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Editoriale di Fabrizio Biasin, Juve: c’è chi dà i numeri (anche Allegri…). Inter: novità su Conte e la questione “dignità”. Milan: c’è una verità su Mancini (e 2 prime scelte al mercato). Spalletti-Totti: il rispetto non si misura in minuti in campo

In evidenza Editoriale di Fabrizio Biasin, Juve: c’è chi dà i numeri (anche Allegri…). Inter: novità su Conte e la questione “dignità”. Milan: c’è una verità su Mancini (e 2 prime scelte al mercato). Spalletti-Totti: il rispetto non si misura in minuti in campo

Editoriale di Fabrizio Biasin, Juve: c’è chi dà i numeri (anche Allegri…). Inter: novità su Conte e la questione “dignità”. Milan: c’è una verità su Mancini (e 2 prime scelte al mercato). Spalletti-Totti: il rispetto non si misura in minuti in campo

Buongiorno e buonasera a tutti, sapete che raramente ho notizie e indiscrezioni da sottoporvi, ma l’altro giorno sono venuto a conoscenza di un segreto che pochi sanno, forse solo gli interessati. Non la farò lunga perché temo che qualcuno possa rovinare lo scoop. Signori, si tratta di qualcosa di grosso, potete crederci o non crederci ma la fonte è certa e per una volta il sottoscritto non teme smentite. Siete pronti? Fedez e la Ferragni si sposano.

Come dite? Lo sanno anche i sassi? Può darsi, ma è sempre meglio una certezza ribadita che una puttanata buttata là.

Per dire, solo negli ultimi 5 giorni ho ricevuto – via Messenger - i seguenti messaggi relativi alla questione “tecnico Inter”:

1) Ciao Fabri, per ringraziarti delle risposte che mi dai volevo renderti partecipe di un'esclusiva che mi è giunta: un mio amico ha avuto l'opportunità di parlare con amici di famiglia molto stretti della famiglia di Conte, e pare che sua madre abbia rivelato a costoro che l'anno prossimo lui allenerà in Italia.
2) Fabrizio c’è un accordo tra l’Inter e Spalletti. Non lo dico io (in fondo neanche ci conosciamo) ma un agente Fifa che conosco ed è molto addentro alle cose. È già d’accordo su tutto: investimenti e durata del contratto. Ci tenevo a dirtelo, spero tu ti voglia fidare.
3) Ciao Biasin, attento a Sarri: suoi conoscenti carissimi parlano di un’offerta dei cinesi “che non si può rifiutare”. Avrebbe già dato un sì di massima, ma prima aspetta la fine del campionato.
4) Zanetti e Simeone sono d’accordo. Volevo dirtelo, la mia fonte è certa e accreditata. C’è stato più di un incontro tra i due: annuncio dopo l’eliminazione dell’Atletico dalla Champions. Fidati Biasin, così magari ne prendi una.

Bene, scegliete pure la vostra opzione prediletta (se mai dovesse fregarvene qualcosa), personalmente approfondirò la questione tra breve, ma non temete: tornerò a parlare di cose serie (Fedez) al termine di codesto editoriale bislacco.

QUI INTER

È tutto molto difficile. Tutto. La situazione dell’Inter, certo, ma anche scrivere qualcosa che abbia senso.

Un mese e mezzo fa siamo partiti da “un rallentamento ci sta”, poi “diamo fiducia”, quindi “l’Inter deve ritrovarsi”, fino a “che schifo di Inter”, “ma la dignità?” e all’inevitabile “tutti a casa, avete rotto il lazzo”.

La gara a trovare responsabili è legittima e doverosa, ma francamente lascia il tempo che trova. Ognuno ha la sua soluzione al disastro (“via Pioli, Ausilio, Zanetti, cinesi, Icardi, anzi tutti che facciamo prima”), ma la certezza è solo una: quello che si è visto a Genova ha generato imbarazzo in ogni tifoso nerazzurro e “l’imbarazzo” – converrete – va oltre i risultati e le classifiche.

