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Editoriale di Fabrizio Biasin, Juve: la scelta di Marotta e il “patto” di mercato con Allegri. Milan: tutte le novità sul closing (cifre comprese) e 4 “bacchettate”. Inter: la promessa mantenuta, Ranocchia e un altro addio. Napoli: applausi, ma fuori

Editoriale di Fabrizio Biasin, Juve: la scelta di Marotta e il “patto” di mercato con Allegri. Milan: tutte le novità sul closing (cifre comprese) e 4 “bacchettate”. Inter: la promessa mantenuta, Ranocchia e un altro addio. Napoli: applausi, ma fuori dal campo.

Oggi alle 23 finisce il mercato. Allora, non vi dirò che mi dispiace perché mentirei terribilmente. Anche in questo mese di gennaio ne ho prese pochissime, ma ho le mie attenuanti: non è successo quasi nulla. Ma questo è un inutile preambolo: mentre vi scrivo va in onda il “Gran Galà del Calcio Aic” e sono distratto dalle immagini. Ci sono i calciatori – ci mancherebbe – più tutta un’altra serie di signori con pance importanti che magnano ai 4 palmenti: prosciutti, sughi, bicchierate di vino certamente doc. Hanno il frac e se la godono. Cazzo ridete? L’invidia mi porterà a scrivere un editoriale carico di livore, ma prima devo dire la mia su Federer e Nadal perché se non dici la tua su Federer e Nadal non sei nessuno.
Federer e Nadal sono il bello dello sport. Che bravi Federer e Nadal. Più Federer, perché ha vinto, ma anche Nadal, perché ci ha regalato una finale epica. Che bravi, che bello lo sport, mi sono svegliato domenica mattina e l’ho fatto sapere a tutti. Con i tweet, con i post. Che bello il tennis, che bello Federer. E pure Nadal. Ma più Federer per la classe, mentre Nadal ha la potenza. Mia madre al pranzo di domenica mi fa: “Che partita epica, che emozioni Federer e Nadal”. E io: “Mamma, cazzo ne sai”. E lei: “Tutti parlano di Federer e Nadal, ho girato un attimo sull’Angelus e in San Pietro non c’era nessuno, erano tutti a vedere Federer e Nadal”. Viva Federer, viva Nadal. Tutti lo hanno detto. Poi, passata la mezzanotte, siamo entrati nella settimana di Juve-Inter e i tweet su Federer e Nadal hanno lasciato il posto a “Inter merda”, “No, Juve merda”. E’ durata poco, ma ce la siamo goduta.

QUI MILAN
Evitiamo di perdere troppo tempo con la parte patetica/retorica, con i “povero Bonaventura”, “povero De Sciglio”, “povero Milan”. Siamo realmente dispiaciuti per due ragazzi seri e validissimi, ma certi salamelecchi lasciamoli ai professionisti del “forza Tizio, ti riprenderai!” troppo spesso pubblicati solo perché “si deve”. Diciamo cose più concrete: se fossi un tifoso del Milan sarei molto incazzato per diversi motivi.
1) De Paul andava espulso. Non criminalizzato, semplicemente espulso. L’errore dell’arbitro è grave e costa al Milan almeno un punto in più in classifica. Il gol dell’argentino possiamo tranquillamente definirlo “un’ingiustizia”.
2) Bonaventura è probabilmente il giocatore più forte e “continuo” del Milan targato Montella. Il Diavolo è assai iellato, ma certe cose nel calcio accadono. Non dovrebbe accadere, invece, che il Milan si disperi per non avere alternative di valore da schierare a centrocampo. Poli, Mati Fernandez, Sosa, Honda, Bertolacci: cinque giocatori, nessuno che riesca a dare garanzie al 100%.
