero la mia, che a molti non piacerà e pazienza: è normale che sia così.
Sapete quanti problemi ha l'Inter? Tanti. Di campo, di ricostruzione, di bilanci da sistemare, di accordi con l'Uefa da rispettare. Un altro, importante, come tutti i club ce l'ha con quella parte di sostenitori - una minoranza, per carità, ma da sempre "rumorosa" - che non riescono mai a dire "grazie lo stesso" o "bene così, la strada è quella giusta".
Non bastano sette vittorie di fila per tenere a bada i catastrofisti, quelli che "alle prime partite serie siamo crollati: con Lazio e Juve è venuta a galla la verità". Quelli che "Pioli alla fine si sta dimostrando inadatto" e sotto-sotto sperano che la sparata sul "Conte sondato" sia in qualche modo vera (non lo è). Quelli che "cambiamo tutto", quelli che Brozovic ieri era un genio e oggi un beone, Kondogbia ieri era rinato e oggi è tornato cretino, “Icardi bravo solo quando le partite non contano”, quelli che “lo so io come bisognava schierare la squadra”, quelli che “nel secondo tempo la squadra non ci ha messo le palle”, quelli per cui gli avversari non esistono e se esistono "io con il mio schema li batterei, mica Pioli", quelli che gli avversari li notano solo a partita finita per questioni di invidia e stoccate da rivolgere alle maestranze: "Perché loro hanno Dybala e Higuain e noi no? Dov'è la proprietà? Ci servono due terzini, Verratti, Sanchez, Manolas, dei magazzinieri con esperienza e la bicicletta con cambio Shimano!".
Quelli che non vedono i progressi neanche se sono lì, grossi come palloni sonda; quelli che contestano i giocatori perché "potevano crederci di più" ma subito dopo twittano "il terzo posto è pura utopia, dove vuoi andare". E quindi sono i primi ad arrendersi. Quelli che vorrebbero sempre la pappa pronta, i tre punti per concessione divina e se arrivano bene, altrimenti è tutta una merda e speriamo che arrivi il Cholo; quelli che “sette vittorie di fila le ha regalate il calendario facile”, e non capiscono che una stagione è fatta di picchi e di abissi ma soprattutto di calcoli, autocontrollo e tanta pazienza.
Signori, ora la sparerò grossa: questa Inter è squadra sensata e seria, anzi serissima. Molto più di chi vorrebbe disfarla ogni santa settimana per questioni di “bulimia da mercato”.
La sconfitta di domenica non merita strascichi polemici e pensieri rivolti "all'Inter del futuro perché quella del presente è poca cosa", semmai merita incoraggiamenti. Almeno per chi crede che tutto si debba guadagnare un passo alla volta, e possibilmente tutti assieme.

Qui Milan

Facciamo in fretta, ché di cose tipo "è infine finito il culo" o "Montella è sopravvalutato, io l'ho detto in tempi non sospetti" è pieno il mondo (virtuale e reale). Montella in un mese è passato dalla condizione di “beato”, prossimo alla santificazione, a quella del “grande bluff” che alla fine combina poco e ha gli stessi punti di Mihajlovic.
Per carità, che il buon Sinisa non andasse cacciato a suo tempo ben lo sappiamo, ma non siamo qui a fare il gioco dei paragoni, semmai quello più ferente e vergognosamente autoreferenziale del “l'avevamo detto”.
"Se il Milan non farà mercato dovrà fare i conti con la legge del campionato: alla lunga i limiti numerici, qualitativi e di esperienza di una rosa vengono fuori". Questa cazzata devo averla scritta io insieme ad altri 52442 espertoni qualche mese fa, quando le cose filavano lisce e si celebravano i “giovani e italiani”. I “giovani e italiani” sono bravi, bravissimi, ma senza supporto rischiano di diventare “giovani e incazzati”.
Il Milan per il terzo gennaio di fila ha scelto di completare non una campagna di rafforzamento, ma di indebolimento. Non stiamo qui a valutare di chi sia la colpa (Galliani, i cinesi, Berlusconi, tutti) semplicemente mettiamo sul piatto un “dato di fatto”. Se contro la Samp fai giocare tre giocatori non tuoi (Deulofeu, Pasalic e Ocampos, due dei quali appena arrivati), se sei costretto a cambiare modulo tattico pur di lascia fuori un ragazzo evidentemente "non pronto" (Vangioni), se nonostante tutto meriteresti di vincere la partita ma la perdi per colpa dei tuoi due giocatori con più esperienza, allora significa che qualche errore è stato fatto e non certo in campo.
È iniziata una settimana fondamentale per il Diavolo, quella che con buona probabilità porterà Fininvest a convocare la famosa assemblea per l’arcinoto closing: spesso è difficile ragionare su questioni che vadano oltre ieri e l’altro ieri, ma la sconfitta con la Samp in questo momento - e per chi crede in un futuro più "illuminato" - è davvero un problema secondario.