Poi certo, è il caso di capire “cosa accadrà”. Pioli dopo un inizio stra-promettente, i cori della curva, gli apprezzamenti di molti (sicuramente di chi scrive) ha perso il filo e tutta la matassa. È il tecnico il primo responsabile? Funziona sempre così, ma come si suole dire “estrarre sangue dalle rape” è cosa complicata. I giocatori dell’Inter, la gran parte, in questo senso sono rape: assenti, demotivati, menefreghisti del genere “è colpa mia ma anche degli altri e quindi alla peggio divideremo i vaffanculo”.

Lo chiamano “amor proprio”, “carisma”, “incazzatura bestiale di chi prova a reagire al momento negativo”. Tutte espressioni che si scontrano con un dato di fatto: a parole son tutti bravi a dire “reagiremo”, ma i fatti certificano che va sempre peggio.

A fine stagione cambierà il tecnico (Conte, vittorioso ieri, scioglierà le riserve dopo aver ufficialmente messo in tasca la Premier e – soprattutto – dopo aver chiarito il futuro con Abramovic), andranno via molti giocatori e si proverà a ripartire da “uomini” prima ancora che “calciatori”, perché solo con quelli si può provare a costruire qualcosa di concreto.

Inutile nota finale: se l’Inter dopo il 7-1 con l’Atalanta avesse vinto tutte le partite, oggi si troverebbe al terzo posto con un solo punto di vantaggio sul Napoli. Avrebbe dovuto vincerle tutte per sperare di qualificarsi alla Champions, segno evidente che il disastro attuale è inaccettabile, ma i “ritardi” datati agosto 2016 lo sono ancora meno.

QUI MILAN

Andiamo sul concreto, poche balle. In campo si è visto un piccolo Milan e, ribadiamo, “ci sorprendiamo di chi si sorprende”. Il Milan atipico era quello di dicembre, così forte caratterialmente al punto di riuscire a nascondere i suoi limiti tecnici. Questa “resistenza” ha portato a vincere una Supercoppa meravigliosa, ma alla lunga i nodi sono venuti al pettine: infortuni, rosa corta, mercato invernale a costo zero, non potevano non lasciare il segno.

Questa è una squadra che andrà ampiamente “ristrutturata” per mano della nuova dirigenza, per qualcuno già sotto accusa. Di più: c’è chi attacca anche Montella, mentre altri (“bomba” esplosa ieri sera) sono certi che “Mancini prenderà il suo posto”. Succede così ovunque: i miti si trasformano in ciofeche in men che non si dica, ci si dimentica in fretta.

Per fortuna chi deve decidere in seno al Diavolo ha nervi più saldi e pur apprezzando il tecnico di Jesi non gli ha mai proposto la panchina, né intende farlo. C’è solo una possibilità che contempla il cambio di guida tecnica al Milan ed è legata a un’eventuale decisione di Montella di cambiare aria: al momento le possibilità sono decisamente ridotte al minimo.

E il mercato? Rodriguez del Wolfsburg è una possibilità concreta: l’accordo con il difensore c’è, quello con il club ancora no. E in attacco? Il sogno resta Morata, ma qui siamo ancora nel campo dei desideri.

Poco? Sì, ma solo se siete del partito di quelli che “’sti cinesi sono arrivati e non hanno ancora combinato niente, che schifo”. E dire che a detta degli stessi, “i cinesi”, neanche dovevano esistere…

QUI JUVE

C’è chi dà di matto. Lo so, scusate, ogni parere andrebbe rispettato, ma l’altro giorno c’è chi davvero l’ha sparata grossa. “Allegri inadeguato, quanti errori nel derby”, “il solito disastro, speriamo che gli errori del tecnico non si paghino a caro prezzo in campionato”. Sono le solite troiate da social network, ma neppure troppo isolate. C’è chi davvero ha il coraggio di attaccare Allegri. Ancora e nonostante tutto. Per un pareggio poi. “Doveva far giocare i titolari”, scrivono. E sono gli stessi che la settimana prima scrivevano “che rischio far giocare i titolari prima del Monaco”. Bisognerebbe far finta di niente, ma risulta difficile.

