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Editoriale di Fabrizio Biasin. Inter, riparte il casting: il nome per la panchina più dura della A. Il ko della Juve non riapre il campionato, ma rivela una verità.Milan: due appuntamenti, è l'ora dei fatti. W Sarri e la dura legge del talento

Editoriale di Fabrizio Biasin. Inter, riparte il casting: il nome per la panchina più dura della A. Il ko della Juve non riapre il campionato, ma rivela una verità.Milan: due appuntamenti, è l'ora dei fatti. W Sarri e la dura legge del talento

Eccoci lettori di Tmw, a voi giustamente non fregherà nulla, ma l'altra sera c'è stato l'Euro-Festival, una roba di cantanti che curiosamente cantano e giurie che curiosamente giudicano. Il tutto per decretare la canzone più bella del Vecchio Continente. Bene, per l’Italia c’era in ballo un tale molto bravo anche se esageratamente peloso, al suo fianco un tizio di nome Gabbani che secondo i beninformati era ubriaco (buon per lui). Non ci interessa parlare della gara (il “coso” peloso nonostante i favori del pronostico è arrivato sesto, mentre ha trionfato un portoghese con una canzone dall'effetto vagamente lassativo), semmai ci teniamo a parlare degli amici di San Marino, che con il loro voto merdoso (un tre in pagella) ci hanno condannato alla sconfitta.
Dunque, amici di San Marino, voialtri siete poco furbi. Qui non si vuole dire che la canzone dello scimmione andasse celebrata per forza di cose, ma nel vostro caso sì per la miseria. Amici di San Marino, porca zozza, ma stiamo scherzando? Noi capiamo il voto basso dell'Estonia o della Moldavia - Paesi a noi indifferenti - ma non il vostro, sangue del nostro sangue.

Amici di San Marino, per intenderci: qui noi vi si para il culo da sempre.Nel calcio fate figure orrende, ma vi si vuole bene, guai se vi toccano. Quando giocate speriamo sempre nel gol della bandiera. Se i turisti dicono “che bello andare a Firenze e Roma” noi gliela buttiamo là (“andate a San Marino che é un bel posto”. E loro: “Mai sentito San Marino?”. E noi: “Ma è un posto con tante cose da vedere!”. E loro: “Tipo? C’è il mare? Un mezzo Colosseo, un distaccamento degli Uffizi?”. E noi: “No, ma c’è il Monte Titano che è alto 750 metri, merita”. E loro: “Avessi detto l’Everest”. Vi sfottono, capite? E noi a difendervi).

Amici di San Marino, vi abbiamo sempre sostenuto fin dai tempi di “Giochi senza Frontiere” e voi ci ripagate con 3 miseri punti stronca-Gabbani? Non si fa. Sapete quanti punti ha dato Cipro alla Grecia? Tantissimi. Fatevi un esame di coscienza che qui noi ora dobbiamo parlare di calcio, quello che conta, mica i vostri 12 a zero. Cattivi.

QUI INTER

Siccome ogni settimana i giocatori dell'Inter ti consegnano una pala per scavare sul fondo del pozzo, oggi eviteremo di tirare altre carriolate di merda addosso a questo e quello: sarebbe un gioco al massacro francamente “facile” ma totalmente inutile. Diciamo che per il comparto "fa tutto schifo“ possiamo tranquillamente limitarci a fare un riassunto degli ultimi 4 o 5 editoriali e sottoscrivere la scelta dei tifosi nerazzurri, quelli che con mossa sarcastica ed elegante, domenica hanno privilegiato il pranzo al supplizio.
All'Inter non resta più nulla da chiedere a questa stagione disgraziata, destinata a scemare in due partite amichevoli che sanno di clamorosa "presa per il culo": i tesserati nerazzurri prenderanno il loro stipendio da qui al rompete le righe senza un vero perché. Dicono “abbiamo mollato” o “non ci alleniamo al 100%” e allora non si capisce perché dovrebbero essere pagati al 100%. Ecco, forse il cacio per fare il suo bene dovrebbe introdurre i contratti a rendimento, ma non quelli del genere “fai dieci gol e ti do un chilo di soldi in più", semmai quelli “se non raggiungerai la zona-Europa oltre a un livello minimo di decoro, mi vedrò costretto ad applicare la cosiddetta giusta causa". Sogni irrealizzabili, ce ne rendiamo conto.
Il dato di fatto è che mentre nello spogliatoio si gioca allo scaricabarile (è partita la corsa al "chi non se la sente lo dica!" a voler fare intendere "io me la sento, sia chiaro, sono altri che invece proprio no") là fuori è partito il gioco più avvincente di questo fetente maggio nerazzurro: "Scopri chi sarà il tecnico dell’Inter".

