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Editoriale di Lapo De Carlo. Gruppo vacanze Inter

In evidenza Editoriale di Lapo De Carlo. Gruppo vacanze Inter

Editoriale di Lapo De Carlo. Gruppo vacanze Inter

Avevo la tentazione di fare questo articolo con le parole rovesciate, come gli striscioni dei tifosi esasperati.
Nei giocatori non c'è nemmeno l'amor proprio. La settimana era stata punteggiata dalle dichiarazioni di D’Ambrosio che aveva confermato l’assenza di stimoli dei giocatori dopo la gara col Torino, una volta svaporata la zona Champions. Una dichiarazione identica a quella fatta da Medel a fine partita, edificante sulla cifra umana presente in squadra, sommata alle esemplari immagini di Icardi, dedito a postare come sempre immagini da rapper più che da atleta.

La volgarità non è il suo ennesimo tattoo che copre integralmente il suo corpo ma la grossolana interpretazione del ruolo di capitano dell’Inter. La sua squadra perde partita dopo partita e lui dopo tre giorni ritiene interessante mostrare sorridente il centesimo tatuaggio. Nulla di grave ma è stonato rispetto al ruolo che occupa e all’immagine che fa parte del suo mestiere. Se non viene ascoltato da molti compagni, come lamenta, la colpa è anche di questa inadeguata interpretazione di capitano che in società assecondano altrettanto colpevolmente. Il fatto poi che giochi a Genova una partita scadente quanto e più degli altri, finendo sostituito in un momento in cui la squadra dovrebbe rimontare, è la dimostrazione che il capitano per caso ha smarrito anche il senso dell’impegno, se è vero che ha toccato la miseria di 18 palloni e ne ha persi 8.

L’argomento non è più la partita nel senso squisitamente tecnico; lo è piuttosto il campo, questa volta Marassi, in cui si consuma da sette partite un teatrino che mette in scena vicende oscure e altre immaginabili che riguardano le dinamiche tra società e giocatori. E’ comunque interessante segnalare che i primi 10 minuti della partita sono stati caratterizzati da un Genoa propositivo mentre l'Inter osservava le iniziative degli avversari con relativo interesse. Dal quarto d'ora l'inerzia cambiava e l'Inter nel corso dei primi 45 minuti collezionava almeno tre palle gol.

Nel secondo tempo la squadra decideva di rallentare andando avanti piano, quasi indietro contro un Genoa, privo pure di Simeone infortunato dopo un quarto d’ora, talmente terrorizzato dallo spettro della B da non riuscire a fare un azione degna di questo nome. Due squadre che ruminavano calcio fino a quando gli interisti applicavano il modulo “Mar rosso”, aprendosi davanti a Veloso, permettendogli di tirare senza stress, con tutto il tempo a disposizione, in un prato verde sterminato. Handanovic deviava per istinto sulla traversa ma i difensori riparavano al gesto del portiere, dando il tempo a Pandev di assestare il “tap in” nell’area nerazzurra.

La reazione dell’Inter ricordava quella della battuta: “guarda che se mi incazzo mi addormento”. Alla fine arrivava pure un rigore inventato che Candreva batteva con lo stesso spirito con cui la squadra aveva preso il gol, tirando piano e quasi centralmente. Mah. Lascia poi sconcertati l’incomprensibile conduzione arbitrale di Damato e degli assistenti, i quali riuscivano a non vedere un rigore per il Genoa preceduto da un fuorigioco. In seguito altri fischi che ribaltavano il senso delle azioni e il rigore di espiazione ma comunque illogico, assegnato ai nerazzurri.

Questi i fatti. Le conclusioni:
- Gli attori di questo squallido spettacolo stanno brucando l’erba dello stipendio e lasciano gramigna, con un atteggiamento platealmente disinteressato.
- Il motivo più visibile è l’assenza degli attuali dirigenti, unito ad uno straordinario e offensivo distacco dei giocatori verso la loro professione.
- Sono stati giustificati da chi vedeva in De Boer un allenatore inadeguato, da chi riteneva che qualcuno dovesse adattarsi, da chi pensa che non vogliano andare in Europa League dai preliminari e giochino a perdere.

Pioli ha poi espresso un concetto di vicinanza ai giocatori che si impegnano ma non riescono a mettere in campo quello che fanno in allenamento. E’ un affermazione che ad occhio nudo è totalmente distante dalla realtà, i giocatori dentro e fuori dal campo hanno assunto una modalità ministeriale, giocano con l’occhio vitreo e lo sguardo vacuo, non hanno espressione, ripetono la frase “da adesso dobbiamo reagire”, con la sfacciataggine del giocatore di poker, in attesa del prossimo post su instagram.

Oltre alle dichiarazioni inadeguate di Pioli, l’immagine altrettanto sconfortante di Javier Zanetti in tribuna, una volta intento a consultare il cellulare e un’altra sorridente. Piero Ausilio prima della partita ha affermato che l’Inter manca di alcune figure in società ma, a prescindere dai profili societari, fa male vedere Zanetti tanto lontano dalla comprensione della sua figura, innervosisce sentire lo stesso direttore sportivo parlare da politico e non sentire niente di nerazzurro.

Mancano ancora tre partite, la prossima col Sassuolo è il terz’ultimo atto di questa manfrina di cui sapremo i risvolti tra qualche settimana, a umiliazione terminata. Ora si tratta di capire se davvero la società, nella sua emanazione, pensa che l’Inter possa diventare una squadra con alcuni aggiustamenti o abbia davvero in mente di prendere campioni. In attesa, godiamoci questa squadra che fa divertire gli altri. In tutti i sensi.

Amala.