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Editoriale di Lapo De Carlo, i problemi che l'Inter (non) risolverà


Editoriale di Lapo De Carlo, i problemi che l'Inter (non) risolverà
La sesta stagione fallimentare consecutiva, quella che sta portando l’Inter a restare ancora una volta fuori dall’Europa, ha il colpevole (la società), i soldi per uscirne e gli elementi per cambiare modello di lavoro. Ai giocatori che attualmente indossano il nerazzurro, al pari dei loro predecessori, non interessa particolarmente vincere. Se si perde, si perde, se si pareggia, bene; se si vince, meglio, ma senza tante differenze. Nel prendere 4 gol in 13 minuti non c'è dignità e nemmeno professionalità. A fine partita il consueto faccia a faccia e poi a casa, ascoltando musica nelle cuffie.

Sei stagioni con l’identico andamento, fatto di vittorie consecutive e sconfitte in serie, giocatori a cui dell’Inter interessa poco o zero, dirigenti di passaggio e stagione terminata tra marzo e aprile. Ci sono le basi per credere che la prossima stagione verranno compiuti gli stessi errori, per una straordinaria ottusa incapacità di riconoscerli e individuare soluzioni radicali. L’unico rimedio da sei anni è quello di cacciare l’allenatore che viene stolidamente ritenuto non all’altezza. La realtà dei fatti dice che è l’Inter a non essere all’altezza di qualunque allenatore. Non c’è campagna acquisti che possa risolvere un problema cronico legato alla gestione dei suoi giocatori, perché ci sono molte cose che non vanno nell’organigramma dell’Inter, che ha una catena di comando nebulosa.

E’ stato appena confermato Piero Ausilio che ha rinnovato e potrà spendere soldi sul mercato, senza giustificazioni per il debito. Il resto è silenzio per citare Shakespeare. Javier Zanetti non ha un ruolo decisionale, non interviene quasi mai e sembra un corpo estraneo, Erick Thohir è il presidente assente, il consiglio di amministrazione è composto da cinque signori cinesi, due indonesiani e un italiano, tra loro Nicola Volpi e Thohir. Giovanni Gardini si occupa delle relazioni istituzionali sportive e il resto della governance straniera è insondabile, nella misura in cui non si capisce come maturi le sue decisioni. Si sa solo che Kia Joorabchian, a ridosso della campagna acquisti, è tornato a occuparsi delle grandi manovre e se ne sta interessando per conto di Suning, voglio sperare in sintonia con Ausilio, specie dopo che la scorsa stagione il procuratore ha fatto spendere 70 milioni tra Gabigol e il pur bravo Joao Mario.

Per quanto insopportabile possa essere, sarebbe utile leggervi il management della Juventus che ha ruoli ben definiti e strategie riconoscibili. L’Inter di oggi dovrebbe almeno avere un presidente forte e presente, Piero Ausilio dovrebbe essere affiancato da un Lele Oriali, capace di far sentire il suo ascendente sulla squadra durante la settimana, un lavoro che viene fatto malissimo e che produce da anni squadre sfaldate durante la stagione e in ogni suo finale. Il fatto che i giocatori dell’Inter abbiano una mentalità perdente lo dimostrano anche foto in cui la moglie del capitano, piuttosto del silenzio, esulta felice per la tripletta del marito, dopo una sconfitta assurda o in cui Brozovic, il giorno dopo il derby, si fa ritrarre con gli amici nella piscina di casa.

Riguardo l’allenatore non c’è niente da fare. L’Inter non ha la forza e la capacità di lavorare in sintonia con buoni tecnici. Vince solo se ha un fuoriclasse che fa lo Stato nello Stato e dunque Mourinho, Mancini, Trapattoni… Tutti gli anatemi prodotti affinché i tecnici di queste stagioni venissero cacciati sono serviti solo a indebolire l’Inter e non a rafforzarla. Pochi interisti hanno avuto la bontà di indagare sul vero motivo per cui nessun allenatore si è salvato e non riguarda l'incapacità. Se la società e confusa e non ha un modello di lavoro vincente, non c’è tecnico al mondo che possa fare qualcosa di buono.

Guardiola al Man City, nonostante i soldi spesi, è quarto in Premier, è fuori dalla F.A. Cup e ha fallito in Champions, Emery dopo essere stato apprezzato al Siviglia, ha avuto enormi difficoltà al Paris Saint-Germain, dove potrebbe arrivare dietro al Monaco. Parliamo di grandi club con tanti soldi ma, come l'Inter, privi di cultura della vittoria e capacità gestionale di alto livello dei suoi giocatori. Mourinho al Manchester è attualmente fuori dalla zona Champions perché lo Utd ha cercato di prendere la scorciatoia, grazie ai soldi che la Nike (100 milioni all’anno) gli fornisce perpetuamente.

L’Inter intanto si ritrova a fare calciomercato e i nomi sono “preoccupanti” perché la grigia società non si accorge di avere giocatori senza personalità e che da anni non si comprano giocatori di spessore umano ma solo piedi promettenti. Se non ci si accorge che un Brozovic in quel ruolo non può essere un trascinatore per la sua indole, più che per i piedi indubbiamente buoni, è come riconoscere di non vedere differenze tra Balotelli e Drogba. Se è vero, a fine stagione dovrebbero lasciare Nagatomo, Murillo, Santon, Ansaldi, Biabiany, Andreolli, Brozovic, Kondogbia e dare in prestito Gabigol, il cui mancato utilizzo resta un mistero. I nomi che si fanno per portare l’Inter in zona scudetto, rispetto al desolante settimo, forse presto ottavo posto, sono: Manolas, Berardi, Bernardeschi e altri giocatori dai piedi buoni ma dal temperamento identico a quelli presenti nell’attuale rosa. Nessun leader, nessun trascinatore, solo figurine. Per ora. Fino a quando si discuterà solo dell’allenatore l’Inter sarà, saremo, sarete solo quelli che quando viene indicata la luna, guardano al dito. Amala