Qui Napoli
Tra tanti alti e pochi bassi, questa stagione degli azzurri passerà alla storia come quella del paradosso punta. Abbiamo passato mesi a dire che gli azzurri avevano bisogno di un centravanti di scorta dopo il ko di Milik, e invece proprio grazie al ginocchio del bravissimo "Arcadio" si ritrovano in casa il capocannoniere Mertens. Il merito? Tutto delle idee di Sarri e della sua ostinazione. Il buon ex bancario è un altro che quando le cose van male diventa il capro espiatorio, mentre quando gol e punti fioccano si guarda altrove. Gabbiadini lo ha pungolato, Giaccherini ha mugugnato, Sarri per il bene della squadra ha scelto di vestire i panni dell'antipatico e cattivo. Ebbene: in attesa del Real deve ringraziare solo le sue idee.

Si avvicina la super sfida di Champions: giocare la prima partita fuori casa può essere un vantaggio per una squadra che segna a raffica come quella di Sarri (già 55 i gol segnati dagli azzurri in campionato, mai così tanti ad inizio febbraio, meglio dei 52 dell'anno scorso con Higuain): una rete a Madrid regalerebbe margini di errore alla difesa in vista del match di ritorno, forti della spinta emotiva del San Paolo. I 7 gol inflitti al Bologna hanno gonfiato l'umore in casa Napoli e aumentato le sensazioni positive: in effetti, la supersfida con i Galacticos sembra cadere nel miglior momento possibile, con la squadra di Zidane meno sicura rispetto ai mesi scorsi e quella di Sarri all'apice del proprio splendore.
Non è solo il Napoli ad aver profondo rispetto per le Merengues, ma anche il contrario, e questa in qualche modo è già una grande vittoria.

In chiusura mi perdonerete se parlerò brevemente dei fattacci miei. Ho una barbosa questione in corso con un amico, in certi casi meglio farsi una risata. O no? (Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

Oggi volevo parlarvi del mio amico Masu. Il mio amico Masu non si chiama così, ma fa niente. Il mio amico Masu ogni tanto se la prende con me, non lo so perché, mi piace pensare che sia una questione di affetto represso.
A volte il mio amico Masu, con acredine malcelata, dice "quello è amico di Ausilio!", altre volte dice "quello è amico della Juve e di Moggi!", altre ancora "quello è amico della parte non gallianesca del Milan!". E così via.
Il mio amico Masu non si accorge che, semplicemente, a volte (solo "a volte", più spesso prediligo fare il minchione) provo a portare a casa la pagnotta facendo quello per cui mi pagano: il giornalista (parola grossa).
Altri, invece, prefeiscono perder tempo giocando al gioco del "brutto e cattivo". Beati loro che se lo possono permettere. Io no. Ma una cosa vi voglio dire: voglio tanto bene al mio amico Masu. Tanto. Anche se lui è un orsone, brontolone, urlone e pareggione cesenone.

