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Editoriale di Lapo De Carlo, la vittoria sull'Empoli e la reputazione manipolata dell'Inter

Editoriale di Lapo De Carlo, la vittoria sull'Empoli e la reputazione manipolata dell'Inter

La vittoria ottenuta contro l’Empoli è arrivata al termine di una settimana pessima in ogni senso. La gara contro i toscani è stata impostata con un ottimo approccio, forse anche figlio della necessità di essere incisivi, nella consapevolezza che gli uomini più decisivi nell’area avversaria fossero tutti assenti. Oltre alle squalifiche di Icardi e Perisic, anche gli infortuni di Brozovic e Banega. Motivo sufficiente per mettere in campo dal primo minuto Palacio ed Eder. Difesa a tre riproposta, con Medel centrale e Kondogbia di nuovo vicino a Gagliardini. La squadra parte con una buonissima pressione e il gol sembra già nell’aria. Detto fatto e arriva il gol di Eder che spinge in rete con la pancia. La squadra amministra, l’Empoli prende campo ma senza dare troppi pensieri. Ci sarebbe un rigore su Eder, abbastanza netto che Celi non fischia, nonostante la buona posizione. Dettagli.

L’Inter nella ripresa non inizia bene, non morde, non ha un progetto di partita convincente e la squadra di Martusciello prende coraggio impegnando Handanovic e la difesa. Due distrazioni di troppo e alla fine si rischia pure il pareggio, salvato letteralmente da Handanovic. Nell’azione successiva Candreva mette a nanna il risultato realizzando la rete del 2-0. Il resto è amministrazione, intervallata da qualche disattenzione di troppo e un paio di buone occasioni, più l’ingresso di Pinamonti, all’esordio in serie A e di Gabigol, acclamato come sempre perché il pubblico di San Siro, esattamente come in occasione della panolada, tende ad andare allo stadio anche per divertirsi. C’è qualcosa di goliardico nell’idea di far sventolare dei fazzoletti ridendo o scherzando come ho personalmente visto, così come c’è un incoraggiamento ingenuo e divertito per un giocatore che non ha fatto nulla di male, se non essere presentato per quello che forse non è e si vorrebbe che fosse. La panolada, su cui i tifosi juventini hanno ironizzato, mi autorizza a dare un'opinione su quanto accaduto.

Niente di quello che è stato detto e scritto riguardo Inter-Juventus è stato ragionevole e nessuno ha avuto alcun interesse a spiegare i fatti nell’esatto ordine in cui si sono svolti. L’Inter ha giocato una partita con la Juventus che ha perso dopo una bella partita, senza aver mai preteso di essere già su un livello superiore. Ciò nonostante la sfida è stata caricata oltre le stesse intenzioni della società. L’ha persa dopo diverse interpretazioni controverse dell’arbitro Rizzoli ma nessuno della società ha rilasciato parole forti all’indirizzo della Juventus e dell’arbitro. Nessuno. Il giorno seguente è emerso un filmato in cui emergeva come Icardi fosse stato fermato inspiegabilmente dopo aver intercettato una punizione della Juventus. Rizzoli ha spiegato alle Iene (?) che la palla era in movimento, pur essendo acclarato che non fosse così, dichiarando inoltre che l’Inter ha fatto polemica per avere una riduzione della pena per le squalifiche di Icardi e Perisic.

Una frase sgradevole e incongrua con la verità. Perché la società anche in questo caso non ha fatto alcuna dichiarazione attraverso alcun dirigente. In precedenza Marotta dava lezioni di stile all’Inter e agli interisti sulla cultura degli alibi e l’accettazione della sconfitta, per poi sentire John Elkann offendere la comunità degli interisti attribuendogli una certa abitudine alla sconfitta. Il giorno dopo un comunicato della società nerazzurra prendeva le distanze da questo atteggiamento da parte della Juventus. Eppure la stampa nazionale ha presentato la questione come una polemica tra le due società. Senza contare che le parole di Elkann sono state salutate con entusiasmo dai tifosi bianconeri e rimbrottate con un mezzo sorriso dagli opinionisti. Siamo stati chiamati tutti, se di fede nerazzurra, come dei vittimisti, dei piangina e altri luoghi comuni perfetti per disinnescare ogni sussulto polemico.

La società Juventus si rivolgeva ai tifosi dell’Inter che scrivono sui social, a quelli che vanno allo stadio. Se la prendeva con voi perché, se nessuno della società ha parlato, chi invece si arrabbiava era il tifoso, a cui è stato dato pretestuosamente il potere di rappresentare l’Inter e la sua cultura. Persino il giornalista Claudio Cerasa, indubitabilmente interista, su Il Foglio praticava una maldestra operazione di autocritica, infliggendo una serie di pugnalate alla storia dell’Inter attraverso ricostruzioni superficiali e provocatorie, mirando a definire l’Inter una società che si “vittimeggia”. Come se l’Inter, qualunque presidenza o dirigenza abbia, tendesse a ripetere lo stesso errore. Articolo sventolato orgogliosamente dal popolo bianconero in questa guerra tragicomica. Un po’ come se gli interisti facessero altrettanto con gli articoli durissimi verso la Juve dello juventino Marco Travaglio.

La morale è che non serve e forse non è mai servito avere stile. In questo che non è più da tempo uno sport, vince l’arroganza e chi urla più forte. L’Inter fa spallucce mentre la sua reputazione viene offesa, passando oltre ma intanto il sottotraccia che è stato presentato mediaticamente è che l’Inter si è lamentata senza averlo fatto, ha dato a voi la mansione di uffici stampa dell’Inter, delegandovi lagnanze che sono nel vostro diritto. Nessun alibi, nessuna petulanza da parte della dirigenza. La consapevolezza dei limiti tecnici è intatta ma la società Inter è ora che diventi più aggressiva o robusta comunicativamente, perché la sua passività è stata manipolata e strumentalizzata. Amala