Dunque, mentre fino a venerdì scorso al “difficile” Conte ci veniva associato il “probabile Spalletti”, il borsino di questo inizio settimana è il seguente: “Meglio non escludere nessuno”. E quindi occhio a Pochettino e allo stesso Conte (sempre improbabile ma in lievissima risalita). Il dato di fatto è che anche in questo caso la situazione pare complicata anche solo per un fatto: tutti i tecnici citati sono bravissimi, per carità, ma ognuno ha la sua idea di calcio. Prenderne uno piuttosto che un altro non è “uguale, tanto sono tutti bravi”, semmai modifica clamorosamente le scelte da fare sul mercato (che, infatti, al momento è stato congelato). Totale: campionato terminato, mercato congelato, allenatore incerto. La gloriosa Inter ha vissuto momenti decisamente migliori.

QUI JUVE

La Juve inciampa, succede. È tutto ciò gravissimo? Per qualcuno ovviamente sì, sono quelli che non ammettono i “gol presi”, figuriamoci le sconfitte. Sono quelli che non procedono per tappe e preferiscono le sentenze. Sono quelli che Allegri era “un coglione” dopo Doha, “un santo” dopo Barcellona e ora di nuovo un “mezzo coglione” a meno che non vinca tutto.
Sono, in definitiva, quelli che non ammettono gli avversari che, invece, esistono eccome. Ieri l'altro De Rossi ha detto una cosa sacrosanta "In futuro ci renderemo conto di quanto era forte questa Juve...". Ha ragione da vendere. Forse lo faranno anche quelli che ragionano solo per impressioni a breve scadenza, ma anche gli innamorati dei retro pensieri: "Se non avessero dato il rigore a De Sciglio... Se non avessero espulso Acquah...". Queste boiate si possono raccontare per provocare il rivale di tifo, per cazzeggiare, ma crederci sul serio è pratica assai pericolosa.

Ogni squadra ha la classifica che merita, ogni squadra ha meritato e meriterà i successi che riuscirà ad archiviare. Il resto è aria fritta o chiacchiere per nascondere i propri fallimenti. Per questo Allegri sorride quasi mai: solo i fessi festeggiano prima del traguardo. Peggio di questi ultimi ci sono solo gli esosi, quelli dell’“ecco, si sono montati la testa e ora per festeggiare tocca aspettare la partita con il Crotone", quelli che non sono disposti a soffrire "perché tutto è dovuto". E, badate bene, non si tratta solo di "juventini insoddisfatti" ma di "insoddisfatti" e basta: li trovi in tutte le città, in tutte le tifoserie, sono quelli che non riescono a godersela mai. Sono quelli che il giorno della vittoria strombazzano per un po' ma il giorno dopo ti chiedono "sì, bella festa, ma adesso chi compriamo?". Ecco, quelli sono più tignosi del Real Madrid, anzi, sono impossibili da battere e sapete perché? Perché non amano combattere, preferiscono vincere per concessione divina.

QUI NAPOLI

Ebbene, Sarri vuole il grano. C'è qualcosa di male in tutto ciò? No. È grave che l'abbia detto pubblicamente? Forse, ma solo perché la cosa ha disturbato certi perbenisti. Maurizione avrebbe dovuto fare come la quasi totalità dei suoi colleghi e dire "conta il progetto"? Probabilmente sì, si sarebbe risparmiato gli attacchi di quelli che “si vergognasse, pensa solo ai soldi", che poi è quello che fanno anche loro, con la differenza che nessuno sta ad ascoltarli. Sarri sì, eccome se lo ascoltano. Lo fa Aurelio, lo fanno eventuali pretendenti. Si chiama legge del mercato e riguarda soprattutto coloro che sul campo si sono guadagnati rispetto e forza contrattuale.