3) C’è chi se la prende con Locatelli e Donnarumma: uno maggiorenne, l’altro quasi. A loro viene negato il “diritto all’errore”. Sapete di chi è la colpa? Di chi li ha eccessivamente responsabilizzati e fatti passare per “quello che vale come un quadro raro e quello che vale 50 milioni”. Parliamoci chiaro: è normale che un ragazzo di 18 anni sbagli due partite di fila, meno che Sosa - acquistato la scorsa estate a 8 milioni per fare il titolare - stia “svernando” in panchina perché ritenuto “non all’altezza”.
4) In attesa del closing, molti si interrogano e perdono la pazienza per una questione apparentemente banale: perché vecchia e nuova proprietà non hanno trovato un accordo per intervenire sul mercato e dare una mano a Montella? Domanda legittima, risposta complicata, incazzatura certa. Il fatto è che la Fininvest si fida dei “cinesi” ma non al punto di anticipare del grano e i “cinesi” si fidano di Galliani ma non al punto di fargli spendere il loro (grano). Risultato: mercato improvvisato.
Fin qui le incazzature. Ma c’è altro. Siccome non avevo alcuna “bomba” di mercato da buttare sul piatto, mi sono permesso di fare un giro di telefonate “cinesi” per capirne di più in vista del closing. Questo è quello che sono riuscito a raccogliere (sempre per punti, che facciamo prima).
1) Chi lavora per far sì che entro il 3 marzo avvenga il closing garantisce che tutto sta filando liscio. Nella settimana dal 6 al 10 febbraio Fininvest potrà valutare l’arrivo dei quattrini necessari per completare l’operazione e convocherà l’assemblea.
2) I quattrini a meno di miracoli (che gli stessi “cinesi” escludono) non arriveranno dalla Cina per la solita questione autorizzazioni. I soldi partiranno da Hong Kong, transiteranno dal Lussemburgo e finiranno nelle casse di Fininvest.
3) Il “cambio” Cina-Hong Kong ha modificato l’assetto degli investitori pronti ad acquistare il Milan: l’80% è quello originario, il restante 20% è cambiato perché impossibilitato a esportare quattrini dalla Cina per la solita questione “permessi governativi”.
4) Fininvest conosce il nome degli investitori, così come li conoscono Fassone e Mirabelli. Il giorno del closing verranno “annunciati” anche per mere questioni legate ai regolamenti Figc.
5) Le cifre messe sul piatto dai cinesi sono le seguenti: 200 milioni già versati, 320 ancora da versare + 220 per coprire il “debito”. Totale 740 milioni a cui saranno sommati quelli della gestione 2016-2017 del club (circa 80).
6) Nel corso dell’attuale mercato, Fassone ha accordato tutti i movimenti tranne quello legato al nome di Orsolini (che comunque sarebbe rimasto in prestito all’Ascoli). Il motivo è legato al fatto che chi sta lavorando per organizzare il “futuro Milan” (lo stesso Fassone e Mirabelli) ragiona e parla con profili diversi e di fascia più alta.
7) A gennaio sarebbero potuti arrivare due giocatori “importanti”, ma Fininvest legittimamente e secondo l’assunto “se poi non si chiude, chi li mantiene?” ha rimandato le operazioni.
8) A giugno Fassone e Mirabelli potranno disporre di più di cento milioni netti per sistemare la squadra, comprensivi del budget che era stato previsto per il mercato di gennaio.
Fine. Ora, siccome sono fesso ma non così tanto, mi è chiaro che molti in questo momento stiano ghignando pensando “ma questo si beve tutto e spera che abbocchiamo pure noi?”. Ci può stare. È evidente che quanto scritto rappresenta solo la parte “cinese” della faccenda, ma la fonte è assai accreditata e mi pareva assai sciocco non riportare quanto raccolto.
QUI INTER
È settimana importante in casa Inter. Non decisiva, importante. La domenica “dei miracoli” (punti recuperati su tutti, tranne che sulla Juve) consente a Pioli di programmare il match dello Stadium senza la necessità di vincere “a tutti i costi” (cosa che, tra l’altro, in casa dei bianconeri non riesce praticamente a nessuno). L’entusiasmo per le 9 vittorie di fila tra campionato e coppe andrà testato al primo inciampo: la squadra sarà abbastanza matura per reagire? I tifosi più intransigenti riusciranno ad evitare l’“ecco, fa tutto schifo un’altra volta”? Ma, come si dice, è inutile fasciarsi la testa prima del dovuto, soprattutto ora che la classifica è tornata ad avere un senso.
