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Editoriale di Lapo De Carlo, la fragile Inter si fa raggiungere ai supplementari

Editoriale di Lapo De Carlo, la fragile Inter si fa raggiungere ai supplementari

E’ stato uno strano derby, privato dei suoi presidenti storici e giocato in orario orientale, sottraendo disinvoltamente la tradizione a favore della convenienza per un pubblico che alle 12.30 ha raggiunto il miliardo di contatti. Dietro ad ogni risultato c’è sempre una spiegazione e pareggiare un derby contro un avversario che fino alla mezz'ora della ripresa era stato annullato, è un ulteriore dimostrazione che l’Inter non ha i 90 minuti nella testa, perché i suoi giocatori sono e resteranno immaturi. Un collettivo capace quest’anno di portare il livello della sua inconsistenza mentale a vette altissime e che, nelle ultime settimane, ha mostrato lo stesso peggio di se, già visto a inizio stagione.

Una squadra che ha nella mentalità il limite unico e irrisolvibile. Pioli ha lavorato bene dal punto di vista del gioco ma in un contesto in cui il tecnico si è adagiato nella cura dei particolari, negli automatismi indubbiamente migliorati, nella pletorica forza del lavoro che in un club come l’Inter serve ma non è mai sufficiente da sola. Molti si stupiscono di come si critichi Pioli, solo perché fa comodo leggere i commenti estremistici di tifosi che danno dell’incapace a chiunque. In realtà non si capisce perché non si possa criticare il tecnico senza passare per forcaioli o avvocati.

Rispetto all’allenatore penso che in molte partite, compreso e soprattutto il derby, non basti avere una valida idea tattica supportata da cambi di giocatori funzionali.  Se cambi Joao Mario per mettere Murillo stai solo comunicando di voler gestire e che hai paura. I derby si vincono con il coraggio e non con scelte caute. Senza contare che se fuori dal campo metti il portoghese, Candreva e Perisic, per sistemare un difensore, Eder e Biabiany, di fatto la squadra perde ogni grammo della già scarsa personalità che hai in campo.

Pioli resta sempre bravo ma l’Inter la si guida andando anche contromano, non fermandosi ad ogni semaforo guidando con prudenza. Il pareggio è comunque arrivato al 97esimo in una gara il cui recupero di 5 minuti era già eccessivo, poi la decisione di proseguire per altri due minuti ha condizionato l’esito della gara. In ogni partita ci si ferma per un fallo ma se un fatto accade al 22esimo minuto del primo tempo o a metà ripresa (due falli subiti dall’Inter ma le lancette non si sono fermate) l’arbitro non recupera tanto pedissequamente. Orsato nel finale ha voluto sperimentare il tempo effettivo ma ho già letto commenti entusiasti sulla sua decisione. Amen.

L’Inter ha iniziato il derby giocando male, contratta, afferrata dalle indecisioni in difesa, figlie di affanni a centrocampo, dove il solo Joao Mario alzava la testa ed era veloce col pensiero, risultando il migliore dei suoi.  Trenta minuti trascorsi a cercare timidamente spazi, mentre il Milan approfittava con Deulofeu dei gentili omaggi che in fascia venivano elargiti.
Anche un palo e tre interventi decisivi di Handanovic, in una gara che l’Inter ha preso ad affrontare con i ceppi alle caviglie, dopo critiche legittime che invece di spronare la squadra l’hanno resa ancora più emotiva. Il Milan approfittava del fiato corto nerazzurro ma improvvisamente una verticalizzazione di Gagliardini per Candreva sorprendeva De Sciglio e Donnarumma e arrivava il gol del tutto imprevisto.

Da quel momento l’Inter prendeva il comando del gioco e trovava il secondo gol dopo uno splendido duetto tra Icardi e Perisic. Negli spogliatoi Pioli aveva il tempo di sistemare la squadra tatticamente e infatti nel secondo tempo la partita era tutta in discesa per i nerazzurri. Davvero pochi problemi, quasi nessuno con occasioni importanti per realizzare il gol del definitivo 3-0,  ma l’Inter è permeata da un immaturità di giocatori che non hanno nel loro codice genetico la forza di agire e reagire con la tempra da grande squadra.  Per questo sono arrivati i due gol rossoneri, giunti da due palle banali a difesa schierata.

Corrono, lottano, sprecano e, come accade ormai in ogni partita, si distraggono e subiscono. E’ un canovaccio alla quale l’Inter aderisce da inizio anno e fa dedurre solo che la squadra sia buona tecnicamente ma inadeguata mentalmente.
L’Europa League è un obbiettivo minimo sempre meno raggiungibile, la prossima stagione l’Inter sarà ancora probabile spettatrice ma dalla società arrivano inviti alla calma e a all’equilibrio che potrei anche condividere se confortato dalla presa d’atto che qualcosa non funziona proprio nella gestione di una squadra e nella composizione della stessa.

Dispiace che molti tifosi dell’Inter abbiano replicato a Balotelli. Allo squallore di un gesto non si dà attenzione.