Editoriale di Fabrizio Biasin, Juve: la scelta di Marotta e il “patto” di mercato con Allegri. Milan: tutte le novità sul closing (cifre comprese) e 4 “bacchettate”. Inter: la promessa mantenuta, Ranocchia e un altro addio. Napoli: applausi, ma fuori

Editoriale di Fabrizio Biasin, Juve: la scelta di Marotta e il “patto” di mercato con Allegri. Milan: tutte le novità sul closing (cifre comprese) e 4 “bacchettate”. Inter: la promessa mantenuta, Ranocchia e un altro addio. Napoli: applausi, ma fuori dal campo.

Oggi alle 23 finisce il mercato. Allora, non vi dirò che mi dispiace perché mentirei terribilmente. Anche in questo mese di gennaio ne ho prese pochissime, ma ho le mie attenuanti: non è successo quasi nulla. Ma questo è un inutile preambolo: mentre vi scrivo va in onda il “Gran Galà del Calcio Aic” e sono distratto dalle immagini. Ci sono i calciatori – ci mancherebbe – più tutta un’altra serie di signori con pance importanti che magnano ai 4 palmenti: prosciutti, sughi, bicchierate di vino certamente doc. Hanno il frac e se la godono. Cazzo ridete? L’invidia mi porterà a scrivere un editoriale carico di livore, ma prima devo dire la mia su Federer e Nadal perché se non dici la tua su Federer e Nadal non sei nessuno.
Federer e Nadal sono il bello dello sport. Che bravi Federer e Nadal. Più Federer, perché ha vinto, ma anche Nadal, perché ci ha regalato una finale epica. Che bravi, che bello lo sport, mi sono svegliato domenica mattina e l’ho fatto sapere a tutti. Con i tweet, con i post. Che bello il tennis, che bello Federer. E pure Nadal. Ma più Federer per la classe, mentre Nadal ha la potenza. Mia madre al pranzo di domenica mi fa: “Che partita epica, che emozioni Federer e Nadal”. E io: “Mamma, cazzo ne sai”. E lei: “Tutti parlano di Federer e Nadal, ho girato un attimo sull’Angelus e in San Pietro non c’era nessuno, erano tutti a vedere Federer e Nadal”. Viva Federer, viva Nadal. Tutti lo hanno detto. Poi, passata la mezzanotte, siamo entrati nella settimana di Juve-Inter e i tweet su Federer e Nadal hanno lasciato il posto a “Inter merda”, “No, Juve merda”. E’ durata poco, ma ce la siamo goduta.