I tifosi che a novembre “traghettiamo in attesa di Simeone” in parte si sono trasformati in quelli che “se non ci fosse stato De Boer”, ma in maggioranza riescono finalmente a ragionare sul presente, su Pioli, il tecnico “poco fashion” che risponde con i numeri e un atteggiamento in campo ancora poco “celebrato” (si parla molto del “coraggioso” 4-2-3-1 della Juve con Mandzukic, Dybala, Higuain, Cuadrado, Pjanic, Khedira, ma lo stesso 4-2-3-1 con Gagliardini, Brozovic, Candreva, Joao Mario, Perisic e Icardi non è meno “esagerato”).
“Non ci fosse stato De Boer”, si diceva. Permettetemi di dissentire. L’assunto non è “non ci fosse stato l’olandese”, semmai “non fosse stato chiamato ad agosto inoltrato”. Chi scrive continua a credere che l’errore più grande sia stato commesso nel “decidere” di iniziare la stagione con due mesi di ritardo e con un tecnico bravo, anzi bravissimo, ma che aveva bisogno di tempo e “protezione”. Opinione personale per carità, ma è davvero inutile analizzare il passato, soprattutto in presenza di un gennaio sontuoso.
Questa sera l’Inter prova a completare il “mese perfetto” in un match, se vogliamo, ancora più decisivo rispetto a quello di domenica: la bacheca dei nerazzurri è impolverata da troppo tempo, provare a conquistare la Coppa Italia è un dovere al di là dell’impegno con la Signora.
Il resto è mercato, o quel che ne resta. Con il prestito di Ranocchia all’Hull City (gli inglesi pagheranno i quasi due milioni di ingaggio al lordo) e quello possibile di Biabiany a Palermo o Chelsea (lo vuole Conte!), i nerazzurri mantengono tutte le promesse fatte: “A gennaio vedrete un solo acquisto a centrocampo da portare a Milano con la formula del prestito e almeno cinque uscite”. È andata esattamente così: Pioli ha la rosa “asciutta” che desiderava, i giocatori il “coinvolgimento” che volevano, la classifica una dignità che molti pensavano “persa per sempre”. E a giugno? Ricordate: il difensore centrale “di primissimo piano” resta l’obiettivo numero 1. Mica male questo inizio 2017.
QUI JUVE
Marotta è stato chiaro: il mercato è chiuso. Così è. Per più di un mese chi scrive ha sparato i nomi di almeno 5 centrocampisti che i bianconeri “puntavano” e, infine, non sono arrivati. Chiamiamola pure “figura di merda”. La verità è che la Juve davvero ha provato a prendere per gennaio i vari Witsel Tolisso, Bentancur eccetera eccetera, ma per un motivo (la Cina) o l’altro (resistenze varie o richieste economiche “esagerate”) ha preferito cambiare strada: un modulo diverso per rendere la Juve più offensiva e concedere maggiore spazio a chi non ce l’aveva. A Torino non lo ammetteranno mai, ma Mandzukic – preoccupato per il poco spazio – ha ascoltato e “pesato” le offerte dei cinesi: Allegri è stato bravissimo a trovare una soluzione per convincerlo a restare. Una soluzione, tra l’altro, buona per la serie A ma anche (parere personale) per la Champions (l’equilibrio non lo danno i moduli, semmai gli interpreti).
QUI NAPOLI
Gabbiadini, infine, è partito. E alle condizioni di De Laurentiis. Applausi per lui e Giuntoli: è facile dire “bravi” quando si acquistano giocatori a questa o quella cifra, molto più difficile fare i complimenti quando si riescono a realizzare affari “alle proprie condizioni” con tanto di plusvalenze.
