Log in

 

Primavera Atalanta, alla scoperta di... Francesco Forte

In evidenza Primavera Atalanta, alla scoperta di... Francesco Forte

Primavera Atalanta, alla scoperta di... Francesco Forte

 

Il difensore napoletano è arrivato a gennaio dal Pescara

Nella ventesima puntata del nostro viaggio nel mondo della Primavera, andiamo alla scoperta di Francesco Forte, difensore classe 98 arrivato a gennaio dal Pescara, due mesi dopo aver assaggiato la panchina dello stadio di Bergamo in Tim Cup.
Francesco Forte

Quando a fine novembre, appena compiuti i 18 anni, sei stato in panchina a Bergamo, avresti mai pensato di tornarci per giocare nell'Atalanta?

“No, anche perché è successo tutto all'improvviso a fine gennaio. Mi ha chiamato il direttore del Pescara dicendomi che c'era l'Atalanta e io ho fatto subito le valigie. E' stata una bella sorpresa, anche se sapevo che non sarebbe stato facile trovare subito spazio perché arrivavo in un gruppo forte, che stava andando bene, lontano 800 km da casa. E infatti ho giocato solo nella Viareggio Cup. Mi ricordo l'esordio contro l'Abuja, quando sono entrato: non vedevo l'ora di giocare, aspettavo da tanto quel momento. Ma anche questa esperienza mi servirà per il futuro, io penso solo ad allenarmi bene e a impegnarmi sempre per farmi trovare pronto quando ne avrò la possibilità. Sono convinto che alla fine i sacrifici pagano sempre. Adesso ci aspettano le finali, sarebbe bello poter dare anche io il mio contributo”.

Qual è il tuo ricordo di quel primo assaggio di Bergamo?

“E' stato bellissimo, non capita ogni giorno di entrare in uno stadio così. Speriamo prima o poi di tornarci. In allenamento capita spesso di fare partitelle contro la prima squadra, di marcare attaccanti esperti come Paloschi, e sono esperienze bellissime perché vanno tutti al 110% e ti fanno crescere”.
Francesco Forte

Al Pescara non era la prima volta che andavi in panchina con la prima squadra...

“Pochi giorni prima sono stato in panchina all'Olimpico in Roma-Pescara, uno stadio che fino a quel momento avevo visto solo in tv. Mi sono ritrovato vicino a campioni come Totti. Ho ricordi bellissimi di quel giorno, così come di mister Oddo che mi ha insegnato tanto a Pescara. Gli devo molto: mi ha fatto esordire in Primavera quando ero ancora in età da Allievi, poi mi ha portato in prima squadra”.

Pescara era stata l'ultima tappa di una bella scalata.

“Sono partito dal Real Poggio, una scuola calcio vicina al quartiere dove sono cresciuto, San Pietro a Patierno, periferia nordorientale di Napoli. Ho cominciato tardi, a 9-10 anni, perché quando ero piccolo mi avevano iscritto a basket su indicazione del nostro medico di famiglia perché diceva che avrebbe favorito la crescita. Ma al corso di basket, io preferivo andare al parco a giocare a calcio coi miei amici. Era la mia passione, ma in casa ero l'unico interessato al calcio”.
Francesco Forte

Alla fine hai avuto ragione a coltivare questa passione.

“Quando a 13 anni mi ha preso l'Avellino, anche io mio papà era felicissimo, nonostante non seguisse molto il calcio. Ho fatto i Giovanissimi Nazionali lì, vivendo in convitto: la mia prima esperienza fuori casa. A quell'età non è mai facile, ma col tempo ti abitui e vai avanti. Per me approdare in una squadra professionistica era un bel traguardo. L'anno dopo ho seguito il mister degli Allievi alla Paganese dove ho giocato sotto età sempre titolare. Ed è stata una fortuna perché poi mi ha preso il Pescara”.

Sei sempre stato un difensore centrale?

“Dall'Avellino in poi sì, prima nella scuola calcio venivo impiegato spesso anche a centrocampo. Ma era un altro calcio, il primo pensiero era solo quello di divertirsi”.
Francesco Forte

Con un fisico così però il tuo ruolo è diventato poi quello di difensore centrale.

“Sono alto un metro e novanta, sono cresciuto ammirando Sergio Ramos e in generale la difesa della Juve per come difende con forza e cattiveria, Bonucci in particolare. Nonostante la mia altezza, non ho mai fatto tantissimi gol, anche se uno me lo ricorderò per sempre”.

Raccontacelo.

“A un torneo a Cava dei Tirreni con gli Allievi del Pescara. Prima partita contro il Napoli. Tutti i miei amici erano venuti a vedermi e c'era tanta gente perché era la partita inaugurale. Dopo tre minuti, recupero palla appena passata la metà campo, salto un avversario e dalla trequarti lascio partire un tiro che si infila sotto l'incrocio. Non so quando mi ricapiterà di fare un gol così. Di solito mi capita di segnare di testa. Quel gol invece è stato speciale”.