QUI MILAN
Evitiamo di perdere troppo tempo con la parte patetica/retorica, con i “povero Bonaventura”, “povero De Sciglio”, “povero Milan”. Siamo realmente dispiaciuti per due ragazzi seri e validissimi, ma certi salamelecchi lasciamoli ai professionisti del “forza Tizio, ti riprenderai!” troppo spesso pubblicati solo perché “si deve”. Diciamo cose più concrete: se fossi un tifoso del Milan sarei molto incazzato per diversi motivi.
1) De Paul andava espulso. Non criminalizzato, semplicemente espulso. L’errore dell’arbitro è grave e costa al Milan almeno un punto in più in classifica. Il gol dell’argentino possiamo tranquillamente definirlo “un’ingiustizia”.
2) Bonaventura è probabilmente il giocatore più forte e “continuo” del Milan targato Montella. Il Diavolo è assai iellato, ma certe cose nel calcio accadono. Non dovrebbe accadere, invece, che il Milan si disperi per non avere alternative di valore da schierare a centrocampo. Poli, Mati Fernandez, Sosa, Honda, Bertolacci: cinque giocatori, nessuno che riesca a dare garanzie al 100%.
3) C’è chi se la prende con Locatelli e Donnarumma: uno maggiorenne, l’altro quasi. A loro viene negato il “diritto all’errore”. Sapete di chi è la colpa? Di chi li ha eccessivamente responsabilizzati e fatti passare per “quello che vale come un quadro raro e quello che vale 50 milioni”. Parliamoci chiaro: è normale che un ragazzo di 18 anni sbagli due partite di fila, meno che Sosa - acquistato la scorsa estate a 8 milioni per fare il titolare - stia “svernando” in panchina perché ritenuto “non all’altezza”.
4) In attesa del closing, molti si interrogano e perdono la pazienza per una questione apparentemente banale: perché vecchia e nuova proprietà non hanno trovato un accordo per intervenire sul mercato e dare una mano a Montella? Domanda legittima, risposta complicata, incazzatura certa. Il fatto è che la Fininvest si fida dei “cinesi” ma non al punto di anticipare del grano e i “cinesi” si fidano di Galliani ma non al punto di fargli spendere il loro (grano). Risultato: mercato improvvisato.
Fin qui le incazzature. Ma c’è altro. Siccome non avevo alcuna “bomba” di mercato da buttare sul piatto, mi sono permesso di fare un giro di telefonate “cinesi” per capirne di più in vista del closing. Questo è quello che sono riuscito a raccogliere (sempre per punti, che facciamo prima).
1) Chi lavora per far sì che entro il 3 marzo avvenga il closing garantisce che tutto sta filando liscio. Nella settimana dal 6 al 10 febbraio Fininvest potrà valutare l’arrivo dei quattrini necessari per completare l’operazione e convocherà l’assemblea.
2) I quattrini a meno di miracoli (che gli stessi “cinesi” escludono) non arriveranno dalla Cina per la solita questione autorizzazioni. I soldi partiranno da Hong Kong, transiteranno dal Lussemburgo e finiranno nelle casse di Fininvest.
3) Il “cambio” Cina-Hong Kong ha modificato l’assetto degli investitori pronti ad acquistare il Milan: l’80% è quello originario, il restante 20% è cambiato perché impossibilitato a esportare quattrini dalla Cina per la solita questione “permessi governativi”.
4) Fininvest conosce il nome degli investitori, così come li conoscono Fassone e Mirabelli. Il giorno del closing verranno “annunciati” anche per mere questioni legate ai regolamenti Figc.
5) Le cifre messe sul piatto dai cinesi sono le seguenti: 200 milioni già versati, 320 ancora da versare + 220 per coprire il “debito”. Totale 740 milioni a cui saranno sommati quelli della gestione 2016-2017 del club (circa 80).
6) Nel corso dell’attuale mercato, Fassone ha accordato tutti i movimenti tranne quello legato al nome di Orsolini (che comunque sarebbe rimasto in prestito all’Ascoli). Il motivo è legato al fatto che chi sta lavorando per organizzare il “futuro Milan” (lo stesso Fassone e Mirabelli) ragiona e parla con profili diversi e di fascia più alta.
7) A gennaio sarebbero potuti arrivare due giocatori “importanti”, ma Fininvest legittimamente e secondo l’assunto “se poi non si chiude, chi li mantiene?” ha rimandato le operazioni.
8) A giugno Fassone e Mirabelli potranno disporre di più di cento milioni netti per sistemare la squadra, comprensivi del budget che era stato previsto per il mercato di gennaio.
Fine. Ora, siccome sono fesso ma non così tanto, mi è chiaro che molti in questo momento stiano ghignando pensando “ma questo si beve tutto e spera che abbocchiamo pure noi?”. Ci può stare. È evidente che quanto scritto rappresenta solo la parte “cinese” della faccenda, ma la fonte è assai accreditata e mi pareva assai sciocco non riportare quanto raccolto.
QUI INTER