Sarri ha il dovere di rispettare “Napoli e il Napoli” - e infatti lo farà - ma ha anche il diritto di alzare il dito e "chiedere": quello che è riuscito a costruire in due anni di lavoro non vale il settimo stipendio in ordine di grandezza tra i tecnici di serie A, lo dicono i 90 minuti che hanno distrutto il Torino ma anche la stragrande maggioranza delle partite precedenti. A De Laurentiis certamente non piaceranno certi "appelli pubblici", ma che voglia ammetterlo o no è lui che li ha alimentati con il suo "tutti utili e nessuno indispensabile", che è quasi sempre vero, ma non se vuoi evitare di perdere chi con il suo lavoro ha aumentato il valore della gran parte dei giocatori della rosa.

Lunga vita a Sarri, alla sua tuta e – consentitemelo – al suo linguaggio un po’ così, che sarà anche un filo volgare ma profuma come pochi di schiettezza.

QUI Milan (scusate, ho preso una craniata contro un palo - giuro - vi lascio nelle mani dell'ottimo Francesco Perugini, fidato collega)

Conquistato un buon punto a Bergamo, il Milan sembra avviato a strappare l'ultimo biglietto per l'Europa League. Di sicuro, la società continua a guardare al futuro. Dopo mesi di lavoro preparatorio e settimane di colloqui esplorativi, è il momento per Fassone e Mirabelli di tirare le fila: a scontro diretto archiviato, è in programma l'incontro con l'Atalanta per Kessié. La Roma resta forte dell'accordo con la Dea, il Diavolo vanta la preferenza del giocatore. In agenda ci sono anche gli appuntamenti con il Wolfsburg per Ricardo Rodriguez (e Luiz Gustavo?). Il colpo fondamentale per dare il senso dell'estate rossonera sarà però l'attaccante. I tifosi chiedono Belotti, che dà solo ha segnato più di tutti i 9 milanisti post-Inzaghi, ma di mezzo c'è una clausola da 100 milioni e tanta concorrenza. Con Morata e Aubameyang sempre difficili, l'alternativa resta Kalinic. Sicuramente utile al gioco di Montella, ma poco stuzzicante per i tifosi.

Rieccomi. Serenamente vi saluto. Mi va di lasciarvi con uno sciocco pensiero.
Una settimana fa ci ha lasciato Robert Miles: dj, produttore, compositore. No, non era propriamente Mozart, anzi se vogliamo era decisamente tamarro, ma ha scritto buona musica oltre ad aver allevato la gran parte delle “farfalle nello stomaco” di noi cresciuti negli Anni 90.

Ho scoperto del suo addio su Twitter, la notte dell'esonero di Pioli. Leggevo insulti a tonnellate (questo che insulta quello che insulta quell’altro), insulti del genere “densi come la melassa” perché compressi in 140 caratteri e all’improvviso mi sono ritrovato a pensare a come andavano le cose all'epoca di Robert Miles.

All’epoca di Robert Miles se ti stava sul cazzo uno, glielo dovevi dire in faccia. Andavi da lui, lo prendevi per un braccio e gli dicevi “mi stai sul cazzo per questo e quel motivo”. Al limite lo chiamavi a casa o gli spedivi una lettera. Dovevi avere i coglioni, insomma, perché magari quello ti diceva “cazzo vuoi?” e finiva a mazzate. Mazzate vere, non virtuali.

Oggi no. Oggi prendi il mano il telefono, scegli un profilo più o meno anonimo e scrivi qualunque cattiveria, tanto vale tutto e “chi cazzo se ne frega”.

All’epoca di Robert Miles, se volevi avere una vita sociale dovevi conoscere le persone per davvero. Dovevi andare da uno, stringergli la mano, dirgli “uè, io sono Tizio, ciao” e forse diventavate amici. Oggi la “vita sociale” ha lasciato posto alla “vita social”: parli con tutti (anche con Gasparri, per dire), non conosci quasi nessuno, insulti chi ti pare. E chissenefrega se quello che dici fa male oppure no, problemi degli altri.

All’epoca di Robert Miles, se volevi limonare dovevi avere gli attributi. Buttavi giù mezzo litro di saliva, prendevi coraggio e ti avvicinavi: “Ciao, mi chiamo sempre Tizio, faccio cose, ti pago da bere, limoniamo?”. Cose così. Facevi delle grandi figure di mera, ma lesoddisfazioni erano grandi.

Oggi no, metti il “like” a raffica e prima o poi qualcuno ti risponderà. Sai che bello...

All’epoca di Robert Miles la gente era la stessa di ora, ma i "troppo arrabbiati" restavano nel loro angolino e forse era meglio così.

Ebbene sì, mi sento vecchissimo.

(twitter @FBiasin @ilsensodelgol Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).