Allegri ci riesce, oggi affronta la squadra del Principato con numeri impressionanti: quelli del campo? Non solo. Il dato che vogliamo mettere in risalto è relativo ai “prezzi”: la Juve che stasera scenderà in campo è stata pagata complessivamente 287,5 milioni di euro (costo dei cartellini), oggi ne vale 359 (+71.5). Il Monaco ha fatto anche meglio (da 121 a 271) ma partiva su un livello decisamente più basso. Merito della società bianconera, merito del suo allenatore, uno che ha “osato” pareggiare un derby in casa e oggi si gioca l’accesso alla seconda finale di Champions in tre anni: perdonate chi lo attacca perché non sa quello che dice.

Chiudiamo con due valutazioni personalissime (e, quindi, decisamente opinabili).

La prima: c’è chi attacca Spalletti e dice “che vergogna non concedere a Totti l’ultima apparizione a San Siro”. Ebbene, forse il tecnico toscano non sarà un mostro di simpatia (ma non possiamo saperlo, a meno che qualcuno non pensi che le conferenze stampa valgano come “mangiarsi una pizza assieme”), di sicuro il rispetto per il Pupone (e per la Roma) passa anche dal non trasformare ogni singola partita in una sorta di "ostensione del Santo" o in una versione pallonara de “l’ultimo concerto dei Pooh”. E’ più rispettoso trattare Totti ancora come un calciatore piuttosto che concedergli 5 minuti con il solo scopo di “tenere buone le masse”.

La seconda: Sarri è fortissimo, ma non ditelo a nessuno.

Saluti a voi che avete portato pazienza fino a qua. Come promesso è giusto dar spazio al fatto della settimana, ovvero a “un tale” che chiede a “una tizia” di sposarlo e ci tiene a farlo sapere a tutti. Sono cose importanti. (Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

Un tempo dovevi «chiedere la mano», ma non alla Ferragni, a suo papà. E doveva andarti bene, ché se il padre si imbufaliva tornavi a casa con l’anello in saccoccia e, magari, un calcio in culo. Era un filo esagerato, ma l’eccesso al contrario lo è anche di più. Effetti collaterali e strane impressioni generate dalla baracconata di Fedez, cantante innamorato:

1) Tendenzialmente la faccenda «io voglio sposare te» rientra nella categoria «fatti tuoi». Se la spiattelli ai 4 venti poi non ti lamentare se tutti ti rompono l’anima per qualunque boiata (cosa che Fedez fa puntualmente). 2) Se anche te ne freghi della riservatezza, rifletti su una questione: del tuo amore, a qualcuno, potrebbe non fregare una mazza. 3) Non solo «non frega una mazza», ma genera incomprensioni. Colloquio possibile tra fidanzatini al momento del «vuoi sposarmi». Lui: «Vuoi sposarmi?». Lei: «Solo se il brillocco è grande come una pesca tipo quello di Fedez». Lui: «Eh, un po’ meno...». Lei: «Lui ha praticamente affittato l’Arena di Verona, tu mi hai portato in pensione a Venezia, barbone». Cose così. 4) Temiamo molto il diffondersi di altri possibili «live»: quello del concepimento, quello della prima colazione («oggi noi biscotti secchi!»), il temibile «momento cacca», quello dell’eventuale divorzio («Abbiamo chiuso con un assegno mensile da 53323milamilioni. Mettete “like” se siete felici per noi!»).

5) Fedez, ti perdoniamo tutto, ma non il calzino bianco.