È settimana importante in casa Inter. Non decisiva, importante. La domenica “dei miracoli” (punti recuperati su tutti, tranne che sulla Juve) consente a Pioli di programmare il match dello Stadium senza la necessità di vincere “a tutti i costi” (cosa che, tra l’altro, in casa dei bianconeri non riesce praticamente a nessuno). L’entusiasmo per le 9 vittorie di fila tra campionato e coppe andrà testato al primo inciampo: la squadra sarà abbastanza matura per reagire? I tifosi più intransigenti riusciranno ad evitare l’“ecco, fa tutto schifo un’altra volta”? Ma, come si dice, è inutile fasciarsi la testa prima del dovuto, soprattutto ora che la classifica è tornata ad avere un senso.
I tifosi che a novembre “traghettiamo in attesa di Simeone” in parte si sono trasformati in quelli che “se non ci fosse stato De Boer”, ma in maggioranza riescono finalmente a ragionare sul presente, su Pioli, il tecnico “poco fashion” che risponde con i numeri e un atteggiamento in campo ancora poco “celebrato” (si parla molto del “coraggioso” 4-2-3-1 della Juve con Mandzukic, Dybala, Higuain, Cuadrado, Pjanic, Khedira, ma lo stesso 4-2-3-1 con Gagliardini, Brozovic, Candreva, Joao Mario, Perisic e Icardi non è meno “esagerato”).
“Non ci fosse stato De Boer”, si diceva. Permettetemi di dissentire. L’assunto non è “non ci fosse stato l’olandese”, semmai “non fosse stato chiamato ad agosto inoltrato”. Chi scrive continua a credere che l’errore più grande sia stato commesso nel “decidere” di iniziare la stagione con due mesi di ritardo e con un tecnico bravo, anzi bravissimo, ma che aveva bisogno di tempo e “protezione”. Opinione personale per carità, ma è davvero inutile analizzare il passato, soprattutto in presenza di un gennaio sontuoso.
Questa sera l’Inter prova a completare il “mese perfetto” in un match, se vogliamo, ancora più decisivo rispetto a quello di domenica: la bacheca dei nerazzurri è impolverata da troppo tempo, provare a conquistare la Coppa Italia è un dovere al di là dell’impegno con la Signora.
Il resto è mercato, o quel che ne resta. Con il prestito di Ranocchia all’Hull City (gli inglesi pagheranno i quasi due milioni di ingaggio al lordo) e quello possibile di Biabiany a Palermo o Chelsea (lo vuole Conte!), i nerazzurri mantengono tutte le promesse fatte: “A gennaio vedrete un solo acquisto a centrocampo da portare a Milano con la formula del prestito e almeno cinque uscite”. È andata esattamente così: Pioli ha la rosa “asciutta” che desiderava, i giocatori il “coinvolgimento” che volevano, la classifica una dignità che molti pensavano “persa per sempre”. E a giugno? Ricordate: il difensore centrale “di primissimo piano” resta l’obiettivo numero 1. Mica male questo inizio 2017.
QUI JUVE
Marotta è stato chiaro: il mercato è chiuso. Così è. Per più di un mese chi scrive ha sparato i nomi di almeno 5 centrocampisti che i bianconeri “puntavano” e, infine, non sono arrivati. Chiamiamola pure “figura di merda”. La verità è che la Juve davvero ha provato a prendere per gennaio i vari Witsel Tolisso, Bentancur eccetera eccetera, ma per un motivo (la Cina) o l’altro (resistenze varie o richieste economiche “esagerate”) ha preferito cambiare strada: un modulo diverso per rendere la Juve più offensiva e concedere maggiore spazio a chi non ce l’aveva. A Torino non lo ammetteranno mai, ma Mandzukic – preoccupato per il poco spazio – ha ascoltato e “pesato” le offerte dei cinesi: Allegri è stato bravissimo a trovare una soluzione per convincerlo a restare. Una soluzione, tra l’altro, buona per la serie A ma anche (parere personale) per la Champions (l’equilibrio non lo danno i moduli, semmai gli interpreti).
QUI NAPOLI
Gabbiadini, infine, è partito. E alle condizioni di De Laurentiis. Applausi per lui e Giuntoli: è facile dire “bravi” quando si acquistano giocatori a questa o quella cifra, molto più difficile fare i complimenti quando si riescono a realizzare affari “alle proprie condizioni” con tanto di plusvalenze.
E la Roma? In molti (addirittura in tre) mi scrivono: perché minchione non scrivi mai della Roma? Avete ragione, un po’ sono un abitudinario del cazzo, un po’ mi piace scrivere di cose che conosco “per bene”. In ogni caso da settimana prossima prometto una “ristrutturazione” di codesto bislacco editoriale. Oggi, invece, è sufficiente registrare le parole di uno dei centrocampisti più forti d’Europa: “Il no che ho detto al Chelsea? Ho fatto una scelta di vita”. Firmato Nainggolan. Mica male.
Chiudiamo con la solita iniezione di grande, grandissima simpatia. Sulla scia delle cessioni-Inter (ultimo Ranocchione) siamo felici di registrare l’ennesima conferma di un giocatore che va oltre le banali logiche del campo: Nagatomo, il giapponese che a gennaio 2017 ha festeggiato 6 anni in nerazzurro. È un pezzo un po’ cattivello, pure troppo, si sappia che in realtà gli vogliamo tanto, tanto, tanto bene (Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