E la Roma? In molti (addirittura in tre) mi scrivono: perché minchione non scrivi mai della Roma? Avete ragione, un po’ sono un abitudinario del cazzo, un po’ mi piace scrivere di cose che conosco “per bene”. In ogni caso da settimana prossima prometto una “ristrutturazione” di codesto bislacco editoriale. Oggi, invece, è sufficiente registrare le parole di uno dei centrocampisti più forti d’Europa: “Il no che ho detto al Chelsea? Ho fatto una scelta di vita”. Firmato Nainggolan. Mica male.
Chiudiamo con la solita iniezione di grande, grandissima simpatia. Sulla scia delle cessioni-Inter (ultimo Ranocchione) siamo felici di registrare l’ennesima conferma di un giocatore che va oltre le banali logiche del campo: Nagatomo, il giapponese che a gennaio 2017 ha festeggiato 6 anni in nerazzurro. È un pezzo un po’ cattivello, pure troppo, si sappia che in realtà gli vogliamo tanto, tanto, tanto bene (Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

Se sei Nagatomo giochi nell’Inter. E non lo sai perché, ma è così.
Se sei Nagatomo il mercato ti sfiora appena. Gli altri “può partire”, “si farà uno scambio”, “dopo i primi sei mesi in sordina è destinato ad andare via”, “che delusione Pippozzi, sarà ceduto”. Lui no, gioca nell’Inter. E non sa perché.
Se sei Nagatomo al bar la gente dice: Lo tengono perché fa vendere le magliette. Poi uno al terzo Campari osa: Ma voi avete mai visto uno con una maglietta di Nagatomo? E uno al quarto Campari: No, ma in Giappone le vendono, mica qui. E uno, al quinto Campari: Ma sarà vero? E uno, al sesto Campari: Boh, io sono di Rozzano, mica di Kyoto.
Se sei Nagatomo sei sempre felice. Perdi? Sei felice. Pareggi? Sei felice. Vinci? Sei felice. Ti fa giocare? Sei felice. Non ti fa giocare? Sei felice. Ti fanno mettere la maglietta della Sprite? Sei felice. Non ti convocano? Vai alla Mini Italia. E sei felice (tutti sono felici alla Mini Italia).
Se sei Nagatomo e ti sta per scadere il contratto, allora non sei Nagatomo. A Nagatomo il contratto non scade, non deve passare neanche il classico momento “c’è un intoppo per il rinnovo”. Se sei Nagatomo rinnovi tre anni alla volta. Forse per questo è sempre felice.
Se sei Nagatomo la gente non si pone la domanda: perché dopo 231231 anni non sa una parola di italiano?. Se sei Nagatomo la gente non si pone domande, ha solo risposte (Fa vendere le magliette in Giappone).
Se sei Nagatomo può capitare che ti diano la fascia da capitano in un derby. E tu te la prendi, perché sei Nagatomo, mica stronzo.
Se sei Nagatomo alla Pinetina hai visto arrivare e andare fuori dalle balle altri terzini come te tipo Jonathan, Erkin, Telles, Dodo, Pereira, Wallace, Montoya. Tu no, tu resti, perché sei Nagatomo. E fai vendere le magliette. In Giappone.
Un giorno pare che Erkin abbia detto: Io faccio vendere le magliette in Turchia. Gli hanno risposto: E in Giappone? E a quel punto se n’è andato.
Se sei Nagatomo in un bar di Osaka la gente dice: Ma come fa a giocare nell’Inter? Poi uno al terzo sakè: Mio cugino Yasumoto vive a Salsomaggiore e dice che in Italia pensano che faccia vendere le magliette in Giappone. E uno al quarto sakè: Ma tu hai la maglietta di Nagatomo? E quello: No, io ho quella di Baggio. E quell’altro: Boh, forse le vendono a Sapporo.
Se sei Nagatomo sei la persona più serena del mondo. Dopo Ranocchia.

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