Se sei Nagatomo giochi nell’Inter. E non lo sai perché, ma è così.
Se sei Nagatomo il mercato ti sfiora appena. Gli altri “può partire”, “si farà uno scambio”, “dopo i primi sei mesi in sordina è destinato ad andare via”, “che delusione Pippozzi, sarà ceduto”. Lui no, gioca nell’Inter. E non sa perché.
Se sei Nagatomo al bar la gente dice: Lo tengono perché fa vendere le magliette. Poi uno al terzo Campari osa: Ma voi avete mai visto uno con una maglietta di Nagatomo? E uno al quarto Campari: No, ma in Giappone le vendono, mica qui. E uno, al quinto Campari: Ma sarà vero? E uno, al sesto Campari: Boh, io sono di Rozzano, mica di Kyoto.
Se sei Nagatomo sei sempre felice. Perdi? Sei felice. Pareggi? Sei felice. Vinci? Sei felice. Ti fa giocare? Sei felice. Non ti fa giocare? Sei felice. Ti fanno mettere la maglietta della Sprite? Sei felice. Non ti convocano? Vai alla Mini Italia. E sei felice (tutti sono felici alla Mini Italia).
Se sei Nagatomo e ti sta per scadere il contratto, allora non sei Nagatomo. A Nagatomo il contratto non scade, non deve passare neanche il classico momento “c’è un intoppo per il rinnovo”. Se sei Nagatomo rinnovi tre anni alla volta. Forse per questo è sempre felice.
Se sei Nagatomo la gente non si pone la domanda: perché dopo 231231 anni non sa una parola di italiano?. Se sei Nagatomo la gente non si pone domande, ha solo risposte (Fa vendere le magliette in Giappone).
Se sei Nagatomo può capitare che ti diano la fascia da capitano in un derby. E tu te la prendi, perché sei Nagatomo, mica stronzo.
Se sei Nagatomo alla Pinetina hai visto arrivare e andare fuori dalle balle altri terzini come te tipo Jonathan, Erkin, Telles, Dodo, Pereira, Wallace, Montoya. Tu no, tu resti, perché sei Nagatomo. E fai vendere le magliette. In Giappone.
Un giorno pare che Erkin abbia detto: Io faccio vendere le magliette in Turchia. Gli hanno risposto: E in Giappone? E a quel punto se n’è andato.
Se sei Nagatomo in un bar di Osaka la gente dice: Ma come fa a giocare nell’Inter? Poi uno al terzo sakè: Mio cugino Yasumoto vive a Salsomaggiore e dice che in Italia pensano che faccia vendere le magliette in Giappone. E uno al quarto sakè: Ma tu hai la maglietta di Nagatomo? E quello: No, io ho quella di Baggio. E quell’altro: Boh, forse le vendono a Sapporo.
Se sei Nagatomo sei la persona più serena del mondo. Dopo Ranocchia.